16/04/2005

Afterhours

Villaggio Globale, Roma


di Claudio Lancia
Afterhours

La prima cosa che colpisce è l’entusiasmo con il quale gli Afterhours vengono accolti dal calorosissimo e numerosissimo pubblico che per entrare all’interno del Villaggio Globale impiega anche oltre trenta minuti: alle 23,32, quando il gruppo sale sul palco, ci sono ancora svariate centinaia di persone in fila davanti l’ingresso, infastidite per aver perso l’esibizione di Marco Parente che ha espletato ottimamente il ruolo di sparring partner presentando il resoconto della sua ultima fatica discografica.
Ma il pubblico è tutto per gli Afterhours e sarà il grande co-protagonista della serata, pronto a cantare a squarciagola i classici proposti e ad applaudire calorosamente le nuove canzoni.
La seconda cosa che colpisce è la bravura con la quale Manuel Agnelli & co. tengono il palco; una volta di più convincono tutti sulla propria straordinaria attitudine live, sanno cucire pian pianino melodie straordinarie e colpire forte e deciso con altrettanta efficacia e credibilità.

Si parte con “Ballata per la mia piccola iena” sorta di title track del nuovo album; “uccidi ma non vuoi morire” sta velocemente diventando uno dei principali slogan acclamati dai fan, di quelli che si cantano con rabbia e si scrivono sui muri.
Il nuovo disco si presenta come il loro più maturo dai tempi del loro classico “Hai paura del buio”, e la dimensione live non fa che confermare tale impressione.
Al solito brani “moderati” si alternano ad altri più arrabbiati, ma la band non cade mai nell’autocelebrazione o nella cervellotica artisticità piena di orpelli, propria delle cose più recenti di quei Marlene Kuntz con i quali hanno diviso più volte il palco del Tora Tora Festival, appuntamento live itinerante ideato proprio dalla mente di Agnelli.

Manuel ringrazia più volte i presenti per l’attenzione riservata alle nuove composizioni, forse non si rende conto che quasi tutti sono già in possesso del nuovo disco uscito solo da poche ore, fan accaniti pronti a pogare quando il ritmo si fa selvaggio e a sventolare gli accendini quando la band smorza i toni intorno a metà concerto.
I pochi curiosi accorsi vengono conquistati nel breve spazio di due – tre canzoni.
Gli Afterhours sono in tour da circa un mese, le nuove canzoni sono state già testate dal vivo e ben rodate: “La sottile linea bianca” (che apre il disco) e “Carne fresca” sono fra i momenti più intensi dello show, canzoni che strutturalmente prevedono enfatiche impennate con conseguenti convinti scrosci di applausi.

Non può mancare la proposizione dei grandi classici, tutti accolti benissimo dal pubblico, che il tendone del Villaggio Globale non riesce a contenere per intero.
In particolare, viene saccheggiato “Hai paura del buio”:“Rapace”, “Pelle”, “Voglio una pelle splendida”, “Musicista contabile”, ma soprattutto “Male di miele” sono ormai inni generazionali.
E chi continua a muovere dubbi sulle capacità e sulla gradevolezza della voce di Manuel dovrà arrendersi almeno davanti alla constatazione del carisma e dell’invidiabile seguito che lo caratterizza.
Brividi quando viene riproposta la personale eccellente rivisitazione de “La canzone di Marinella”: Fabrizio De André sarà rimasto senza fiato riascoltandola da lassù.

Essenziali ed efficaci le luci, che sottolineano con diverse colorazioni le differenti caratteristiche dei brani proposti.
Sul palco con Manuel e soci c’è il grande amico Greg Dulli, protagonista anche vocale in due episodi, compreso il conclusivo omaggio ai Beatles di “Helter Skelter”.

Il concerto finisce qui, due ore di musica suonata dal gruppo italiano più in forma e disinvolto del momento.

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