27/10/2011

Jens Lekman

La Salumeria Della Musica, Milano


di Stefano Bartolotta
Jens Lekman
L'impatto live di certi artisti va giudicato quasi a prescindere dalla qualità dell'esecuzione musicale. Essa, infatti, può mostrare limiti di diversa natura, ma questo problema c'entra poco con l'intensità delle sensazioni che vengono trasmesse dal palco ed investono il pubblico. Jens Lekman è uno di questi artisti, anzi, probabilmente è il miglior esempio possibile del concetto appena espresso. È difficile, infatti, farsi venire in mente un altro live così facilmente criticabile proprio per quanto riguarda il modo in cui i brani vengono eseguiti ma che, allo stesso tempo, sa lasciare agli spettatori emozioni davvero profonde.

Era la terza volta che assistevo ad un concerto di Lekman. Le precedenti due occasioni avevano visto lo svedese accompagnato da una band piuttosto ampia, con tastiere, archi e tutto ciò che serve per riprodurre dal vivo il suono presente nei suoi dischi. Questa volta, invece, il Nostro si presenta armato della sua chitarra acustica e coadiuvato esclusivamente da un batterista. Il discorso sulla limitatezza tecnica del'esecuzione, però, è sempre valido: le volte scorse, la band si muoveva in modo un po' troppo macchinoso, soprattutto nei cambi di tempo e di tonalità; stavolta il problema riguarda l'eccessiva ripetitività sia degli accordi di Jens che dell'accompagnamento ritmico. Il duo cerca di ovviare al problema proponendo solo una decina di canzoni con questo assetto, e sfruttando invece un ampio uso di basi registrate per le successive cinque o sei; non serve certo sottolineare che si tratta di una scappatoia troppo facile perché posa essere approvata così a cuor leggero.

Il bello è che, invece, il pubblico la approva incondizionatamente e prima non aveva mostrato di considerare minimamente i problemi sopra evidenziati, lanciandosi invece da subito in grandi manifestazioni di entusiasmo per il proprio beniamino. E attenzione, non si tratta di cieco fanatismo di persone a cui basta che il proprio idolo sia lì davanti a loro per perdonargli tutto: chiunque, anche un neofita totale, non avrebbe resistito al fascino di un set a dir poco magnetico. I motivi che rendono possibile lo sprigionarsi di questa magia sono diversi e solo uno, in realtà, può essere spiegato a parole. Sto parlando della voce di Jens Lekman: dolce, avvolgente, delicata e pulitissima, capace sia di sfruttare la morbidezza dell'accompagnamento acustico che di stagliarsi con assoluta naturalezza sopra il volume un po' troppo alto delle basi registrate. Lo svedese è un vero e proprio manuale di canto vivente. Il resto è davvero difficile da far capire a chi legge e non era presente: l'equilibrio tra candore e genuinità d'animo da un lato e carisma irresistibile dall'altro è un qualcosa di unico e porta tutti i presenti in sala, che siano fan di lunga data o semplici curiosi, ad arrendersi senza condizioni all'irresistibile arte di Jens Lekman.

Venendo al dettaglio delle canzoni eseguite, ci si è mossi tra i vecchi successi, i nuovi brani presenti nel recentissimo Ep "An Argument With Myself" ed altri episodi che presumibilmente finiranno in un nuovo album di prossima pubblicazione. Tra questi ultimi è sempre affascinante "The End Of The World Is Bigger Than Love", che comunque è già stata diffusa in free download da oltre un anno ma ancora non è apparsa in alcuna pubblicazione ufficiale; tra i brani del nuovo Ep piace soprattutto "Waiting For Kirsten", sia per la melodia che per il testo divertente; tra i vecchi cavalli di battaglia spiccano una "Black Cab" ottimamente rivisitata in chiave intimista ed una "A Sweet Summer's Night On Hammer Hill" con la quale Jens riesce subito a coinvolgere il pubblico. Quando si passa alle basi registrate, diverte soprattutto "The Opposite Of Halleluja" dove Lekman si produce in una sorta di "air glockenspiel" di gran classe.

Questa è l'ultima canzone prima degli encore, richiesti dal pubblico in modo particolarmente sentito. Come fa sempre in questo punto del set, Jens torna sul palco da solo r riesce ad essere particolarmente ammaliante. Dapprima inizia a scaldare i cuori con "And I Remember Every Kiss", poi ripropone quello che ormai è una sorta di rito, ovvero una "Pocketful Of Money" in cui fa cantare alla gente a ripetizione il verso "I'll come running with my heart on fire" ed intonando sopra questo cantato melodie che sortiscono l'effetto di fondere la sua voce con quelle della platea, infine accontenta le richiesta di molti con "A Postcard To Nina". Con le parole conclusive "Yours truly, Jens Lekman", l'artista saluta definitivamente la sua gente, ormai completamente persa nell'amore per lui. Tutti quanti lasciano il club con la speranza che un altro concerto di Jens Lekman arrivi presto: c'è sempre bisogno di serate così.

Foto di Diana Crippa
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