18/10/2003

Damo Suzuki's Network

Centro sociale Cox, Milano


di Mattia Paneroni
Damo Suzuki's Network

Un suono sintetico che evoca lo scrosciare dell'acqua inaugura un concerto che si rivelerà tra i più entusiasmanti della stagione: il “Damo Suzuki's Network” è un'iniziativa sorta durante la seconda metà degli anni Novanta ad opera dello stesso Damo Suzuki, che prevede un'interminabile serie di “performance” dal vivo in diversi Paesi del mondo, accompagnato da musicisti locali. Questa sera, al Centro Sociale Cox 18 di Milano, l'ex- vocalist dei Can si esibirà assieme a cinque membri di altrettanti gruppi indipendenti italiani e francesi.

Sul palco, EnEm (degli A.K.A. Bondage) e Olivier Manchion (alias SunBeep, già con Ulan Bator e Permanent Fatal Error) al basso, Xabier Iriondo (ex-Afterhours e ora con A Short Apnea), Fabrizio (r) Palumbo (dei Larsen) alla chitarra e Roberto Bertacchini (degli Starfuckers) alla batteria, si cimentano in una silenziosa jam d'atmosfera, che prepara l'ingresso in scena di Suzuki, autentica leggenda vivente.
Damo, in forma smagliante nonostante i lunghi e scompigliati capelli bianchi, sembra inconsapevole dell'influenza che esercitò su decine di artisti (Mark E. Smith dei Fall arrivò addirittura a dedicargli una canzone!) e, una volta sul palco, saluta timido i presenti in sala con un accenno di inchino.
Gli applausi del caloroso pubblico milanese fanno da preludio alle bizzarre disarmonie vocali del Nostro, che rievocano i fasti di quel “Tago Mago” da molti considerato il capolavoro dei Can se non dell'intero movimento kraut .

La voce di Suzuki possiede ancora una dolcezza quasi femminile, che si contrappone all'atonale aggressività della sua proposta musicale, sostenuta da un magma sonoro incantevolmente rumorista che si dipana in lunghe, reiterate digressioni à-la This Heat.
Siamo nel campo del rock d'avanguardia.
L'espressività e la perizia tecnica dei musicisti contribuiscono a cesellare atmosfere che non lesinano brividi ed emozioni e, nonostante qualche incertezza del batterista Bertacchini, l'affiatamento del gruppo è costante per tutta la durata dell'esibizione.

Quando si crede che la serata stia volgendo al termine, al già folto “ensemble” s'aggiunge un altro bassista, Massimo Pupillo degli Zu. E' il caos: tre bassi, due chitarre, batteria e una voce furiosamente “freak” contribuiscono equamente a creare un muro del suono di potenza spaventosa che si protrae per circa un quarto d'ora. Non mi capitava da tempo di assistere a un'esibizione tanto intrigante. Oltre alle già esistenti incisioni dal vivo disponibili presso il sito ufficiale del piccolo, grande giapponese, è auspicabile che presto possa vedere la luce un lavoro in studio, magari con la collaborazione di tutti i musicisti che lo hanno “sostenuto” in giro per il mondo. Un sogno? Chissà…

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