03/03/2010

Mono

Locomotiv Club, Bologna


di Michele Palozzo
MONO

Andando a un concerto dei Mono - che per una poco fortuita coincidenza si svolge in una tempestosa nottata bolognese - qualcuno si aspetterebbe, entrato nel locale, di trovarsi davanti un sipario serrato che, una volta abbassate le luci, lentamente si scopre e rivela i quattro seduti alle loro postazioni e pronti a suonare, come in un sogno. Invece no. Finita la performance degli Hermitage, originali autori di un rock frizzante e post-psichedelico, i nostri entrano in scena come una qualsiasi rock band, salutano il pubblico con aria austera - tipicamente orientale, si direbbe - e imbracciano gli strumenti: è in quel momento che avviene la loro umile trasfigurazione. Non più orchestre d'archi, non più sontuosi arricchimenti melodici: un concerto dei Mono risulta immancabile perché li mette a nudo, rende nuovamente il dominio agli echi delle chitarre, alle nebulose distorte e ai silenzi tombali; in un certo senso, si riacquista la fallibilità del suono, che in un disco come “Hymn To The Immortal Wind” non era certamente contemplata, nel tentativo di creare un prodotto musicale “assoluto”. La straordinaria "Ashes In The Snow" ci predispone a un'ora abbondante di sussulti, di litanie caute e poi feroci, sommesse e poi acutissime.

Certa musica post-rock moderna riesce in qualche modo a sollevare da terra chi ascolta, simulando una fragile levitazione; seguire i percorsi dell’ultimo disco dei Mono, invece, è come sprofondare in un abisso, lentamente ma senza sosta, sino a perdere tutto il fiato in corpo. In questo senso, "Burial At Sea" diventa al contempo marcia funebre e celebrazione dell'anima, resa insignificante di fronte alla vastità dell'oceano (ma non per questo assente); una sacralità resa autentica dai rintocchi regolari del gong dorato alle spalle del batterista. Nel mezzo della folla immobile, viene da pensare che sono ancora in tanti a considerare la musica dei Mono stucchevole, autoreferenziale e pomposa - e probabilmente lo è davvero. Ma una cosa è certa: ad ogni ascolto l'impatto di questa musica rimane invariato, anzi spesso diviene vieppiù devastante, e in particolare "Hymn To The Immortal Wind" ne è la smaccata dimostrazione.
"The Kidnapper Bell" è un considerevole salto nel passato per i Mono: quasi dieci anni li separano dal periodo in cui chiunque, ascoltando questo brano, avrebbe potuto scambiarli per i Mogwai, o se non altro per una delle tante band che ne hanno seguito le orme; oggi potremmo facilmente riconoscerli tra decine di altri gruppi, che a loro volta cercano di emularne i possenti paesaggi sonori. "Pure As Snow" è un felice ritorno al presente, un crescente turbine sonoro che inghiotte i presenti, ormai del tutto galvanizzati dalle vibrazioni degli amplificatori.

Dal vivo i brani non vogliono finire mai: i Mono trattengono le melodie sino all'estremo, le spremono a fondo trasformandole progressivamente in grovigli sonori che man mano perdono tonalità, per diventare infine un etereo caos. Così le atmosfere cullanti dell'ultimo disco e della splendida "Sabbath" vengono interrotte dalla crescente violenza di "Yearning", pezzo celebre (a ragione) del loro repertorio, tratto da "You Are There" del 2006; l'incedere felpato dei primi minuti è solo il preludio a un'apocalisse sonora che nella comodità della propria cameretta non si potrebbe nemmeno immaginare, anche a un volume spropositato; è il vero fulcro emotivo della performance, indimenticabile e insostituibile.

La prevedibile chiusura con "Everlasting light" è il miglior congedo che ci si possa aspettare: una luce che non ci abbandona, un perpetuo canto di speranza che potremmo rimanere ad ascoltare ancora per molto. Il bolero finale è davvero una visione celeste, la benedizione alla fine della cerimonia. Purtroppo, lo spettacolo è finito, andate in pace. E lo saremo di certo.

(27/03/2010)

Un ringraziamento speciale a deSna B. per il prezioso contributo fotografico

Setlist
  1. Ashes in the snow
  2. Burial at sea
  3. The Kidnapper bell
  4. Pure as snow
  5. Sabbath
  6. Yearning
  7. Follow the map
  8. Halcyon (Beautiful days)
  9. Everlasting light
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