18/04/2004

Xiu Xiu

Covo, Bologna


di Veronica Rosi
Xiu Xiu

Se siete "fan", Jamie Stewart è una vera soddisfazione: è un bel ragazzo alto, dal volto liscio, tanto solare e simpatico giù dal palco (con i testi che scrive poi è una vera sorpresa) quanto concentrato, intenso e perfetto quando suona e canta.
Se invece non siete proprio "fan", ma anzi questi tanto osannati Xiu Xiu vi lasciano un po' perplessi, se saggiamente diffidate della voce singhiozzata e filtrata di Jamie Stewart (un Mark Hollis disperato? Un Alan Vega ragazzino?) e di tutte le paranoie che mette nei suoi dischi, se cercate una conferma, una smentita o semplicemente volete che gli Xiu Xiu dimostrino davanti ai vostri occhi quanto valgono, beh, il concerto non potete proprio perdervelo. Vi troverete davanti due persone (agli esordi erano in 4 n.d.r.), un ragazzo e una ragazza, asserragliati tra due alti harmonium, quattro amplificatori e un synth come a ricreare un rifugio, un microcosmo dove evocare gli spettri dei loro brani.

Chi ha sentito gli Xiu Xiu sa di cosa sto parlando: non sembra facile immaginarseli mentre ricreano in un concerto "rock" quegli inni alla disperazione, quei brevi sfoghi dell'anima e della mente contorta del suddetto Stewart. Le canzoni degli Xiu Xiu sono emozione e sensazione pura, così avulse dallo spazio e dal tempo, vibrano della loro stessa eco.
Come denudare queste creazioni così intime e delicate sullo spietato palcoscenico?
Jamie affronta di petto questa sfida iniziando con la title track dell'album che presentano in tour: “Faboulous Muscles”. Subito,è chiaro a tutti che non c'entrano niente i filtri e gli effetti da mixaggio: la voce ce l'ha davvero così. E appena sfiora la sua elettrica dal suono saturo, ecco che in un secondo ci porta dove vuole come il pifferaio magico di Hamelin (rectius: di San Josè, California).

Ma non c'è solo questo. Dal vivo, tutto il "noise" che che sfuma le canzoni alle orecchie dell'ascoltatore, evapora con eleganza, e ci lascia come meritati protagonisti i celebri arrangiamenti degli Xiu Xiu: musichette elettroniche scippate al synth-pop e snaturate come la "little melody" della calcolatrice kraftwerkiana, piccoli piatti suonati con bacchette sottili come Shangai, strani pesi ticchettanti legati a fili del telefono, synth deciso che apre la strada a alle dissonanze vocali di Jamie, e infine gli harmonium ad elevare il tutto in un'atmosfera sognante, superiore, che ci precipita addosso con la sua debordante intensità. Dire che il risultato è qualcosa di completamente originale, è un eufemismo.

Il pubblico è meravigliato, è stordito, cerca di emergere dall'emozione per stare attento, ma gli Xiu Xiu insistono, affondano colpi su colpi. Ci suonano qualcosa degli album precedenti, (tra cui Helsabout cantato dalla voce delicata e timida di Caralee McElroy, secondo e ultimo membro del gruppo) in una scaletta piuttosto variegata e lunga il giusto (un'oretta abbondante), ma la vera esaltazione sono le perle di "Faboulous Muscles": "Clowne Towne" ticchettante e rilucente di beep, "Crank Heart" più disperata e pulsante che mai, "Nieces Pieces" tutta harmonium che si sovrappongono, e, over all, la new wave secondo gli Xiu Xiu, ecco a voi "I Luv The Valley Oh!", chiaramente riconosciuta al primo riff. Il pubblico è pronto ad emozionarsi, loro propongono una versione che sostituisce il riff di puro rock del ritornello con una torbida sequenza di note sul synth, come per pungolarlo, per far salire al culmine la tensione prima dello sfogo che aspettavamo dall'inizio del concerto, ebbene sì: urlare insieme a Jamie "Je t'aime the valley OHHHHH". E' l'acme, e in quell'urlo c'è tutto. Tutto quello che ognuno dei presenti sta provando, sta pensando, tutto quello che ognuno si sente di essere in quel momento, è lì dentro.

E' un suono rock, di quello che si suona nel secondo millennio e che trova la sua universalità nelle più individualistiche e intimistiche delle composizioni. E scusate se è poco.

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