10/07/2011

Austra

Piazza Ganganelli, Santarcangelo di Romagna (RN)


di Michele Palozzo
Austra
Santarcangelo è un antico borgo della bassa romagnola, oggi talmente tirato a lucido che i suoi abitanti dei secoli scorsi farebbero fatica a riconoscerlo. Edifici e strade brillano di lampioni giallastri, la gente si infittisce attorno alle bancarelle: anche qui è arrivata un'altra estate e la piazza gremita di famigliole, tutte rigorosamente gelato alla mano, ne è la riprova. Ma ci voleva un nuovo fenomeno come gli Austra per ridimensionare decisamente la media anagrafica di questo angolo della Romagna, che questa sera vede un pubblico abbastanza affezionato, nonostante parliamo di una nuovissima leva della musica indipendente nordamericana.

Di per sé "Feel It Break", album d'esordio esemplare in quanto a solidità, lasciava intendere che non si trattava del solito gruppetto chic adagiato su una montagna di asettico synth. La forza dei canadesi Austra gravita attorno alla splendida voce di Katie Stelmanis, già autrice di un disco a nome proprio del 2008: il suo timbro potrebbe ricordare una Zola Jesus meno gutturale e la scrittura dei pezzi è certo debitrice verso il duo svedese The Knife, ma il talento genuino e ricco di passione, senza impostazioni innaturali, lo si avverte sin dai primi vocalizzi di "Darken Her Horse", in apertura anche del concerto. Col tastierista d'ordinanza sì, ma anche basso e batteria come dio comanda; a bordo palco inoltre ci si parano di fronte due magnetiche coriste/ballerine, le quali si esibiscono subitamente in movimenti sinuosi, di spalle l'una e di bacino l'altra - viene da pensare che ogni concerto del genere meriterebbe un simile corollario. Il beat è dapprima subdolo, viene mantenuto evanescente un paio di minuti per poi colpire dritto al cuore, con una classe che non si può che definire genuinamente "femminea".

A volte si può vincere anche con poche armi a disposizione, se le si usa bene. Il cocktail degli Austra è trasparente (ma non incolore), non si basa su espedienti d'immagine ma solo ed esclusivamente sul contributo di ogni strumentista. l'iniziale incomprensione col fonico e alcune esitazioni da parte dell'occhialuta batterista non sono sufficienti ad abbattere l'impianto melodico complessivo, che la giovane frontwoman impreziosisce senza sosta con il suo canto cristallino. Brividi lungo la schiena all'udire gli acuti di "The Villain", o i falsetti di "Hate Crime" e del singolo "Lose It"; le braccia di Katie disegnano circonvoluzioni nell'aria, come stesse dirigendo un'orchestra immaginaria quale potremmo essere noi, in completa balìa del ritmo. "The Beat and the Pulse", come titola il loro cavallo di battaglia, null'altro: una volta sopraggiunta questa hit dal fascino oscuro e peccaminoso, le braccia e le gambe non rispondono più, i muscoli hanno la meglio sul pensiero, ci si abbandona collettivamente ad un movimento ossessivo, liberatorio. Sembra di conoscere quei battiti da sempre, tant'è l'immediatezza con cui raggiungono gli spettatori; non c'è dispersione né confusione del suono, il prodotto rimane asciutto come voleva essere da principio.

C'è euforia, ma già sapevamo che era destinata a durare poco. Parliamo di un gruppo all'esordio che, dopo aver estratto tutti i suoi assi nella manica, può concederci il bis solo per mezzo di una cover - per una più gloriosa chiusura del cerchio vi rimandiamo ancora una volta all'album, che si conclude con un episodio di strabiliante lirismo come "The Beast", più meritevole di una sala di teatro che non di un palco qualsiasi. Per ora tuttavia ci accontentiamo, eccome.

Si ringrazia Samuele Arcidiacono per il contributo fotografico

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