30/09/2011

Sunn O)))

Circolo degli Artisti, Roma


di Gianni Avella
Sunn O)))

Come i film per tutti, esistono anche i concerti per tutti. O meglio esistono concerti che, al di là del genere, tutti dovrebbero vedere una volta nella vita. 

In merito al live dei Sunn O))) avevo un paio di curiosità: la prima, constatare se i volumi del loro set davvero mettono a repentaglio - come si dice in giro - il luogo che li ospita; la seconda, osservarne il seguito, capirne il pubblico. A chi piacciono, insomma. Partendo dall'ultimo quesito, di contro a qualche metallaro (mio amico, e quindi non l'assoluto) che li considera pompati e poseur, il Circolo Degli Artisti è per stragrande maggioranza cinto di t-shirt inneggianti Slayer, Entombed, Death e pure Celtic Frost. Quindi mi basta. Per la resa su palco, invece, credo che le mura del loco se la siano vista sul serio brutta.

 

Verso le 22.30 una coltre di fumo artificiale investe il locale: una lunga intro di tastiera e poi, in penombra, incappucciate e austere le sagome di Stephen O'Malley e Greg Anderson. Parte una parvenza di riff (ma pure un ghigno, se non un ululato) e le mie orecchie maledicono la giornata di oggi. Pur conoscendo poco del loro catalogo, so che il supporto fisico è una dimensione transitoria prima della catarsi on stage. Detto questo, nel seguente report non citerò una canzone che sia una, poiché oltre a non ricordarle credo sia pure inutile. Poco più di un'ora e tutto viene a cadere: senso del tempo e dello spazio, udito (più dei volumi, a essere esagerate sono le frequenze) e qualche granello di intonaco. Sarò banale, ma più di un concerto è un'esperienza.

O'Malley e Anderson, indistinguibili l'uno dall'altro, muovono con la cadenza di un mammuth in agonia. Li soccorre un tastierista, a me sconosciuto, intravisto a fine concerto e armato di Moog, e la presenza messianica di Attila Csihar. Si manifesta a metà concerto, piazzandosi al centro del palco, l'uomo dei fu Mayhem. Fermo nella sua mattonella, solenne e salmodiante (varie sfumature del verbo growl), con la complicità del caldo, sembra davvero la proiezione del maligno. Le chitarre emettono sinistri suoni (alla lontana sembra un blues slabbrato), i presenti immobili e rapiti. Terrificante è l'aggettivo adatto.

 

Il concerto termina in un tripudio di corna (declinate metal, ovviamente) e meritati consensi. Nel cortile del Circolo si sprecano i commenti, e tra i tanti un ragazzo asserisce: "questo è il suono che ogni gruppo metal sogna". Tale ragazzo indossava una maglietta dei Judas Priest epoca "Killing Machine", con buona pace del mio amico.

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