22/05/2011

Agnes Obel

Chiesa di Sant'Ambrogio, Villanova di Castenaso (BO)


di Alessandro Biancalana
Agnes Obel
In un contesto da rito medievale o sacra liturgia cattolica, si svolgono nella chiesa di Sant'Ambrogio a Villanova di Castenaso dei concerti particolari, collegati al Rocker Festival, che ogni anno si tiene a Bologna intorno alla metà di maggio. Grazie alla collaborazione del Covo Club e alla disponibilità del parroco Stefano Benuzzi, le date hanno proposto musica di grandissima qualità: dopo la nobile partenza con le sue tenerezze acustiche di Mark Kozelek, il programma è proseguito con l'intenso cantautorato pop di John Grant e con le composizioni neo-classiche di Dustin O'Halloran. L'ultimo concerto di questa particoalre rassegna è stata l'esibizione di Agnes Obel, cantautrice danese lanciata da un album meraviglioso (“Philarmonics”) e dall'inclusione di un suo brano nella colonna sonora di "Grey's Anatomy".

Con le panche della chiesa riempite da un pubblico eterogeneo, l'artista si presenta sul palco al piano, mentre al suo fianco si accomoda la violinista a supporto. Sorpresa da applausi generosi e fragorosi, la ragazza, seppur trincerata dietro un'estrema timidezza, infonde una forza incredibile alle sue canzoni. In grado di personalizzare con arrangiamenti live le tracce originali del suo debutto, la danese attira l'attenzione con un fare angelico, suonando il piano con precisione e finezza, coadiuvata perfettamente dalla sua partner, che non le è inferiore in termini di empatia e vigore. L'atmosfera si fa via via più intima grazie a un continuo susseguirsi di sibili, docili linee vocali e splendide partiture pianistiche.
L'esibizione è veloce, emozionante, scorrevole, non ha sbavature e il ritmo lento delle canzoni non appesantisce ma rende il tutto deliziosamente flemmatico, mozzafiato, quasi una lieve cantilena d'amore della durata di un'ora e mezza. Il contesto chiesastico è un perfetto guscio che pare essere costruito appositamente per ospitare questi suoni e non altri: le pareti, le luci, i piccoli anfratti della cappella settecentesca proteggono i suoni rilasciando un'acustica cristallina e incantata. Nonostante queste premesse, non è facile immaginare le delicate litanie “Just So” e “Riverside” risuonare fra queste mura conscrate, le parole non possono restituire tale emozione tanta è la particolare empatia creatasi fra contenuto e contenitore.

Nonostante qualche fastidio provocato dai flash dei fotografi, l'artista danese si è dimostrata grata e riconoscente per il calore dimostrato dal pubblico con un fare dimesso ma pur sempre rispettoso. Sorrisi, qualche cenno di consenso e un paio di inchini prima e dopo il bis sono quanto la sua indole introversa ci ha concesso.

Convinti di aver assistito a qualcosa di veramente speciale, consigliamo a chiunque abbia la possibilità di vedere un concerto di Agnes Obel in Italia o all'estero di fiondarsi senza esitazione, il prezzo del biglietto sarà ben ricompensato da uno spettacolo con pochi eguali.
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