16/06/2010

Temper Trap + Kissaway Trail

Alcatraz, Milano


di Stefano Bartolotta
Temper Trap + Kissaway Trail

Erano diverse le ragioni che rendevano interessante questo ritorno dei Temper Trap a Milano, dopo la data dello scorso dicembre alla Casa 139. Il loro debutto "Conditions" è caratterizzato da una discreta e continua qualità melodica, e da un suono fresco e interessante, pur senza essere il massimo dell'originalità; i resoconti del live citato erano stati tutti entusiastici; il gruppo spalla, i Kissaway Trail, ha già ricevuto diversi buoni riscontri si due dischi pubblicati. Aggiungiamoci il massiccio airplay di cui ha goduto, fino a non molto tempo fa, il singolo "Sweet Disposition", e non c'è da sorprendersi nel trovare la versione rimpicciolita dell'Alcatraz molto affollata.

Come detto, sono i danesi Kissaway Trail ad aprire la serata, suonando sei canzoni per una buona mezz'ora totale. L'idea del sestetto sembra essere quella di proporre un indie-rock caratterizzato da brani strutturati in modo più dilatato e ad ampio respiro rispetto alla forma canzone tradizionale, con un flusso continuo di suoni e di parti vocali. Le idee melodiche non riguardano tanto il brano nel suo complesso, ma i giri di chitarra e di tastiera che vanno a interagire con una fantasiosa sezione ritmica e un cantato reso dinamico dagli incroci tra due differenti voci, dal timbro molto simile tra loro a dir la verità.
Non c'è mai l'impressione di prevedibilità all'interno delle canzoni, ma l'ascolto è sempre molto stimolante e il suono è pulito e compatto ma anche piuttosto articolato. Purtroppo non sempre tutta questa pregevolezza compositiva e interpretativa riesce a essere sinonimo di personalità, perché in più di un momento c'è un rimando eccessivo allo stile degli Arcade Fire, soprattutto nel terzo brano in scaletta. In ogni caso, un live convincente e una band che marita di essere seguita.

I Temper Trap suonano per il doppio del tempo rispetto al gruppo spalla, ma l'interesse suscitato si meriterebbe di essere meno della metà. Intendiamoci subito, non si può parlare di un brutto concerto, ma la performance della band australiana è tale da non lasciare minimamente il segno e non far provare alcun tipo di emozione. Il problema sta in un suono che manca completamente sia delle sfumature che della freschezza proprie del disco, e si preoccupa soltanto di avere il maggior impatto live possibile, risultando in tal modo piatto e freddo. La sezione ritmica scandisce i tempi con forza ma anche con eccessiva regolarità, le chitarre e la tastiera interagiscono tra loro sempre allo stesso modo e si mantengono sempre sulla stessa tonalità, la voce di Dougy Mandagi è ottima nel suo mantenere una buona potenza rimanendo sempre su registri alti, e il resto dei musicisti, quasi rendendosi conto che l'ugola del proprio leader è l'unica cosa che sappia andare al di là dell'ordinario, abbassa l'intensità dei propri strumenti durante il canto, proprio per metterlo smaccatamente in risalto.

Ovviamente è facile, con questa impostazione, catturare l'attenzione di tutta la platea, ma basta essere stati a più di quattro/cinque concerti nella propria vita che dopo un po' si ascolta ciò che sta avvenendo sul palco per inerzia, e senza che ci sia alcuno stimolo nel cogliere le soluzioni proposte dalla band, ché tanto è sempre la stessa solfa.
La qualità del cantato, l'indubbia compattezza d'insieme e canzoni che comunque hanno, come detto, buone melodie riescono a rendere il concerto comunque godibile, infatti il pubblico applaude con forza e in qualche caso canta all'unisono con il gruppo, ma è tutto troppo superficiale e quest'ora di musica dal vivo scorre via innocua come acqua su vetro.

Si esce dall'Alcatraz con la sensazione che i Temper Trap abbiano voluto impostare un live adatto alle grandi arene senza tener conto che, almeno in quest'occasione, si stavano esibendo in un club con un pubblico che non arrivava alle mille unità. In casi come questi, è inevitabile per un appassionato dimenticarsi in fretta di ciò a cui ha appena assistito, anche se, come nel caso del sottoscritto, si ritenesse che nel complesso la performance non meriti una bocciatura definitiva.

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