06/07/2011

Metallica, Slayer, Megadeth, Anthrax

Arena Concerti, Rho (Mi)


di Stefano Bartolotta
Metallica, Slayer, Megadeth, Anthrax
Doverosa premessa: l'autore di questo articolo non è affatto un esperto di metal. Ho avuto, infatti, un periodo in cui ascoltavo questo tipo di musica, ma dal 1996 me ne sono progressivamente disinteressato. Questa, però, era l'occasione per far rivivere i ricordi di quegli anni lontani, caratterizzati dai concerti come quelli di Pantera e Machine Head, perché il quartetto che si è esibito a Rho rappresenta, almeno nell'immaginario collettivo, il meglio del thrash metal.
Probabilmente non sono stato l'unico a essere attratto lì da nostalgia del passato o da curiosità: infatti, il numero di persone presenti all'interno dell'enorme location è così alto da avere buone probabilità di risultare superiore alla somma delle presenze di pubblico nel caso in cui questi quattro gruppi avessero organizzato concerti singoli. Del resto, provate a immaginare cosa accadrebbe in caso di un tour congiunto Oasis - Blur - Pulp - Suede, oppure Bob Dylan - Neil Young - Leonard Cohen - Paul Simon. Va rimarcato il fatto che tutte le band hanno avuto molto tempo per suonare, quando di solito i primi che salgono sul palco hanno a disposizione una mezz'oretta scarsa, quindi venire qui era davvero quasi come vedere quattro concerti interi.
Sulle problematiche connesse alla location si trovano già ampie trattazioni in giro per la rete, mi limiterò, quindi, a menzionarne due relative all'evento specifico: la poco giustificabile differenza di volumi tra gli altri gruppi e i Metallica, a favore di questi ultimi, e la difficoltà a realizzare un pogo con tutti i crismi per via dell'esiguità dello spazio tra la zona mixer e la transenna che delimitava il pit sotto al palco, spazio in cui si è ammassata una tale quantità di persone da impedire fisicamente ogni movimento.

Tocca agli Anthrax aprire le danze, sotto un sole cocente ma con tanta gente già posizionatasi per godere dell'evento. Il metal dei newyorkesi è genuino e ruspante, fatto dalla gente per la gente. Questo tour vede l'assenza del chitarrista storico Scott Ian, sostituito da Andreas Kisser dei Sepultura, per via della recentissima paternità. Il frontman Joey Belladonna fa il mattatore senza sfruttare alcuna eventuale aura da star, ma atteggiandosi come se volesse far capire a chi sta sotto al palco che lui è uno di loro. Questa loro semplicità di base non significa certo che i musicisti siano limitati tecnicamente, anzi, la performance è pregevole, soprattutto quella della sezione ritmica formata da Charlie Benante alla batteria e Frank Bello al basso. La band sa come coinvolgere il pubblico anche con la strutturazione della setlist, proponendo quasi subito due tra i pezzi più conosciuti, ovvero "Got The Time" e "Antisocial". La gente canta, si agita per quanto possibile e si diverte tantissimo. Durante "Indians" arriva poi il momento più bello e sorprendente, perché sul palco sale Scott Ian, che ha deciso, senza annunciarlo, di raggiungere la band solo per questa data italiana. I fan lo riconoscono subito e vanno fuori di testa. In definitiva un set trionfale che ha solidificato il rapporto di vero a more tra gli Anthrax e il pubblico italiano.

I Megadeth, invece, sono l'esatto opposto rispetto al gruppo precedente sotto diversi aspetti. La loro proposta, infatti, è basata su un grande sfoggio di tecnica ed è impressionante assistere live ai virtuosismi di questi musicisti e alla loro capacità di far interagire le diverse parti in modo dinamico e mai scontato. Il leader Dave Mustaine, in particolare, esegue numeri notevoli con la propria chitarra e si mostra attentissimo a ogni particolare del suono, visto che utilizza sei diversi strumenti nei 70 minuti di set. Le debolezze della band losangelina sono due: la prima è quella vocale, con Mustaine in chiara difficoltà dall'inizio alla fine, la seconda è quella dell'interazione con i fan, praticamente inesistente. Va da sé, quindi, che si respiri nell'aria molta meno elettricità rispetto a quando sul palco c'erano gli Anthrax, anche se è impossibile non scaldarsi con brani come "Hangar 18", "Peace Sells" e "Symphony Of Destruction". In definitiva, prova superata anche per i Megadeth, anche se indubbiamente alla fine della giornata saranno la band che avrà lasciato il ricordo meno positivo.

Si rimane a Los Angeles con gli Slayer e anche per loro c'è un cambio nella line-up, con il chitarrista Jeff Hanneman sostituito, solo per questa data, da Gary Holt degli Exodus. Se c'è una cosa che questa band deve necessariamente mostrare durante i propri concerti è la cattiveria, e per fortuna il quartetto ne sforna in gran quantità fin dall'iniziale "World Painted Blood". Il loro stile è piuttosto diverso da quello degli altri Big Four, perché il songwriting è molto meno melodico, lo sviluppo dei brani è decisamente schizofrenico e quasi per nulla lineare e c'è una grande importanza delle suggestioni date dall'aggressività con cui vengono suonati i singoli strumenti. È un po' ciò che accade, seppur in modo diverso, nel death-metal e nel black-metal, non a caso ritenuti generi influenzati dagli Slayer, anche per via delle tematiche sataniste presenti nei testi. Tutto questo, dal vivo, si traduce necessariamente in un flusso di potenza e adrenalina davvero travolgente e molto del merito va al batterista Dave Lombardo, davvero unico nel tenere con costanza una ritmica alla quale non si rende giustizia anche definendola come ossessiva e martellante. Il leader e bassista Tom Araya mostra di essere in buona forma vocale, anche se sul palco è immobile, ma del resto sono ben noti i suoi problemi alla schiena che hanno costretto la band a rimandare di oltre sei mesi il tour dell'anno scorso. Anche gli Slayer, così come i Megadeth, dialogano poco con la gente, però per loro la giustificazione viene dall'enorme violenza con cui suonano e che necessariamente non li rende abbastanza lucidi da poter pensare anche all'aspetto del coinvolgimento dei fan. La setlist non si fa mancare classici come "Mandatory Suicide", "Chemical Warfare" e "Season Of The Abyss" e ha un finale pirotecnico prima con "South Of Heaven" e poi con i due brani più devastanti, ovvero "Raining Blood" e "Angel Of Death". Una botta di energia davvero notevole, nonostante l'accennato problema dei volumi non all'altezza.

Le star della serata sono indubbiamente i Metallica, che hanno a disposizione un impianto decisamente migliore rispetto agli altri e un tempo anche molto più lungo. Si potrebbe discutere a lungo sulla disparità di trattamento, ma in fondo questo 2011 segna il trentesimo anno di carriera per la band e soprattutto i Four Horsemen giustificano i favoritismi con una performance semplicemente incredibile. Certo, buona parte della riuscita dello show è dovuta alla setlist, con solo tre canzoni che non provengono dai primi quattro album, quelli che da soli bastano a definire i Metallica come il riferimento per eccellenza del thrash-metal. Però è anche importante il modo in cui questi brani leggendari vengono eseguiti e almeno questa sera il livello è davvero alto. Questo vale soprattutto per la coppia James Hetfield/Kirk Hammett: il primo canta con timbro potente e pulito e la sua ugola non sembra aver risentito dell'usura del tempo, mentre il secondo mostra una grandissima padronanza della propria chitarra, sfornando a getto continuo riff e assoli per niente facili con la massima naturalezza. Dietro la coppia d'oro, la sezione ritmica compie ottimamente il proprio dovere, con l'attuale bassista Robert Trujillo che spinge il più possibile e il batterista Lasr Ulrich che invece suona in modo più conservativo, ma comunque efficace. Insomma, l'aspetto live dei Metallica nel 2011 è un giusto mix tra esperienza e un'energia dovuta al genuino entusiasmo che la band sta provando nel portare in giro la parte del proprio repertorio con cui sono state ottenute le maggiori soddisfazioni. Infatti, canzoni come "Hit The Lights", "Master Of Puppets", "Seek And Destroy", "Welcome Home (Sanitarium)" e via via fino alla conclusiva "Creeping Death", portano gioia non solo agli spettatori che le stanno ascoltando, ma anche ai musicisti che le stanno suonando e che possono confrontarsi con grandi capolavori senza dover dar retta anche a composizioni più recenti e decisamente meno riuscite. L'atmosfera che si instaura nel parterre è indescrivibile e la complicità tra artisti e pubblico è totale, anche grazie al fatto che Hetfield è un intrattenitore consumato e sa come parlare alla sua gente per aumentarne ulteriormente le vibrazioni positive.

Negli encore c'è anche spazio per una manifestazione di unità della scena, con membri degli altri gruppi che salgono sul palco e suonano una cover di "Die Die My Darling" dei Misfits, tutti insieme appassionatamente nonostante i litigi che si sono verificati in passato tra alcuni di questi musicisti. È davvero scoppiata la pace o si tratta di una forzatura dovuta ai grandi incassi garantiti da questo tour insieme? Non lo sapremo mai, quel che è certo è che queste date non rappresentano il canto del cigno di vecchietti senza più energia, ma sono invece un'orgogliosa rivendicazione delle capacità che, ancora adesso, caratterizzano questi gruppi storici che non hanno nulla da invidiare alle nuove leve, anche estendendo il discorso a ogni genere musicale, non solo al thrash-metal.
Setlist
METALLICA

1. The Ecstasy of Gold (Ennio Morricone)
2. Hit the Lights
3. Master of Puppets
4. The Shortest Straw
5. Seek & Destroy
6. Welcome Home (Sanitarium)
7. Ride the Lightning
8. Through The Never
9. All Nightmare Long
10. Sad But True
11. The Call of Ktulu
12. One
13. For Whom the Bell Tolls
14. Blackened
15. Fade to Black
16. Enter Sandman

17. Die, Die My Darling (Misfits cover) (with Slayer, Megadeth and Anthrax)
18. Damage Inc.
19. Creeping Death


SLAYER

1. World Painted Blood
2. War Ensemble
3. Postmortem
4. Stain of Mind
5. Disciple
6. Dead Skin Mask
7. Hate Worldwide
8. Mandatory Suicide
9. Chemical Warfare
10. Seasons in the Abyss
11. Snuff

12. South of Heaven
13. Raining Blood
14. Black Magic
15. Angel of Death


MEGADETH
1. Trust
2. In My Darkest Hour
3. Wake Up Dead
4. Hangar 18
5. Head Crusher
6. Poison Was the Cure
7. 1,320'
8. Sweating Bullets
9. Public Enemy No. 1
10. (New Song)
11. A Tout Le Monde
12. Symphony of Destruction
13. She-Wolf
14. Peace Sells
15. Holy Wars... The Punishment Due

ANTHRAX

1. Caught in a Mosh
2. Got the Time
3. Madhouse
4. Antisocial
5. Indians
6. Fight 'Em Till You Can't
7. (New Song)
8. Metal Thrashing Mad
9. Medusa
10. Only
11. I Am The Law

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