05/04/2011

Roger Waters - The Wall Live

Forum Assago, Milano


di Sigfrido Menghini
Roger Waters - The Wall Live

Più che un concerto, "The Wall Live" è uno spettacolo totale, un vero e proprio kolossal messo in scena con uno straordinario spiegamento di mezzi. Se trent'anni anni orsono questo live aveva segnato l'apice spettacolare dei Pink Floyd e un punto di riferimento nell'evoluzione tecnologica dei palchi rock, questa versione del nuovo millennio, forte soprattutto dei progressi digitali, non è da meno quanto a sforzo produttivo e a resa spettacolare.

La scaletta musicale della serata è fedele all'originale, ma in questa nuova versione Waters, nell'intreccio di tematiche che compongono il cosiddetto "concept" dello spettacolo, dà maggiore spazio e peso a temi universali, in particolare quello pacifista, piuttosto che a quelli a sfondo personale. Partendo dalla citazione del padre morto ad Anzio nel corso della seconda guerra mondiale, l'attenzione del bassista si sposta ora sulle vittime di ogni conflitto che continua ad essere combattuto tragicamente in ogni parte del globo. Durante l'intervallo, sull'enorme muro costruito sul palco, mattone dopo mattone nel corso della prima parte dello show, spiccano simbolicamente le storie di decine di vittime di guerre combattute a ogni latitudine e in ogni epoca. Il muro diventa lo spazio dove inserire gli epitaffi di soldati, donne, bambini caduti per mano della follia dell'uomo. Il muro, questo nuovo muro del XXI secolo, concepito dal bassista molto prima della caduta di quello di Berlino (dove il kolossal sarà poi messo in scena nel 1990), porta i segni della globalizzazione. Tra graffiti e scritte che lo coprono, spiccano i marchi delle multinazionali, sempre più centri di potere economico mondiale, affiancati a simboli religiosi e politici troppo spesso sventolati come bandiere nei conflitti e qui, nelle animazioni, trasformati in bombe ideologiche che piovono sugli innocenti.

Nonostante questo spostamento del baricentro concettuale verso temi universali, non vengono meno gli argomenti legati alla esperienza personale di Waters, sottolineati da momenti scenografici entrati nell'immaginario degli appassionati di "The Wall", quali pupazzi giganteschi, caricature della madre, della moglie, del maestro, che si muovono ai bordi dell'immenso palco, oppure la riproduzione della stanza di albergo dove si consuma la pazzia del protagonista Pink, interpretato da un Roger seduto su di una sedia a pochi metri dalle tribune, verso le quali si rivolge con rinnovato spirito di dialogo. Il Waters visto a Milano, ma anche nelle apparizioni soliste di questi ultimi dieci anni (posso aggiungere anche in occasione della reunion avvenuta per il Live 8 nel 2005) non ha infatti niente a che vedere con l'immagine di persona scontrosa, irascibile ed egocentrica che il bassista si era costruito nel tempo, fino al famoso e clamoroso episodio dello sputo rifilato a un fan in prima fila in un concerto dei Pink Floyd nel 1977. Waters è un arzillo sessantasettenne che pare aver messo finalmente da parte i fantasmi del suo passato, compresi i conflitti, esasperati anche sul piano legale, con il resto della band.
Se negli anni 70 i Pink Floyd non erano conosciuti come singoli musicisti ma solo come parti del gruppo, ora Waters si compiace d'essere acclamato universalmente come mito e come autore solista e, da grande vecchio del rock, sembra volersi inserire sulla scia del solco lasciato dal John Lennon versione pacifista.

Roger Waters - The Wall LiveSul piano dello show quello che davvero sorprende è la perfezione della tecnologia digitale che supporta le proiezione di filmati che si susseguono lungo l'intera serata sul muro eretto sul palco che si  trasforma in un gigantesco schermo di settanta metri. I trent'anni trascorsi dalla prima versione dello show (poche date in due successivi tour nel 1980 e nel 1981) si sentono tutti quando vengono proiettate alcune delle animazioni originali ideate da Gerald Scarfe, che certo mantengono il loro fascino sinistro e inquietante, ma che appaiono davvero datate quando sono alternate ai nuovi effetti digitali, che lasciano lo spettatore letteralmente a bocca aperta. Le centinaia di mattoni che compongono il muro, via via costruito nella prima parte della serata fino all'occultazione totale del palcoscenico e dei musicisti che continuano a suonare, sono perfettamente replicati, uno a uno, da fasci di luce capaci così di creare a piacimento suggestioni ed effetti ottici spettacolari. I singoli mattoni virtualmente escono e poi si re-incastrano nel muro, togliendo allo spettatore punti di riferimento e certezze sulla solidità e stabilità dell'intera struttura scenica. In alcuni passaggi dello show, il muro sembra girare su se stesso e poi esplodere verso la platea disorientata ed elettrizzata dalla massa di suoni ed effetti che la sommergono.
L'impianto di amplificazione, con gruppi di diffusori distribuiti in diversi punti della sala, mostra tutta la sua magnificenza avvolgendo il pubblico a 360°. Diverse volte durante la serata mi sono sorpreso a voltarmi a destra e a manca per rincorrere suoni , rumori, effetti assortiti.  Solo, come già era accaduto in occasioni di precedenti concerti solisti del bassista, il suono diventa quasi lancinante quando sul tappeto musicale della band vengono inseriti ulteriori strati preregistrati di folla urlante, forse per creare uno stordente effetto epico che si rivela più che altro un distorto effetto bolgia. Sembra di essere allo stadio in occasione di certe partite quando le registrazioni della folla diffuse dagli altoparlanti sovrastano il boato del pubblico stesso, generando un certo fastidio e senso di finzione.

"The Wall live" è immersione sensoriale totale, una sorta di grande scatola di effetti speciali e a sorpresa: alzi lo sguardo e vedi la riproduzione di un caccia da guerra con l'apertura alare di qualche metro che attraversa la sala e si schianta sul muro incendiandosi, oppure il mitico maiale volante, questa volta più simile a un cinghiale (che i diritti dell'originale siano detenuti dai Pink Floyd?) che sorvola il parterre. Dal punto di vista musicale non c'è molto da dire. La partitura è molto simile all'originale. I musicisti fanno il loro dovere con perizia. I soli chitarristici di Gilmour sono riprodotti molto fedelmente, ma senza enfasi. Qualche fan nostalgico avrebbe forse preferito vedere apparire David in cima al muro all'attacco del ritornello di "Comfortably Numb", rievocando quello storico palleggio scenico che coinvolgeva bassista e chitarrista negli show anni 80. Personalmente più che non sentirne la mancanza, me ne sono fatto una ragione.
Che questo "The Wall live" sia un concerto di Waters lo si capisce quando l'artista si ritaglia spazi autocelebrativi, ergendosi da solo al centro della scena, lui demiurgo, al cospetto di cotanta opera. Ma, ancor di più, questo live è la messa in scena di una solida partitura, un classico che in futuro potrebbe essere replicato come opera rock teatrale a Broadway e in giro per il mondo, secondo la logica che ha già portato in scena la storia musicale di diversi miti del rock e del pop.

Ritengo che "The Wall" come concept, come show, come idea, sia più forte dello stesso marchio Pink Floyd e dello stesso Waters, suo principale artefice. Se la riproposizione di qualunque classico floydiano anni 70, effettuata dal vivo vuoi da Waters vuoi da Gilmour - che sia l'intera esecuzione di "The Dark Side Of The Moon" o qualunque brano storico della band, come "Shine On You Crazy Diamond", "Dogs" o "One Of These Days" per citarne alcuni - non può che lasciare l'amaro in bocca per l'impossibilità di ricreare il pathos di leggendarie esecuzioni giocate su equilibri, alchimie e improvvisazioni costruite in anni e anni di intensa attività live della band, "The Wall" vive di una luce propria, peraltro musicalmente semplice in senso tecnico, che può essere riprodotta da qualunque musicista- esecutore professionista. La stessa idea originale della "Surrogate Band" (la band di cloni che doppiava i 4 Floyd nel primo "The Wall live") sottintendeva la possibilità che lo show così colossale e mastodontico potesse essere suonato da chiunque, senza che nemmeno il pubblico se ne potesse accorgere.

Sei date sold-out al Forum per oltre 60.000 spettatori, quattro ad aprile e poi altre due il prossimo luglio, danno una dimensione dell'evento. Sono passate più di 30 stagioni, ma il kolossal "The Wall" continua a incantare. Questa è storia: uno dei grandi classici del rock che si proietta con forza verso le nuove generazioni e il nuovo millennio.

Un'analisi completa di "The Wall": il disco, lo show, il film

Foto di Maury Mauser

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