14/07/2010

Baustelle + Nina Zilli

Roma Rock Festival, Roma


di Claudio Lancia
Baustelle + Nina Zilli

Assistere oggi a un concerto dei Baustelle significa prendere consapevolezza dello straordinario livello di successo raggiunto dalla band di Montepulciano: in dieci anni di attività si sono costruiti una schiera di fan fedelissimi che mandano a memoria l'intera discografia di Bianconi e soci.
Possono oramai essere considerati a pieno titolo una delle tre-quattro migliori band del panorama nazionale contemporaneo, forti di cinque dischi meravigliosamente belli, l'ultimo dei quali si sta dimostrando fra i migliori del lotto, soprattutto a seguito della difficile prova live. Dopo aver presentato "I mistici dell'Occidente" in primavera in sole tre date, con corredo d'orchestra, i Baustelle si sono lanciati in un tour estivo che propone la formazione allargata a otto elementi, in modo da non perdere intensità rispetto ai rigogliosi arrangiamenti della prova in studio.

L'opening act è affidato a una iper-briosa Nina Zilli, che alternando ska, soul, reggae e rock steady riesce a far ballare tutto il pubblico per un'ora e dieci minuti.
Con una band di sei musicisti in camicia nera e cravattino bianco, snocciola i divertenti brani del disco d'esordio, fra i quali l'hit "50 mila", e qualche cover, fra le quali la versione italiana di "You Can't Hurry Love". Un mix fra Dirotta su Cuba e Giusy Ferreri, con riuscita alternanza del cantato in italiano e inglese.

Il tempo di riattrezzare il palco e i Baustelle partono in quarta con una tripletta frastornante: "I provinciali", "Le rane" e "Gli spietati" da sole valgono già il prezzo del biglietto. L'emozione è fortissima per la capacità della band di scrivere melodie memorabili, partendo da solide basi costruite sulla miglior tradizione cantautorale italiana, sulla quale viene innestato il tipico approccio da rock band.
Il risultato è musica moderna dal sapore antico, che ritrova il piacevole gusto di raccontare storie in forma didascalica, colorando le composizioni di una epicità senza pari oggi sul suolo italico, grazie a formidabili crescendo che trasformano ogni ritornello in un vero e proprio inno generazionale.

Fra i brani più acclamati, oltre al tris iniziale, spiccano la nuova "La canzone della rivoluzione" e le ben rodate "La guerra è finita", "Antropophagus" e "Gomma", la quale chiude l'esibizione dopo l'omaggio al pubblico romano costituito dal medley "Nun je dà retta Roma" / "Piangi Roma".
Bianconi si muove da frontman consumato, ora imbracciando la chitarra, ora agguantando il microfono per far brillare tutti i cellulari (una volta erano gli accendini...) sulle incantevoli note de "Il sottoscritto".

Claudio Brasini è inappuntabile alla chitarra, Rachele Bastreghi bellissima in prima linea mentre si destreggia alle tastiere, contrappunta i cori e si erge protagonista assoluta in molte delle tracce proposte.
La parte centrale dello show si dimostra un po' soporifera, evidenziando quella ricerca dell'artisticità che "I mistici" approfondisce in molti tratti. E' l'unico neo - se proprio dovessimo trovarne uno - in un'esibizione che certifica in maniera definitiva il fatto che, dopo tanta gavetta, i ragazzi oggi ce l'hanno fatta.

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