18/8/2006

New York Dolls

Pier 17, New York (Usa)


di Andrea Anzani
New York Dolls

È sempre una piacevole sorpresa arrivare a Manhattan, sfogliare il “New York Times” e leggere che i New York Dolls terranno, il giorno seguente, un concerto; addirittura gratuito!
Venerdì 18 agosto, di fronte a un pubblico quanto mai eterogeneo, i New York Dolls salgono sul palco allestito al Pier 17 di Manhattan.
Insieme ai due membri originari e superstiti, David Johansen, magrissimo da fare paura, e con la sigaretta perennemente in mano, e Sylvain Sylvain, che nel corso del concerto si ribattezzerà “Sylvain Sylvain Sylvain Sylvain”, ci sono Steve Conte alla chitarra, Sami Yaffa (ex Hanoi Rocks) al basso, Brian Delaney alla batteria e Brian Koonin alle tastiere.
L’esibizione si apre con una potente versione di “Looking For A Kiss” con Johansen, in canottiera e feluca napoleonica, che ammalia subito l’audence. Seguono “Jet Boy” e “Trash”, anche queste scelte dal primo album.
“Punishing World” è il primo brano tratto dall’ultimo, recentissimo, loro lavoro “One Day It Will Please Us To Remember Even This”: rock ‘n’ roll tosto e pieno con la chitarra di Conte e il piano di Koonin bene in evidenza.
A ruota viene eseguito “Fishnets & Sigaretts” uno dei brani che personalmente mi sono piaciuti di più: glam-rock di qualità con un breve ma intenso assolo di Sylvain Sylvain, che si dividerà democraticamente gli assolo insieme a Conte.

I tamburi tribali di Brian Delaney introducono “Dance Like A Monkey”, brano in puro “New York Dolls style”. Sylvain si sbatte come un pazzo intonando un coro in falsetto che più “doll” di così non si potrebbe cantare e inforcando un altro assolo da brivido.
Si torna all’antico con “Puss ‘n’ Boots” da “Too Much Too Soon”, seguita da “Lonely Planet Boy” e “Pills”, dal primo Lp.
Le note di “Piece Of My Heart” di Janis Joplin hanno il potere di scatenare il già surriscaldato pubblico delle prime file e di contagiare il restante. Senza essere minimamente sollecitato, tutto il pubblico si mette a cantare il ritornello in coro. La voce di Johansen è solida e possente, la band sembra suonare insieme da cento anni.
L’inferocita chitarra di Steve Conte e la furiosa armonica di Johansen danno il via alla torrida “Gimme Love And Turn On The Light”. “Plenty Of Music” è una ballatona per dare fiato sia alla band che al pubblico, che non ha mai smesso di ballare, cantare, saltare. “Private World”, dedicata ad Arthur “Killer” Kane e con tanto di lancio di fiori al pubblico, chiude il concerto.
Breve pausa riempita dalle colorite richieste dei bis ed ecco che le sei “Dolls” tornano sul palco con un’evidente voglia di suonare ancora per un po’.

La tiratissima versione di “Personality Crisis” ha il potere di incendiare anche chi se ne è stato tranquillo in cantuccio fino a quel momento. Anch’io mi ritrovo a cantare a squarciagola e a saltare come un pazzo. “Human Being” è il secondo bis, pubblico nel più totale delirio e band allo stremo.
Terzo e ultimo bis è “We Are In Love”, forse il brano più bello del nuovo album.
Ottanta minuti di rock ‘n’ roll e divertimento senza fronzoli, ma tanto cuore. David Johansen continua ad avere una grande voce e una buona presenza scenica, ma è Sylvain Sylvain il vero entertainer della band; è lui che annuncia i brani, interagisce con il pubblico, fa battute e, se mai ce ne fosse bisogno, anima la serata. Le altre quattro “bambole” sembrano nate per fare parte del gruppo.

Setlist
  1. Looking for a kiss
  2. Jet Boy
  3. Trash
  4. Punishing World
  5. Fishnets And Cigarettes
  6. Dance Like A Monkey
  7. Puss And Boots
  8. You Can't Put Your Arms Around A Memory/Lonely Planet Boy
  9. Piece Of My Heart
  10. Pills
  11. Gimme Love And Turn On The Light
  12. Plenty Of Music
  13. Private World
  14. Personality Crisis
  15. Human Being
  16. We Are In Love
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