20/11/2010

20 Years Of City Slang

Admiralspalast, Berlino


di Beniamino Cianferoni
20 years of City Slang

Per festeggiare i 20 anni dell'etichetta discografica City Slang salgono sul palco sabato 20 novembre Broken Social Scene, Tortoise e Menomena. Il 19 si sono esibiti Calexico e Notwist; Lambchop, Yo La Tengo e Alexi Murdoch saranno presenti nell'ultima serata, domenica. Splendido e affascinante è il luogo prescelto, il teatro Admiralspalast in Friedrichstrasse a due passi da Unter den Linden, nel pieno centro di Berlino.

 

Alle 20 scocca dunque l'ora dei Menomena, e l'inizio è da sogno, con "Tithe", una delle canzoni migliori dall'ultimo album del gruppo, l'ottimo "Mines", uscito quest'anno. Il trio statunitense, con il supporto di un chitarrista, mostra fin dalle prime note un'invidiabile padronanza della propria complessa produzione alt-rock, fra mid-tempo ritmici, incursioni di fiati, distorsioni e momenti di melodica quiete, avvincenti deviazioni pianistiche. Dopo il brano d'esordio sorprende lo stacco rock di "Taos", cantata magistralmente da Justin Har­ris, al basso e al sax. I tre membri del gruppo si alternano alla voce principale con risultati eccezionali sia in termini di intensità che di precisione. "Mines", che ha raccolto unanimemente critiche positive, si caratterizza probabilmente come l'apice della loro carriera, grazie alla capacità di unire in maniera compiuta, come mai in passato, tutte le spinte centrifughe della loro musica, rielaborando una certa schizofrenia compositiva (le tendenze post e acid-rock, come anche progressive) all'interno di vere e proprie "tradizionali" canzoni. Arriviamo così a "Killemall", appannaggio del tastierista e chitarrista Brent Knopf, certamente talentuoso, che emoziona pur in una struttura atipica in cui, alle parti più sofferte e cantate, si alternano intrecci coinvolgenti di note al pianoforte e rincorse forsennate alla batteria (di Danny Seim), ormai uno dei marchi di fabbrica della band di Portland. La setlist è dedicata ovviamente quasi interamente a presentare i brani dell'ultimo album, ma c'è tempo anche per un sussulto dal passato, con quella "Wet And Rustig" da "Friend And Foe", che riscuote una meritata ovazione del pubblico. "Evil Bee", conclude infine il live, durato circa quaranta minuti, per un concerto sicuramente da ricordare.

 

Adesso tocca ai Tortoise, band fondamentale degli anni 90, grazie ad album come "Millions Now Living Will Never Die" del 1996, vera pietra miliare del post-rock. La scaletta è composta da brani dai primi tre album del gruppo, quelli distribuiti in Europa dalla City Slang. Si parte subito forte, con "Djed" - con memorabile attacco di batteria di John McEntire dopo circa due minuti - suite articolata e diversificata, tra contaminazioni dei generi più diversi, dub, free-jazz, kraut-rock e musica d'avanguardia. Potremmo definire la musica dei Tortoise come una sorta di approdo tecnico e "freddo" a partire dall'hardcore statunitense e dal post-punk britannico (gli ascolti con cui sono cresciuti i membri del gruppo), passando attraverso le esperienze decisive, e slow-core, di band come gli Slint. Arriviamo così, appunto, al post-rock, che qui si configura come una sorta di purificazione e rarefazione, ottenuta attraverso una ricerca sperimentale (basata anche su richiami alla scuola di Canterbury, al kraut-rock tedesco) degli istinti più irruenti della musica degli anni 80. Gli strumenti passano di mano, come di consueto, fra i membri di questo super gruppo, mentre le canzoni permeano l'aria del teatro. Da "Tnt" viene eseguita "I Set My Face To The Hillside", che si distende fra morbide note di chitarra e di vibrafono; "Along The Banks", posta quasi in chiusura del concerto, sembra quasi portare con sé echi morriconiani, laddove la dolcezza della prima parte di "Glass Museum" emoziona, prima del suo furioso concludersi; anche la platea, così come per i Menomena, risponde entusiasta.

 

Infine, alle 23, gli attesi Broken Social Scene. Si parte con un classico: "Kc Accidental", dall'album che li ha imposti come una delle band più importanti dello scenario indie, "You Forgot It In People" del 2002. La parte strumentale funziona alla grande, con il riff di chitarra che, suonato contemporaneamente da cinque chitarristi, risulta energico quanto necessario. Le note dolenti però - a sorpresa - non tardano ad arrivare: la voce di Kevin Drew infatti non riesce a emergere dal tessuto sonoro della canzone, lasciando un senso di incompiutezza generale. Anche la successiva "Texico Bitches" non persuade. In fondo è lo stesso ultimo album della band, "Forgiveness Rock Record", uscito quest'anno, a non aver convinto. La voce di Drew potrebbe essere presa a simbolo, in questa serata, dell'apparente carenza di ispirazione del gruppo canadese, poiché fallisce nel dotare le canzoni di un'identità riconoscibile; in questo senso si sente l'assenza di vera emotività e spessore sotto la superficie curatissima (e anche di solito interessante, quando non sovrabbondante) delle canzoni. Ma non ci sono soltanto appunti negativi; piacciono le tendenze più spiccatamente pop e con meno ambizioni di "Cause = Time" e "Stars And Sons". Drew augura calorosamente buon compleanno alla City Slang e poi intermezza spesso le canzoni con parole e discorsi che non appaiono sempre molto centrati, come accade ultimamente alla musica dell'ensemble canadese. "World Sick", pezzo inaugurale e decisamente migliore dell'ultimo album si fa apprezzare anche in versione live, poi l'encore, con cui si chiude questo intenso sabato di concerti, è riservato alla più dolente "Lover's Split".

Usciamo verso Friedrichstrasse, comunque soddisfatti della serata. Broken Social Scene non bocciati ma rimandati, piacevoli ma superficiali; splendida è stata però l'esibizione dei Menomena, nonché solidissima, come sempre, quella dei Tortoise.

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