25/08/2009

Art Brut

Festa della Birra, Trescore Balneario (Bg)


di Stefano Bartolotta
Art Brut

Di solito l'aspetto live di un gruppo rock è caratterizzato da un suono sporco e da esecuzioni che trasudano energia a dispetto delle sbavature agli inizi della carriera del gruppo stesso, salvo poi guadagnare in pulizia e precisione nel corso degli anni. Gli Art Brut, però, non sono mai stati una band come le altre, non tanto perché manchino di riferimenti precisi, ma perché hanno saputo elaborare i suddetti riferimenti e farli interagire tra loro in modo da risultare immediatamente riconoscibili fin dal loro folgorante esordio "Bang Bang Rock & Roll"del 2005. I taglienti riff punk-rock anni Settanta, l'ironia e la leggerezza proprie del brit-pop e quel modo di declamare, più che di cantare, che ha fatto sì che Eddie Argos venisse spesso accostato a Mark E. Smith, sono da ormai cinque anni il marchio di fabbrica di un gruppo che è comunque riuscito a costruirsi un proprio mondo all'interno del vastissimo panorama indie-rock attuale: un mondo nel quale i fan entrano e si sentono subito a casa soprattutto perché sanno che si tratta comunque di qualcosa di diverso da tutto il resto e non riproducibile se non da questo quintetto.

Da questo punto di vista, i concerti di Argos e soci sono sempre stati rassicuranti, nel senso che era facile per chi li apprezza ritrovare lo stesso mondo presente su disco senza troppa fatica. Per chi, invece, si imbatteva nei loro live senza conoscerli, la straordinaria capacità del frontman di instaurare un rapporto di intensa complicità con il pubblico fungeva inevitabilmente da porta d'ingresso per il mondo di cui sopra, dal quale, una volta entrati, era praticamente impossibile uscire. Qualcosa, però, sta cambiando dopo l'uscita del terzo lavoro "Art Brut Vs. Satan", almeno a giudicare dalle ultime due apparizioni italiane, ovvero quella di cui si sta trattando e la precedente data del Magnolia dello scorso 21 maggio: in entrambe le occasioni, infatti, la band si è proposta al pubblico in una veste molto più lo-fi, sia dal punto di vista del suono, sporco e bilanciato a favore della sezione ritmica piuttosto che della voce e delle chitarre, che dell'esecuzione, nella quale le imprecisioni si sprecano, facendo sì che i suoni, che già di loro non sono cristallini, subiscano spesso un vero e proprio impasto, a vantaggio di un'energia complessiva che mette in mostra come mai prima l'attitudine punk del gruppo.
E anche dal punto di vista del rapporto con il pubblico, Argos è meno accondiscendente che in passato, perché, se prima i suoi discorsi venivano pronunciati in modo studiatamente lento e comprensibile per più non madrelingua anglosassoni possibile, ora queste stesse digressioni vengono effettuate con l'accompagnamento della musica e con una velocità e una pronuncia che le rendono praticamente incomprensibili a chi non ha estrema confidenza con la lingua inglese.

Può anche trattarsi di scelte non pienamente consapevoli, ma è comunque evidente la voglia di far arrivare al proprio pubblico un certo tipo di messaggio, che nell'ultimo disco è affidato al brano "Slap Dash For No Cash", ovvero il suono migliore è quello in cui c'è qualcosa che non è a posto, e smettiamola di voler suonare tutti come gli U2. In ogni caso, fa tutto parte del mondo degli Art Brut, e quindi chi ci è già dentro non può non continuare a essere soddisfatto nonostante queste differenze con i concerti passati: la gente infatti continua a tributare alla band applausi e cori, ed Eddie Argos è sempre più dominatore del proprio pubblico, dall'inizio alla fine del concerto.

Qui a Trescore la setlist ha visto prevalere proprio l'esordio citato, del quale sono stati suonati tutti i brani ad eccezione di "Move To L.A.", ma non sono mancati estratti dei due lavori successivi. Si è partiti proprio con la title track dell'esordio e quasi subito è arrivata "Good Weekend", che in passato veniva invece utilizzata come gran finale; nella prima parte del concerto i brani sono stati equamente distribuiti fra i tre dischi, poi però, come detto, il debutto ha iniziato a prevalere, anche se il finale è stato affidato, come nella volta precedente, a "Post Soothing Out", brano tratto dal secondo disco "It's A Bit Complicated" del 2007.

Dal punto di vista prettamente scenico gli Art Brut sono stati gli stessi di sempre, con i due chitarristi a muoversi molto in giro per il palco e con Argos che arringa la folla e si concede la consueta discesa in mezzo al pubblico durante "Modern Art".
Una bella serata in definitiva, che ha dimostrato come una band possa trovare una propria via senza dover proporre per forza qualcosa di totalmente nuovo: basta sapersi costruire un proprio mondo con il materiale che si è scelto di utilizzare.

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