14/03/2012

Cristina Dona'

Estragon, Bologna


di Rossella De Falco
Cristina Dona'
"La primavera verrà a prenderti domani sera
metti un vestito per l'occasione
preparati, c'è la rivoluzione!"
(Cristina Donà)

La cantante milanese invita il suo pubblico a firmare le petizioni di Amnesty International, presente con un banchetto di fianco al palco dell'Estragon di Bologna, vicino ai volontari di Emergency. "Perché io credo nei miracoli", soggiunge.
È una Cristina Donà esplosiva, solare ed energica, quella che canta "Miracoli" nel limpido mercoledì sera bolognese, il 14 marzo 2012. La sua voce è addirittura più impressionante dal vivo che in studio: libera e professionale, non manca un acuto, e viaggia con agilità tra ruvidezze indie-rock, lucidi falsetti dream-pop e sguaiate urla folk.
Sempre al massimo per due ore di musica, in un brano la cantautrice, dietro la sua chitarra  elettrica rossa, arriva anche a sfoggiare la tecnica lirica, con sicurezza.
La scaletta è in sostanza quella proposta nelle altre varie tappe del "Torno a casa a piedi tour", che presenta l'ultimo album della musicista milanese.

Si inizia con un rock cinico e oscuro, in brani come "Niente di particolare" e "Giapponese". Forte è l'eco dell'ombroso Manuel Agnelli degli Afterhours, fratello spirituale, nonché produttore dei primi album della cantautrice di Rho.
Nella seconda parte dello spettacolo la nebbia si schiarisce, ed emergono colori poetici, ironici e malinconici.
"Ormai la gente filma le parti in cui parlo, e poi mette su YouTube i video di tutte le cavolate che dico". Così scherza la Donà, e sono in effetti molti i monologhi che, con piglio teatrale, introducono i pezzi. Ad esempio, seduta su una poltroncina verde, l'artista racconta che nel brano "In un soffio" vuole parlare di "Lei, che vive in questa periferia squallida, ad aspettare il suo lui, che è partito, andando in cerca di fortuna, ma che le dice ‘Resisti! Tornerò!', mentre lei rimane lì, in quella squallida periferia... perché me la immagino un po' così, con le giostre illuminate...". Oppure, racconta di come "Giapponese" le sia venuta in mente davanti a un supermercato, che è "un poli-emblema della vita moderna". O, ancora, dice che "L'aridità dell'aria" cerca di evocare: "quando in una coppia non c'è più comunicazione, e l'aria si fa tesa".

Il tratto più piacevole della Cristina Donà live rimane, però, la palpabile umiltà e il genuino rapporto di empatia con il pubblico. "Ringrazio tutti voi che siete qui, che avete pagato il biglietto, il parcheggio, o l'autobus, e che avete scelto di impiegare così il vostro tempo", irrompe, scatenando un applauso sincero degli spettatori.
Notevoli le versioni delicate, completamente acustiche, per piano e voce, dei vecchi successi di "Settembre" e "Universo". Quest'ultima, dopo che il pubblico ne ha intonato tutti i ritornelli, si trasforma in una cover di "Across The Universe" dei Beatles, com'era successo già in altri live. A sorprendere ci pensa, intanto, un divertente medley, partito dal suo brano "Ho sempre me": "Com'è profondo il mare", ovvio omaggio a Lucio Dalla, nella città che lo vide nascere e che l'ha salutato con calore alla sua morte, scivola in "Bad" degli U2, e in un'inaspettata "Heart Of Glass" dei Blondie. Inoltre, in onore della festa di San Patrizio, intona "I Still Haven't Found What I'm Looking For", ancora degli U2, ma stavolta perché irlandesi.

A muovere le fila dello spettacolo ci sono musicisti di spicco del panorama italiano: Saverio Lanza, produttore e co-autore di tutti i brani del disco "Torno a casa a piedi", il batterista Piero Monterisi, anche lui produttore, il bassista Emanuele Brignola e uno straordinario Michele Brienza.
La band di apertura è invece "Il club dei vedovi neri", un gruppo emergente oscuro e sicuro di sé,  che ricorda un po' i primi Marlene Kuntz, con un cantante in bilico tra Fabrizio De André e Francesco Renga, nonostante indossi una maglietta dei Clash.
"E vi saluto augurandovi tutta la forza che ci vuole per affrontare... il gioco del Triathlon! Grazie ancora per essere venuti!". Così Cristina Donà saluta i suoi estimatori (non pochissimi per un mercoledì sera a quindici euro), che sembrano soddisfatti, divertiti e partecipi, in piedi in quel grande, buio capannone-locale che è l'Estragon di Bologna: intanto, tra luci soffuse, blu e viola, sgorgano le note dell'ultimo brano: "Triathlon", appunto.

Saper tenere degli splendidi concerti è un'arte diversa da quella di incidere un buon disco: Cristina Donà conferma pienamente quest'abilità, svelando la tanta vita che c'è dietro la sua musica: una musica che può essere capita, completamente, solo e soltanto dal vivo.
Setlist

Niente di particolare (a parte il fatto che mi manchi)

Stelle buone

L'aridità dell'aria

In un soffio

Giapponese (L'arte di arrivare a fine mese)

Miracoli

Più forte del fuoco

I Still Haven't Found What I'm Looking For (U2 cover)

Goccia

Un esercito di alberi

Settembre

Torno a casa a piedi

Tutti che sanno cosa dire

The Truman Show

Invisibile

Medley:

1 - Universo / Across the Universe  (The Beatles)

2 - Ho Sempre Me / Com'è Profondo il Mare (Lucio Dalla) / Bad (U2) / Heart of Glass (Blondie)

Triathlon

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