29/10/2010

One Dimensional Man

Hiroshima, Torino


di Simone Dotto
One Dimensional Man

Un amichevole derby divide stasera i torinesi seguaci del rock "rumoroso" ai lati opposti della città: gli statunitensi No Age e Abe Vigoda in visita allo Spazio 211 e, contemporaneamente, l'atteso ritorno dei nostri One Dimensional Man all'Hiroshima.

E non ce ne vogliano gli amici americani (o quelli dello Spazio) se, in mancanza di ubiquità, abbiamo optato per i secondi. Ragioni di cuore, non certo di patria, che peraltro avrebbe poco senso scomodare per una formazione tenutasi sempre orgogliosamente fuori dalla cosiddetta "scena italiana". Ci entreranno poi a pieno titolo alcuni dei suoi componenti storici, varando il progetto del Teatro degli Orrori: da quell'esperienza arrivano molti curiosi dell'ultim'ora che oggi rimpolpano la platea degli affezionati.

 

Dopo aver ripassato a dovere l'intero il catalogo del trio - ristampato di fresco in un box dall'etichetta La Tempesta - sono tre le domande d'obbligo: Giulio Favero è davvero quel gran rumorista delle sei corde che ricordiamo? Dopo tutto quel declamare, ci saprà ancora fare Capovilla col basso? E l'ultimo entrato, Luca Bottigliero (sì, sì, quello che somiglia a Dave Grohl...) riuscirà a non far rimpiangere i siparietti di nudismo acrobatico del suo illustre predecessore Dario Perissutti? La risposta è un triplice sì: l'impatto è ancora quello cazzuto che i dischi tramandano alla storia e il "novellino" è una locomotiva. E la si potrebbe anche chiudere così, almeno per quel che riguarda la prima oretta di set: i pezzi da You Kill Me, risuonato integralmente, si succedono uno via l'altro, senza pause o imprevisti, alla lunga quasi monotoni. Poi con gli encore il programma si fa più vario e godibile: per "Broken Bones Waltz" e "Tell Me Marie" il frontman trova anche il tempo per un paio di monologhi a sfondo sociale, sulla tortura e la violenza sulle donne. Ed ecco il Capovilla che fin lì era stato solerte musicista e nient'altro riassumere improvvisamente i suoi tratti "teatrali": magari per il gusto dell'autocitazione e della strizzata d'occhio alla platea. O forse perché quell'One Dimensional Man che esordì nei tardi 90 ha nascosto fin dal principio più dimensioni di quanto il suo nome non lasciasse presagire.

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