12/10/2006

Ludovico Einaudi + Robert & Ronald Lippok

Teatro Politeama Garibaldi, Palermo


di Francesco Paolo Ferrotti, Ignazio Torres
Ludovico Einaudi + Robert & Ronald Lippok

Presenza consueta nella stagione degli "Amici della Musica" di Palermo, Ludovico Einaudi torna al teatro Politeama in un concerto fuori abbonamento. La novità è che questa volta, per la prima volta in anteprima mondiale, lo accompagnano nelle sue escursioni musicali i fratelli Robert e Ronald Lippok, fondatori del gruppo tedesco To Rococo Rot. Cosa scaturirà dall’incontro tra uno degli strumenti più tradizionali, il pianoforte, con le sonorità d’avanguardia della consolle di Robert Lippok? Come conciliare i colori caldi dell'esibizione live con l'artificio dell'elettronica? Einaudi spiega: “Vorrei far viaggiare i suoni prodotti da me e da loro attraverso un gioco di rimandi e trasformazioni continue […] una frase al piano, un loop di risposta che suggerisce lo spunto per una mia reazione con un altro accordo, l’aggiunta di un delay, l’inserimento ritmico di Ronald Lippok e così via…”. Il progetto, maturato dai musicisti in gran segreto, incuriosisce il pubblico del Politeama, e il teatro ottocentesco, non solito a questo genere di eventi, è quasi al completo. Una volta spente le luci, con quel poco di illuminazione che rimane sul palco si riescono appena a individuare le fisionomie dei musicisti: alla sinistra Ludovico Einaudi siede al pianoforte, nella zona centrale si trova Robert Lippok alla consolle e, decentrato, il fratello Ronald alla batteria. Alle spalle degli artisti, è posto un grande schermo su cui due esperti di video-art della Visomat inc., al cominciare della musica, proiettano geometrie minimali in bianco e nero.

Sin dall’inizio, le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi appaiono intimamente legate alla musica, e il rapporto tra le due componenti è forse una delle possibili chiavi di lettura di ciò che stiamo ascoltando: le immagini proiettate si pongono come dei puri “significanti”, privi di un significato univoco, e così quella suonata da Ludovico Einaudi con Robert Lippok risulta una musica plurisignificante, nonostante il mood sembri spesso malinconico. Persino alcuni effetti sonori più apparentemente “riconoscibili” (come quelli simili al verso di un uccello o al battito del cuore), invitano ad andare oltre i più ovvii significati, per lasciarsi trasportare “oltre”. Il dialogo continuo tra il pianoforte e l’elettronica genera raffinate suggestioni che ci narrano di perdite e ritrovamenti, in una continua tensione tra ordine e caos. Nel finale dei brani, ad aumentare la tensione emotiva, s’inserisce la batteria di Ronald Lippok, con vaghe connotazioni dal sapore etnico che ricordano un'altra componente della produzione musicale di Ludovico Einaudi, pur in un contesto apparentemente estraneo.

Dopo i primi due pezzi dalla lunga durata, il compositore torinese si concede una piccola pausa per salutare il pubblico del Politeama, presentando anche i suoi compagni. Alla ripresa, nello schermo, vediamo frammenti di Palermo che vagano e fluttuano insieme alla musica, in una successione quasi onirica. Nelle prime immagini si può riconoscere lo stesso teatro che ci ospita, conferendo allo spettacolo un’inconsueta dimensione meta-testuale. Allo stesso tempo, sembra che siamo anche indotti a riflettere sul rapporto tra un glorioso passato e l’incerto futuro della nostra città, così come la musica esprime sensazioni contrastanti di tensione e rilassamento. Ed è questo sicuramente uno dei momenti più intensi della serata.
I tre musicisti suonano in tutto sei pezzi ma, se non fosse per le interruzioni del pubblico, spesso un po’ troppo frettoloso nell'applaudire, si potrebbe pensare che siamo di fronte a un'unica opera. Tra un brano e l'altro, infatti, riecheggiano alcuni motivi ricorrenti che fanno assumere al concerto un percorso circolare.

Nel finale, a grande richiesta, Ludovico Einaudi e soci concedono un bis; ma le luci non si accenderanno se non prima che i musicisti abbiano lasciato definitivamente il palco: quasi una componente rituale, sembrerebbe. Quando il teatro torna alla luce, nonostante un altro lungo e meritato applauso, è davvero finita.

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