09/07/2004

Air

Piazzale Michelangelo, Firenze


di Veronica Rosi
Air

La sera sopra Firenze sfoggia ancora una luminosa veste verdeazzurra, quando Nicholas Godin e Jean-Benoit Dunckel, meglio noti come gli Air, salgono sul palco. Sono due sagome nere stagliate davanti al cielo, vestiti con sobrietà kraftwerkiana, essenziali nei movimenti come chi per professione crea suoni elettronici. La nostra ipnosi collettiva comincia con i due accordi di tastiera che aprono "Venus": è il "Talkie Walkie Tour", gli Air presentano live un album marcatamente pop, accolto tiepidamente e altrettanto tiepidamente atteso dal vivo. Da una parte, è un bene: il pubblico non è appiccicato, non ha pregiudizi, non è venuto lì per ballare. Sembra curioso, speranzoso di sorprendersi, e, perché no, emozionarsi. Non deve aspettare molto. Il secondo pezzo è "J'Ai Dormi Sous L'Eau" da "Premiers Symptomes", un disco uscito successivamente a "Moon Safari" ma che in pratica contiene degli outtake del periodo d'oro degli Air, quando facevano un'elettronica onirica e morbida, fatta di tappeti di tastiere in crescendo, vocoder retro', splendide melodie dal gusto dolceamaro, vagamente nostalgico, vagamente nouvelle-vague. "Ho dormito sotto l'acqua" diventa un accompagnamento lento e poetico per il cielo che si scurisce, il vento sale, si accendono i led rossi del palco, e comincio a sospettare che sarà una notte diversa dalle altre. Suonano i pezzi più veloci di "Talkie Walkie": "Alpha Beta Gaga" col suo fischiettio, e "Surfin On A Rocket", che viene scarnificata dai bassi creando uno strano effetto, quasi disorientante, quasi teatrale: le voci sembrano recitare su una musica che si intuisce appena.

Improvvisamente abbiamo un po' paura dell'impatto live, ma è ingiustificata... Si sono portati un capellone al mixer e un batterista di colore che è un portento e non si fa problemi a passare al basso elettrico, e "People In The City" riesce in tutta la sua potenza di miglior singolo di "10000Hz Legend", con una sorpresa nel finale: un rincorrersi frenetico di distorsioni elettriche ad opera di un insospettabile mago del synth chiamato Jean-Benoit Dunckel, che da questo momento renderà la sua esibizione la più psichedelica a cui abbia mai assistito. Sarà stata complice la fascinosa location di Piazzale Michelangelo o il vento che mandava il fumo a ondulare le luci ipnotiche del palco, sarà stata una scaletta particolarmente azzeccata o forse quello che avevo bevuto prima, ma "La Femme D'Argent" e "Playground Love" suonano lisergici, modulari, perfetti come giochi di luce, per non parlare di quando Godin tira fuori il vocoder e ci regala una versione di "Le Soleil Est Prés De Moi" che sorpassa l'originale. "Dark Side Of The Moon" non viene in mente solo a me, il che la dice tutta sull'effetto mirabolante di queste canzoni dal vivo.

Poi Jean-Benoit dedica a noi "beautiful girlsdown here", un pezzo come "Run" (definita "a love song") con la sua voce sottile e carezzevole in strofa, e nel ritornello distorta e loopata in un muro di tastiere che potrebbe benissimo essere un coro di ninfe notturne. Il duo francese ci fa un inchino, non prima di aver agitato il pubblico con la house (sì, un tempo si chiamava così, e gli Air erano accostati ai Daft Punk e a Cassius) soft e vocoderizzata "Kelly WatchThe Stars" (eravamo tutti, ma proprio tutti, col naso all'insù a ballare con Kelly), ma sono subito di nuovo fuori.

Godin imbraccia di nuovo l'acustica elettrificabile, e ci chiede se abbiamo visto un film chiamato "Lost In Translation". Boato. Ad "Alone In Kyoto" segue un'altra perla di “Talkie Walkie”, "Biological", che, devo dirlo, è l'inno definitivo all'amore nel nuovo millennio: "Some skin/Billions of genes/Again its you/XX XY/That's why it's you and me/Your blood is red/It's beautiful genetic love". L'ultimo pezzo è chiaramente l'asso nella manica: "Sexy Boy", e non c'è bisogno che mi dilunghi perché vi immaginate benissimo tutto da soli.

Pare che il concerto sia finito, si spegne tutto. E invece no, i led quadrati si riaccendono per un pezzo annunciato come "hot". E' "Le VoyageDe Penelope", il brano che chiude "Moon Safari": la psichedelia secondo gli Air, tutta meravigliosamente digitale, suadente, stellata; non eterea e sfuggente, ma liquida e insieme orecchiabile come una canzone pop. Scrosciano gli applausi, la luce psichedelica viene rinchiusa nelle perverse distorsioni del synth, e non sappiamo se guardare quell'eccezionale spispolatore (dicesi "spispolatore" o "smanettatore" un soggetto dall'orecchio acuto che si diletta a premere pulsanti e a girare manopole per modificare manualmente suoni digitali) di Dunckel o l'assolo travolgente del batterista, che da' spettacolo per un minuto buono prima di prendersi gli applausi che si merita. Mi passano davanti per un attimo i Grateful Dead (!) e l'intero squadrone della Summer of Love, ma poi fortunatamente spengono i faretti e la visione sparisce.

Ce ne andiamo, io sono dietro, sul motorino, rigorosamente con gli occhi chiusi per tutto il tragitto, ed è naturalmente un moonsafari.

Setlist
  1. Venus

  2. J'ai dormi sous l'eau

  3. Alpha Beta Gaga

  4. Surfin On A Rocket

  5. Another Day

  6. People In The City

  7. Cherry Blossom Girl

  8. La Femme D'Argent

  9. Bathroom Girl/Playground Love

  10. Le Soleil Est Prés De Moi

  11. Run

  12. Kelly Watch The Stars

  13. Alone In Kyoto

  14. Biological

  15. Sexy Boy

  16. Le Voyage De Penelope

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