30/05/2011

Dj Shadow

Vox, Nonantola (MO)


di Alberto Guidetti
Dj Shadow

Shadow è una delle persone che mi hanno spinto a cominciare a far girare i dischi sui piatti, uno che mi ha passato parte di quella filosofia che sta dietro al mixer, facendomi guardare alla faccenda non più come semplice mix di una canzone dietro l'altra ma come qualcosa di qualcosa di generativo, che crei un suono personale che faccia delle canzoni di altri un mondo che diventa tuo e di chi in quel momento, se capita, ti ascolta.

 

Shadow sono anni che non produce niente di davvero significativo, album di maniera a volte buoni e a volte mediocri come è naturale che sia o che possa succedere. Vederlo dal vivo è come andare a messa quando la fede è cambiata e la disillusione è passata a trascinarti via, da spettatore felice che le cose funzionino alla grande ma senza più quel trasporto che mi faceva da co-pilota durante i viaggi in auto da neopatentato verso qualche orribile locale che ospitasse la mia passione.

 

Shadow si presenta sul palco assieme alla sua sfera magica dentro la quale è allestito il set e sulla quale verranno proiettati i visual durante tutta l'esibizione. Il cut'n'paste funanbolico del non più così giovane Joshua Paul Davis è assistito da un kit abbastanza intelleggibile da sotto il palco che prevede turntable, cdj e mixer ovviamente, ma anche sampler Akai, effettistica di vario genere e - suppongo - le immancabili interfacce della Serato collegate a un laptop.

Ci si addentra nel mondo nervoso del produttore, l'hip-hop marcio e caotico che spesso sconfina in accelerazioni d'n'b o drill è un magma continuo che prevede il passaggio arbitrario da successi del passato a nuovi tool rappresentando Shadow come un artista assolutamente non poliedrico ma decisamente autistico, un pregio che pochi sanno esprimere con tanta sincerità, mostrando una passione gigante per ciò che è la ricerca minuziosa del sample, del lavoro sulla composizione come lavoro non solo cognitivo verso sé stessi ma di stimolazione verso l'ascoltatore.

 

La frammentarietà dei dischi di Shadow viene amplificata cento volte lungo tutto il live e cento volte altrettanto all'interno di ogni dei (cinque? perdonate la poca memoria) segmenti, rubando ovunque nella musica, come già sappiamo, ma portando la propria istintività in una forma live che mostra tutte le capacità e i limiti della sua musica e della sua esibizione.

 

"Musica registrata", bravi tutti a farla e bravi voi che lo pensate, l'opera di Shadow rimane criptica e di difficile lettura, si gioca sullo stesso territorio dei live dei Daft Punk, con l'inconveniente che il guru della sampladelica dal vivo non può spaziare, non può allargarsi perchè semplicemente lui è quello e non può diventare altro e dunque nemmeno la sua musica può. Rimane il piacere immenso di vedere quello che la prima volta che ascoltai "Endtroducing" pensai "anche io voglio!", dell'apprezzarne le doti maestose di chi è stato il numero 1 ed è ancora il numero uno quando lascia partire "Building Steam With A Grain Of Salt" o l'anthem "Organ Donor". Quando lo sguardo era oltre l'orizzonte mentre noi giovani dj si faticava a tenere i loop a tempo.

L'altra faccia della medaglia è quanto un live strutturato così, per quanto possa trascinare, abbia ancora senso e non sia solo modernariato.

Chissenefrega.

Un grazie particolare ad Alex Poltronieri per le foto e i video.
Grazie anche a Nadia per una decina d'anni, circa.

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