12/09/2009

Dinosaur Jr

New Age Club, Roncade (Tv)


di Michele Saran
Dinosaur Jr

La stagione live 2009-2010 del rinomato New Age si apre ufficialmente il 12 settembre, con l’esibizione dei leggendari Dinosaur Jr.
Non pochi sono stati i concerti italiani del trio del Massachusetts, almeno negli ultimi 4 anni, il periodo dell’ultima reunion con la line-up originaria Mascis-Barlow-Murph (comprendente già due album, “Beyond” e il recente “Farm”), ma è comunque significativo che il locale di Roncade affidi l’attacco della nuova programmazione con una band di tale risonanza internazionale.

Il pubblico si accalca alla porta d’ingresso fin dal primo dopocena. Il locale all’interno è accogliente come al suo solito, forte della tipica atmosfera dell’inizio (e di fine ferie), con il pubblico fremente e le macchine fotografiche già assiepate ai bordi del palco.
Apre le danze il set interamente acustico di Bob Corn, contrastante con le bordate elettriche degli headliner fin dalla scenografia: l’ometto Tiziano “Tizio” Sgarbi, seduto in compagnia della sola acustica, spalleggiato dall’imponente muro di amplificatori della successiva esibizione di Mascis e compagni. L’accoglienza che il pubblico del New Age riserva alle fragili, calde canzoni chitarra-voce del cantautore è comunque di tutto rispetto.

I Dinosaur Jr entrano dunque in scena con un impatto febbricitante, già sovrani del palco ancor prima di attaccare. Il suono che sgorga da “Thumb” è a dir poco proverbiale, la quintessenza stessa dell’estetica della band: roboante, grintoso ma carico di nevrosi. Il pezzo scelto per l’apertura, uno dei capolavori di “Green Mind”, è così un doppio test: la reazione emotiva del pubblico (elemento imprescindibile di ogni live che si rispetti) e la solidità di un sound tra i più significativi della transizione 80-90.

Non è solo Mascis a imbastire lo specifico del gruppo; anche la sezione ritmica, con un Barlow davvero in gran spolvero e un Murph talvolta dinamitardo, ruba spesso la scena. Ne sono prova brani come “Wagon”, “In A Jar”, “Feel The Pain” e “Get Me”. Ed è lo stesso Lou Barlow a dialogare con il pubblico, a presentare la band (quasi ce ne fosse bisogno) e a indicare con fare pseudo-profetico la direzione presente e forse futura del complesso, quella “Farm” che sciorina “Pieces”, “Over It”, “Imagination Blind” e “I Don't Wanna Go There”, di certo inferiori ai classici ma qui rivitalizzati e resi degni del medesimo spirito di potenza strumentale (carica soprattutto del chitarrismo fluviale e ultrasonico di J Mascis).
E’ proprio questo, forse, il segreto o il metodo di lettura corretto per i Dinosaur Jr del 2009 (e pure una metonimia per tutti gli innumerevoli ritorni degli ultimi anni), una band ormai indifferente agli allori da storia del rock, e ora ancor più carica dell’ingenuità commovente dei semplici rocker sanguigni.


Chiudono, rispettivamente prima e dopo il bis, altri gioielli dai loro album storici: “Freak Scene”, resa chilometrica da Mascis e dalla pirotecnica jam di chiusa, “Little Fury Things” e la splendida “Raisans”.
L’impatto devastante e la presenza scenica magnetica sono qui e lì mitigati da una certa stanchezza (specie nel canto) e dalla ieraticità quasi ostentata dalle pose - un po’ Neil Young-iane un po’ orientali - di Mascis, quasi ad atteggiarsi santone che ritrova e riunisce in sé vecchie e nuove generazioni. Ma del resto questa convinzione, una profezia che alla fin fine si è autoavverata, è sempre stato trademark della band. E il nuovo, ritrovato comprimario Barlow è il fiore all’occhiello di un’avventura che ancora non conosce termine, una nuova legittimazione di carisma per una band inossidabile.

(contributi tecnico-fotografici a cura di David Prando e Roberto Olivotto)

Setlist
  • Thumb
  • Been There All The Time
  • In A Jar
  • Imagination Blind
  • Wagon
  • Pieces
  • Plans
  • Feel The Pain
  • Over It
  • Little Fury Things
  • Get Me
  • Back To My Heart
  • Freak Scene
  • I Don't Wanna Go There
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