28/01/2006

Adult

Link, Bologna


di Veronica Rosi
Adult

Se il punk fosse nato nel '97 anziché nel '77, gli Adult sarebbero punk. Tuttora, se con un po' di fantasia sostituiamo alla loro cupa cassa techno un accordo di elettrica suonato di violenza, gli Adult sono punk, soprattutto negli ultimi due loro dischi, l'Ep "D.U.M.E." e l'album "Gimme Trouble" (entrambi per la Thrill Jockey), che rompono con il gloriosissimo passato di techno acida e proto-electroclash per una netta conversione verso le ispiratrici di sempre, la musica punk e new wave, versione sintetica.
Curiosi di sapere come suona dal vivo l'unico vero gruppo techno-punk-wave del mondo? Vi raccontiamo la loro esibizione di Bologna, ultima data del tour italiano che ha toccato anche Milano e Napoli.

Se l'alienante e alienata location del nuovo Link poteva in teoria sembrare il palcoscenico ideale per la musica degli Adult, il delirio organizzativo e la fauna disinteressata quanto il locale stesso ci fanno cambiare subito idea: purtroppo, i fatti sono che per ascoltare un po' di techno underground si può andare solo al Link, possibilmente in macchina (altrimenti tornare in città può diventare ardua impresa). Sono le due e mezza quando mi pento per l'ennesima volta di aver chiesto un cocktail in un club e arrivano, inconfondibili, loro: Jack Volpine, spilungone quanto nerd, e Nicola Kuperus, incontro tra Annie Lennox e Siouxsie Sioux nel set di "Blade Runner", vocalist culto delle migliori produzioni techno degli ultimi dieci anni (indimenticabile la sua interpretazione in "Hands Around My Throat" dei Death In Vegas), pietra di paragone per il fichissimo tono atonale e distaccato new wave ripescato dalle mode anche grazie a lei, insomma, un mito.

A scanso d'equivoci, gli Adult di Detroit sono rigorosamente un duo. Nelle ultimissime produzioni hanno incluso anche tale Sam Consiglio, chitarrista, ma la cosa non è durata molto (è ovvio che nel flyer della serata compare anche costui, meno ovvio che l'errore compaia anche su periodici da cui ci si aspetterebbe un po' più di precisione). La strumentazione è la stessa di sempre: enorme sintetizzatore-mixer, moog, tastiera Casio, nerissimo basso elettrico e, ovviamente, microfono in distorsione esattamente come lo si sente in "D.U.M.E".
Gli Adult sono in pista da un po', e sul palco hanno il giusto mix di convinzione e rilassatezza. Jack serio, robotico alle tastiere e sciolto e bravissimo al basso; Nicola bruciatissima, con la sua età indefinibile tra i 30 e i 50 e il look metallaro, leggermente piegata in avanti come una Debbie Harry ubriaca, e insieme amichevole e distaccata: saluta, scende a cantare tra le larghe maglie del pubblico, ma guarda tutti con occhi sbarrati e inquietanti, perfetta interprete di una musica sempre più Virgin Prunes e sempre meno Kraftwerk. Infatti, musicalmente, gli Adult sono piuttosto cambiati: gli arrangiamenti più secchi che acidi, glitch scomparsi, basso veloce à-la Ramones, cantato non più da algido androide, ma da Siouxsie alienata... E in concerto sono esattamente così, suonando alcuni brani da "D.U.M.E.", tra cui "Don't Talk" e le potentissima "Get Me Out", il resto da "Gimme Trouble" (vorrei essere più specifica, ma a mia discolpa posso dire che si somigliano un po' tutte).

Il loro è un cambiamento affascinante, sebbene piuttosto monocorde, soprattutto per chi è rimasto innamorato di album techno-glitch come "Resuscitation" o "Anxiety Always". Un gruppetto in prima fila ci prova, scandisce "put on / my pressure suit!". Nicola sorride, sembra aver raccolto, ma poco dopo gli Adult si lanciano in una beffarda "versione D.U.M.E." di un pezzo come "Put On My Pressure Suit", che sul disco suonava in tutt'altro modo. Purtroppo, sentire la voce di Nicola così monotematicamente lamentosa, oltre che far rimpiangere le vecchie cose, dopo un po' fa anche guardare l'orologio. L'esibizione dura peraltro solo un'ora, e rende meno doloroso un concerto che sarebbe una boccata d'aria fresca per per gli sparuti punkwaver relegati nelle serate dark-gothic, ma che risulta eccessivamente pesante per tutti gli altri, nonostante la bravura indiscutibile di una formazione ormai storica.

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