15/09/2010

Paolo Benvegnu'

Circolo degli Artisti, Roma


di Claudio Lancia
Paolo Benvegnu'

I soliti ritornelli: Benvegnù è bravino, ma con gli Scisma era più sperimentale... si è troppo ammorbidito...sembrano i Tiromancino immersi nell'indie-pop... non ha ancora sfoderato il suo disco definitivo... e via così di seguito.

Poche chiacchiere, Paolo Benvegnù e la sua band sono musicisti con la M maiuscola, suonano un pop d'autore alternativo ben costruito e arrangiato divinamente, e ha un seguito di nicchia ma estremamente fedele, che gli consente di riempire due volte il Circolo degli Artisti di Roma a distanza di pochi mesi.

Il tour attuale funge da supporto alla pubblicazione del disco dal vivo "Dissolution", giunto sugli scaffali dopo due album apprezzatissimi dalla critica ("Piccoli fragilissimi film" e "Le labbra") e tre Ep disseminati lungo il cammino ("Cerchi nell'acqua", "14-19" e "500").

 

Ad aprire la serata provvedono i Modì, giovane duo con chitarra acustica e mandolino elettrico: teniamoli d'occhio perché hanno parecchie cose da dire, seppure in una formula che si presta inevitabilmente a diventare ripetitiva.

Poi i Paolo Benvegnù (per chi non lo sapesse la band si chiama proprio così) salgono sul palco e danno subito fuoco alle polveri partendo con un formidabile filotto iniziale aperto dall'acclamata "Il mio amore sacro e blasfemo".

Tutto il concerto si dimostra grintoso e serrato, a volte senza pause fra un brano e l'altro, e in poco più di un'ora e mezza non ci si annoia di certo.

Vengono snocciolate tutte le composizioni più famose di Paolo, e il pubblico appare particolarmente in delirio quando viene proposto il pezzo più famoso degli Scisma, quella "Rosemary Plexiglass" che anche senza la voce di Sara Mazo si dimostra una volta di più una delle composizioni fondamentali della musica indipendente italiana degli ultimi vent'anni.

 

Ovviamente gran parte dello show è incentrato sugli estratti da "Le labbra", fra i quali spiccano "Il nemico", La peste" (con la bella coda strumentale in gran spolvero), e l'avvolgente "Interno notte".

Ma non mancano i ripescaggi dal passato meno recente, quali "Il mare verticale" e "Suggestionabili".

Serioso per gran parte del concerto, verso il finale Benvegnù si lascia andare a qualche sagace battuta, anche a sfondo politico, ed in chiusura la band si lancia in divertenti pose da hard-rocker, terminando con una goliardica imitazione di Lady GaGa, chiara presa in giro di certa musica costruita ad uso e consumo delle masse.

Quelle masse che meriterebbero di conoscere un artista che purtroppo continua a essere patrimonio di troppo pochi, nonostante la capacità oramai consolidata di scrivere meravigliosi capolavori d'artigianato pop meritevoli di raggiungere platee ben più vaste.
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