18/11/2009

Brunori Sas

Loop Cafè, Perugia


di Giovanni Dozzini
Brunori Sas
Il locale è piccolo, tutto legno e gigantografie di santoni del rock. Al piano di sotto la gente già s'affolla, davanti al palco, di sopra, sono quasi un centinaio. Dario Brunori spunta con un bicchiere di vino rosso in mano e l'aria divertita di uno che sembra prendersi poco sul serio. Le cose cambieranno, forse, e forse pure presto, ma per ora è così. Le cose cambieranno perché il ragazzo qualche mese fa ha tirato fuori un disco che nel giro di un'estate ha fatto il botto, e il suo nome ora è sulla bocca di tutti. Ne parla bene la critica, ne parla bene la rete, gli chiedono concerti in tutti gli angoli d'Italia. Altro che la spiaggia di Guardia Piemontese...
Negli ultimi anni al Loop Cafè, un po' bar e un po' club underground, incastonato tra i vicoli e le strette scalinate che scendono dalla sommità del centro di Perugia, sono passati i migliori esempi dell'indie italiano, ma riempirlo così di mercoledì sera non è roba da poco. Brunori gioca un po' in casa, è vero, perché la colonia calabrese in città è folta e particolarmente fiera della propria identità: oggi le prime file sono tutte roba loro.

Anche per questo il concerto della Brunori Sas e dei suoi soci accomandatari è un piccolo spaccato sociologico che diverte tutti, musicisti, zoccolo duro e fan d'occasione. Sul palco sono in quattro, perché oggi il batterista se n'è dovuto tornare a sbrigare qualche faccenda giù in Calabria, e allora uno si chiede subito che concerto sarà senza nessuno che detti il tempo dalle retrovie. La formazione è ben stravagante, a essere onesti: Dario imbraccia la chitarra, alla sua sinistra la socia-amante Simona Marrazzo fa il controcanto e agita qualche aggeggio da percussione, alla sua destra Mirko Onoprio s'avvita sul suo sax tenore. Dietro qualcuno c'è, e non poteva che essere Dario Della Rossa, che quando non s'attacca alla diamonica è l'uomo delle tastiere. È a lui, come intuibile, che per stavolta tocca fare la parte del metronomo pestando con buona lena sui tasti più bassi.

La bottiglia di vino che troneggia di fianco al microfono di Brunori si svuota lentamente, mentre i bicchieri dei tre masculi fanno l'altalena tra il rosso e il nulla. Il capobanda la butta subito sul ridere, attacca con "Nanà" e la baustelliana "Italian Dandy", poi il quartetto tira fuori il pezzo che alla fine risulterà il migliore della serata, il più tosto. È "Paolo", ballata tenera e scanzonata che tornerà buona anche come bis. Poi, a seguire, tutte le altre tracce di "Vol. Uno", il disco che la Pippola Music ha sfornato nel giugno scorso e in cui ha messo lo zampino - arrangiamento e mixaggio - anche Matteo Zanobini, che con Brunori rappresentava i due terzi degli ormai tramontati Plume. Il pubblico apprezza, un paio di scalmanate calabriselle si lanciano in coro nel ritornello di "L'imprenditore" e scompaginano l'equilibrio tonale del loro conterraneo frontman, che abbozza più stupito che impacciato. Le controindicazioni della popolarità. Ancora non c'ha fatto l'abitudine, Brunori, e si vede. Ogni tanto c'è qualche parola che esce storpiata dalla sua bocca, alla chitarra fa il suo dovere e nulla più. Però la voce regge, Rino Gaetano non è uno spettro ma un progenitore, e l'intesa con gli altri della band è eccellente. C'è qualcosa di goffo che funziona tremendamente, in questi quattro amici che fanno musica insieme, tutti occhialuti o quasi, tutti simpatici, tutti in sintonia.

Ma nel disco ci sono solo nove canzoni, e un concerto non può durare poco più di mezz'ora, per cui il buon Brunori tira fuori tre inediti notevoli e una strepitosa cover di "El Diablo". Bruonri Sas e Litfiba, sì. Incontro riuscitissimo. Quando è la volta di "Guardia '82" naturalmente la folta schiera calabrese vive un autentico tripudio, ma tutti quelli che la conoscono, nel locale, quelli che sanno le parole, la cantano. Non resistono. È una festa, tra universitari fuori sede esagitati e trentenni trapiantati col pieno di nostalgia. È una festa che proseguirà in giro per l'Italia ancora per parecchio. E a febbraio, ormai è ufficiale, il battesimo del fuoco al Circolo degli Artisti di Roma. Lo ascolteremo ancora parecchio, questo Brunori.
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