15/11/2007

A. Celletti + J. Molina + Damon/naomi

T. Di Cagno - Time Zones, Bari


di Pasquale Boffoli
A. Celletti + J. Molina + Damon/Naomi

Sta diventando una consuetudine della rassegna barese Time Zones, giunta quest'anno alla sua XXII edizione e considerata ormai da tempo come una tra le principali vetrine delle tendenze più interessanti della musica contemporanea, raggruppare nella stessa serata artisti eterogenei e apparentemente distanti nelle rispettive estetiche musicali. Poi magari collegamenti apparentemente improbabili si troveranno dopo averli ascoltati di seguito. Questo è quel che è successo il 15 novembre, al secondo appuntamento con la rassegna.

La serata è stata aperta dalla bellissima performance pianistica solitaria di Alessandra Celletti, molto variegata per mood, delicata e impetuosa allo stesso tempo, imperniata sul suo nuovo disco appena uscito ("The Golden Fly"), su tre frammenti dedicati ai metalli, su una composizione dedicata al cardinale Martini. A chiudere, l'esecuzione di un segmento delle "Metamorfosi" di Philip Glass. Da segnalare anche un eccellente brano con l'inserimento incantevole della voce.
La Celletti, con la sua fluente e toccante poetica, si va ad affiancare, all'interno della scena pianistica italiana neo-classica, a figure come Ludovico Einaudi e Giovanni Allevi.

E' stata poi la volta di Jason Molina: cow-boy americano (Songs: Ohia, Magnolia Electric Co.) dalla delicata emozionalità vocale, a volte contenuta, altre intensamente urlata. Anch'egli in perfetta solitudine, accompagnato solo da una chitarra dalle mille suggestioni riverberate, suonata con una tecnica particolare. Molina ha mostrato toni parchi alternati ad evocativa intensità, la spiccata tendenza a una struggente e desertica loneliness, comune a buona parte del songwriting americano contemporaneo. Tra country ed echi Neil Young/David Crosby/Van Morrison, ci ha letteralmente rapiti con una esibizione che ha avuto nel saggio rapporto silenzi-pieni una delle sue maggiori attrattive.

Una vera sorpresa, invece, l'act di Damon Krukowski e Naomi Young, ex-Galaxie 500 (Boston, MA), ovvero una delle band americane più suggestive e sottilmente psichedeliche di fine anni 80, in possesso di un sound etereo e onirico, dalle influenze velvettiane.
Damon e Naomi, nella loro nuova veste, hanno rimescolato un po' le carte in tavola: il primo è passato dalla batteria alla chitarra acustica e alla voce; mentre Naomi si è alternata dal basso alle tastiere ai lead-vocals. Accompagnati da un esotico chitarrista elettrico, dimostratosi davvero abile attraverso interventi discreti e incisivi, e da un sassofonista estremamente creativo, l'etereo Damon e la statuaria Naomi hanno sfoderato un appeal atmosferico e armonico avvolgente, non molto distante in fondo dai Galaxie 500, corroborato però da più accentuati e precisi risvolti melodici. Più pop, insomma, e in qualche episodio addirittura folksy.
Magico il delicato equilibrio strumentale ed emozionante la fredda liricità della voce di Naomi.

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