04/07/2010

Phoenix

Reggia di Venaria, Venaria Reale (TO)


di Stefano Bartolotta
Phoenix
I Phoenix sono probabilmente la dimostrazione più evidente di come si possa fare pop facile ed immediato in ogni aspetto senza standardizzarsi su stilemi già consolidati, sia come melodie che come arrangiamenti. Le canzoni del gruppo francese sono portatrici di uno stile assolutamente riconoscibile e di un tasso di qualità medio piuttosto elevato, non mancando del potenziale per essere apprezzate da un pubblico molto più vasto rispetto alle 300 persone circa che si sono presentate alla Reggia di Venaria.
Il motivo per cui progetti come, tra gli altri,  gli Scissor Sisters o Lily Allen godano, almeno in Italia, di un interesse molto maggiore, non può certo essere legato all'aspetto squisitamente musicale, perché il repertorio dei Phoenix di "alternativo" non ha nulla, ma il suono, il timbro vocale e le melodie sono quanto di più semplice e catchy ci possa essere. Probabilmente la questione riguarda esclusivamente la capacità di essere un personaggio al di là delle proprie canzoni, e la duratura relazione sentimentale di Thomas Mars con Sophia Coppola evidentemente non basta a smuovere il torpore mentale della platea generalista.

In ogni caso, la curiosità maggiore nell'assistere ad un live del gruppo parigino era proprio quella di capire se questi musicisti avessero le capacità per riprodurre anche sul palco il suddetto equilibrio tra qualità ed immediatezza. Fermo restando che le melodie sono quelle, i punti nodali erano rappresentati dalla necessità che Mars mantenesse la stessa pulizia e consistenza del cantato e che le interazioni tra la parte elettrica e quella digitale fossero caratterizzate dalla freschezza e dal dinamismo che si apprezza su disco e soprattutto che si cogliessero con facilità tutte le diverse sfumature che caratterizzano i singoli brani rispetto agli altri. Dico soprattutto perché, nella recente esibizione al festival di Glastonbury, alla quale ho assistito, le prime canzoni hanno sofferto di un eccessivo appiattimento del suono e non hanno quindi reso come avrebbero potuto.

Stasera, però, la band non doveva dividere il palco con nessun altro, ed ha quindi potuto avere quindi tutto il tempo necessario per settare i volumi nel modo più adatto. L'iniziale "Lisztomania", quindi, mostra già tutta la plasticità e la profondità di cui è dotato il suono dei Phoenix, oltre a scatenare l'immediato entusiasmo di un pubblico molto caldo e devoto alla band. Resta intatta, rispetto al disco, la naturalezza del modo in cui la prevalenza delle chitarre nella strofa sfuma nel riff di tastiera dell'inizio del ritornello che poi si sovrappone al ritorno delle chitarre stesse, ed il suono nel suo complesso è estremamente brillante, con la voce di Mars che è già a pieno regime e cavalca con piglio deciso l'onda di solare energia data dalla parte strumentale. Il brano è il primo componente di un quartetto iniziale che vede come altri tre elementi nientemeno che "Consolation Prizes", "Long Distance Call" e "Lasso", pezzi da novanta eseguiti perfettamente, con padronanza tecnica, espressività e la straordinaria compattezza d'insieme che è uno dei segni distintivi di questo gruppo.
La lineup vede sul palco sei persone: oltre a Mars, impegnato unicamente alla voce, abbiamo due chitarre, un basso, una batteria ed un percussionista aggiunto, ed a parte il batterista, ognuno degli altri quattro utilizza, alla bisogna, una propria tastiera invece del proprio strumento. E' quindi evidente che non solo la parte digitale ha un suono ed uno stile diverso a seconda di chi se en incarica, ma anche quella elettrica cambia in base a chi farà mancare il proprio contributo ad essa. Inoltre, una simile ampiezza della girandola di soluzioni proposte sul palco, e soprattutto del modo di proporle, conferisce un ulteriore valore aggiunto al live, ovvero l'impressione di assistere ad una performance davvero corale, nell'economia della quale ognuno dei protagonisti è indispensabile, senza che l'attenzione cada naturalmente su un leader designato con gli altri che si limitano a fare da scudieri.

Certo, le movenze del frontman sul palco sono tali da irradiare sulla folla una robusta dose di carisma, ed in più colpisce l'assoluta sicurezza del suo modo di cantare, che non tradisce un minimo segno di fiato corto anche quando lo sforzo vocale è intenso e prolungato allo stesso tempo, segno evidente non solo di talento naturale, ma anche di una preparazione tecnica di prim'ordine. Senza l'impianto strumentale appena descritto, però, questa sua abilità rimarrebbe fine a se stessa, ed inoltre c'è un altro aspetto che risulta decisivo per l'ottima riuscita della performance, ovvero quello puramente emozionale. Si capisce subito, infatti, che i Phoenix sono in buona serata soprattutto da questo punto di vista, ed il divertimento che mostrano di provare sul palco fa sì che la gente sia ancora meglio disposta nei loro confronti, e che queste vibrazioni positive provenienti dalla platea contagino i musicisti e facciano venir voglia di suonare ancora meglio e con ancora più voglia e carica. E' un circolo virtuoso che sembra non avere mai fine, l'empatia tra fan e band è su livelli altissimi. Quando Thomas Mars scende un momento a cantare attaccato alla transenna, si ha proprio la sensazione che lo stia facendo non per rispettare un copione, ma proprio per la gratitudine nei confronti di un pubblico tanto osannante. E quando ringrazia la gente per non essersi spostata di un millimetro nonostante la sopraggiunta pioggia, si capisce quanto il ringraziamento sia sentito.

Per quanto riguarda la setlist, dopo un inizio pieno di canzoni importanti, come abbiamo visto, la band propone una serie di brani in teoria minori, ma solo perché non sono usciti come singoli, perché per il resto non hanno nulla da invidiare a quelli più blasonati. Ovviamente la prevalenza è per gli ultimi due dischi, ma non manca qualche episodio proveniente dai primi due. Gli encores iniziano con due canzoni solo voce e chitarra e poi terminano con un tris di grandi singoli: "Too Young", "If I Ever Feel Better" e "1901", al termine della quale Thomas scende nuovamente dal palco e stavolta sale in piedi sulla transenna, a raccogliere il più possibile il calore dei fan, che cantano, urlano ed applaudono sempre più adoranti.
Una domenica sera, quindi, perfetta sotto ogni punto di vista, che ha dimostrato come i Phoenix abbiano ben poco da invidiare a qualunque altra pop band anche per quanto riguarda l'aspetto live, e che ha dato a tutti i presenti la necessaria dose di sensazioni positive per iniziare di slancio la settimana
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