18/3/2004

Verdena

Havana Club, Napoli


di Dario Ingiusto
Verdena

Sembra che a Napoli non esistano posti decenti dove suonare. Per il concerto dei Verdena si è scelta una discoteca, l’Havana Club, dove in piena "platea" ci sono i pilastri portanti del locale. Il pubblico è composto in larga parte da acconciature hendrixiane, quindi potrete immaginare la mia visuale dello spettacolo. Detto questo, i Verdena si presentano sul palco alle 11.30, provenienti da una passerella in discesa dove numerosi flash li illuminano. Il primo pensiero è quello di trovarsi ad una sfilata di moda. Il pessimismo scompare quando il gruppo inizia a suonare. Molti i pezzi dall’ultimo "Il Suicidio del Samurai", ma i quattro bergamaschi si lanciano anche in lunghe improvvisazioni sui pezzi atmosferici del loro secondo album, "Solo un grande sasso". La band dà del suo meglio, ma il concerto è notevolmente disturbato dal poco composto pubblico.

Parecchi cadono e qualcuno si fa anche male durante la bolgia che si scatena su pezzi come "Luna" o "Valvonauta". Francamente, non vedevo molte occasioni di "pogo" prima del concerto, ma sono stato smentito… molti non hanno esitato anche a fare "complimenti" alla bassista, Roberta Samarelli. Insomma, un vero disastro, al quale i Verdena hanno fatto buon viso a cattivo gioco, continuando per un’ora e mezza a sfornare i pezzi forti del loro repertorio, partendo dal grunge semplice di "Ovunque" fino agli arpeggi psichedelici di "Glamodrama".

Da segnalare l’ottimo apporto del batterista Luca Ferrari, mai una sbavatura. Parecchio in forma anche il fratello Alberto, chitarrista e cantante, che sforza parecchio le sue corde vocali, ma considerando che i Verdena stanno facendo una data al giorno, va più che bene.

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.