13/03/2010

Les Claypool

New Age Club, Roncade (Tv)


di Michele Saran
Les Claypool

Les Claypool, il genio del basso rock, leader e ideatore di Primus e dei relativi progetti spin-off e paralleli, è approdato nuovamente in Italia con un mini-tour la cui terza e ultima data si è tenuta presso un gremito New Age, il 13 Marzo 2010.
La scusa ufficiale è quella di vederlo con nella sua ennesima reincarnazione bandistica, per promuove l’ultimo albo-concept (il gemello di “Of Whales And Whoe” di tre anni prima), "Of Fungi And Foe" (Prawn Song, 2009), sempre meno di gruppo e sempre più rappresa attorno alla sua personalità. La scusa ufficiosa, e sotto sotto più rilevante, è quella di ammirare senza particolari sforzi intellettuali uno dei maestri assoluti dello strumento, l’inventore di una tecnica, un prodigio di ritmi funk aggrovigliati, fitta percussività sghemba, e improvvisazione ai limiti del paradosso.

Aprono il set i londinesi Hot Head Show, guidati dal figlio da Copeland jr. (Jordan, chitarrista e cantante, figlio d'arte di Stewart Copeland dei Police e Sonjia Kristina dei Curved Air), un agglomerato esaltante di riff beefheartiani (e uno storpio jamming che suona anche più Claypool dell'attuale Claypool, che comunque si improvvisa anche eccellente talent-scout), con stacchi da infarto scodellati senza la minima difficoltà.

 

L'headliner superstar Les Claypool si presenta accompagnato dalla "Fungi Band", vale a dire Mike Dillon alle percussioni, Sam Bass al violoncello elettrificato e Paul Baldi alla batteria. L'impressione generale, poi via via confermata nel corso dell'ascolto del concerto, è l'atmosfera, adeguatamente, surreale voluta dal leader, che sfocia nell'ennesimo tributo ai Residents: l'uso delle maschere, i comprimari in frac, le percussioni ostentate, gli strumenti autocostruiti, l'elettronica primitiva. Ma a spuntarla è sempre lui, Leslie Claypool, la cui cura del personaggio si è ormai fatta altera; i suoi movimenti al basso sono ormai controllati, il suo canto è un giocattolo di cristallo di potenza trattenuta (che solo di quando in quando erutta, ma sempre persa nelle maglie dell'improvvisazione, come nell'apertura affidata  a una spavalda "Rumble Of The Diesel"). Nel suo interplay, nella sua tenuta del palco, e persino nei portamenti più spiccioli non c'è nessuna sbavatura, nemmeno nel giusto pegno pagato alla memoria dei Primus, "Duchess And The Proversial Mind Spread".

 

Se la sua genialità al basso suona compassata, il repertorio stilistico è ampliato dalle sue interazioni con le potenti sortite strumentali dei componenti della band (dub, jazzy, jam-rock, etc.), tanto che il frontman si fa spesso in disparte per lasciarli a briglia sciolta ("Hendershot", "Drum And Whamola Jam"), comparendo di tanto in tanto mascherato con il suo strambo basso bicorde, con un Bass sempre più vicino al noise di Lalonde, e un batterista prossimo a Tim Herb, in un prisma d'improvvisazione che non sgarra di una battuta.

 

La grande, fredda professionalità che abbassa l'impatto globale è dunque un palliativo dell'attuale Claypool, sempre meno elemento di gruppo (e nemmeno più solo bandleader) e sempre più padre e padrone, sempre meno strumentista (il cui basso elettrico tratta sovente con sufficienza snob) e sempre più conguaglio di carisma, prossimo allo Zappa direttore d’orchestra, o al Miles Davis jazz-rock. E' una conferma, e un po' un tradimento da parte di un musicista che ha utilizzato la sua alterigia come parte fondativa della sua arte.

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