24/06/2011

Stewart Copeland & Friends

Casa del Jazz, Roma


di Alessandro Ricci
Stewart Copeland & Friends

Concerto ricco, pieno, breve e assai intenso, quello di un sereno venerdì di giugno, a Roma. A suonare è, prima di tutti, Stewart Copeland. Uno di quelli che, alla batteria dei Police, han fatto la storia del rock. Ad accompagnarlo ci sono artisti italiani di grandissimo livello, che hanno concorso a creare un'atmosfera del tutto particolare nella suggestiva cornice della Casa del Jazz.

 

Tra le particolarità della serata che hanno contribuito a creare un legame immediato col pubblico, vi è stata una bella intervista prima dello spettacolo vero e proprio, attraverso la quale - con parole e video inediti, risalenti ai tempi dei Police - si sono ripercorsi alcuni dei passaggi fondamentali e delle vicende più significative del terzetto anglo-americano. A fare da sfondo ad aneddoti ed episodi, c'è il difficile rapporto tra Sting e Copeland, che, non da ultimo, si è ripresentato nella reunion di qualche anno fa. Il tutto è stato condotto partendo dalla presentazione del libro ("Strange Things Happen. La mia vita con i Police, il polo e i pigmei", Minimum Fax, 2011) che racconta i retroscena e le verità del batterista inglese, con spaccati di vita ed esperienze personali davvero interessanti.

Gruppo spalla, il terzetto del figlio dello stesso Copeland: gli Hot Head Show. Mostruosi ognuno al proprio strumento, un po' matti e a tratti psichedelici ("The Lemon Lp" è il loro secondo e ultimo cd, sentire "Chopstickabean" e "Bambini" per credere...), che in una mezz'ora hanno impressionato il pubblico con virtuosismi vocali e musicali e scaldato il palco alla superband.

 

Di superband si deve parlare: perché accanto a Copeland senior, infatti, si ritrovano artisti come John De Leo, Max Gazzé e Niccolò Fabi, con alla chitarra Cesare "Mac" Petricich dei Negrita, al basso Armand Sabal Lecco (Simon & Garfunkel), alle percussioni Mauro Refosco e, al piano, Vittorio Cosma (PFM, Elio e Le Storie Tese) e Gianni Maroccolo (Litfiba, CSI e PGR). Apre alla voce Refosco con un paio di pezzi dalle sonorità "esotiche", per passare il testimone a uno che della voce ha cercato, e continua a cercare, di farne uno strumento vero e proprio: l'ex Quintorigo John De Leo, che col suo solito stile - del tutto particolare, che desta sicuramente attenzione e curiosità -  ha magistralmente interpretato due pezzi, dando ennesima prova (nemmeno a dirlo) delle sue immense qualità vocali. Max Gazzé, che si è presentato sul palco con tanto di foglietto in mano, ha fatto sua "Don't Box Me In", il vecchio successo cantato da Stan Ridgway, che nel 1983 fece da colonna sonora al film "Rusty il selvaggio".

 

Dopo l'esibizione di Gazzé, il suo amico Niccolò Fabi, impegnato in questi proprio nel suo personale tour, ha eseguito una personale, sentita e riuscitissima versione di "Darkness", canzone presente nel disco dei Police del 1981, "Ghost In The Machine". In conclusione, a suggello della bella serata, una corale "Does Everyone Stare?" (traccia dieci di "Reggatta de Blanc" e scritta dallo stesso Copeland), che ha visto un Fabi in grande spolvero e Gazzé in suo supporto ai cori.

Grande musica in questa intensa e rievocativa serata romana, con un Copeland mattatore e come al solito strepitoso - con gli immancabili guantoni e fascia in testa bianchi - accompagnato da musicisti di enorme livello, a riproporre brani passati in una veste nuova, in concerti la cui unica pecca è quella di essere troppo brevi.

 

Il lancio di bacchette nel finale, dietro piatti e casse della batteria, è la ciliegina sulla torta di questa serata: uno storico gesto di un leggendario musicista, che dimostra di sapersi mettere ancora e continuamente in gioco, anche in più "intime" - rispetto ai grandi concerti a cui è stato abituato il pubblico dei Police - situazioni musicali, dando prova di capacità e amore per la musica fuori dal comune.

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