07/03/2012

God Is An Astronaut

Circolo Degli Artisti, Roma


di Stefano Fasti
God Is An Astronaut

Il ritorno nella capitale dei ragazzi di Glen Of the Downs (borgo rurale irlandese) è benedetto da un nuovo sold-out, in realtà abbastanza prevedibile, visto quanto accaduto per il tour dell'ultimo album in studio "Age Of The Fith Sun", ormai risalente al 2010. Il post-rock continua a tirare, non c'è dubbio. Quello dei God Is An Astronaut, poi, è un post-rock decisamente lontano da dilatazioni e introspezioni, piuttosto esente da minimalismi e da sperimentazioni elettroniche: abbandonando le stratificazioni ambientali che pure  avvolgono ampie sezioni dei brani in studio, su di un palco i God Is An Astronaut danno fuoco alle polveri, invadendo il proprio pubblico con una valanga di suoni magniloquenti, rivelando un'altra più vivida dimensione della loro musica.

L'arrivo del nuovo tastierista, Jamie Dean, permette alla band dei fratelli Kinsella (Niels al basso, Torsten alla chitarra, il fido Lloyd Hanney alla batteria) di liberarsi da basi pre-registrate e da doppie responsabilità on-stage e di concentrarsi interamente sui propri ruoli, acquisendo ancora di più in dinamica e in potenza d'insieme. Una più cospicua dose di virtuosismo riveste i pezzi chiamati a comporre la setlist, studiata ad hoc per celebrare i dieci anni di attività della formazione: nel migliore dei loro concerti romani, gli irlandesi hanno rasentato momenti in cui la calibrata energia degli album in studio si è trasformata in una apoteosi non priva di derive verso il progressive e talvolta, addirittura, verso il prog-metal.
Per carità, i God Is An Astronaut si mantengono sempre ben al di qua della linea del buon gusto, evitando sterili virtuosismi e architetture barocche: però Torsten Kinsella sul palco è un vero incendiario e con la sua chitarra, ricca di effetti, è capace di irradiare un senso di vigorosa autorevolezza. Discorso analogo per la sezione ritmica: Hanney si libera da ogni briglia, mentre Niels Kinsella dispensa i suoi vertiginosi giri di basso. Nonostante possa sembrare un azzardo, alla mente si apre uno spettro armonico che va dai Mogwai fino ai Rush...

In scaletta ritroviamo quasi tutti i brani di "All Is Violent, All Is Bright" (2005), alcuni necessari ripescaggi dal primo album "The End Of The Beginning" del 2002 ("From Dust To Beyond", "Route 666") e le migliori selezioni dagli ultimi due lavori ("Shadows", "Echoes", "Zodiac", "Snowfall" dall'omonimo del 2008, "Worlds In Collision" e la title track da "Age Of The Fifth Sun" del 2010); in realtà in modo abbastanza ingiustificato rimangono del tutto fuori dalla performance i pezzi dell'ottimo "Far From Refuge" del 2007.
In quasi un'ora e mezza di concerto il quartetto non ha conosciuto momenti di cedimento emotivo o strumentale e memorabili sono state le versioni proposte di "Suicide By Star", "Echoes", "Shadows", "Forever Lost" e "Fireflies And Empty Skies" (opportunamente collocata in chiusura). Sullo sfondo le proiezioni hanno suggestivamente ribadito l'immaginario ambientale e siderale a cui i God Is An Astronaut amano richiamarsi: dalla verde Irlanda alle stelle. Anche il lightshow è stato aderente a una idea metaforica di psichedelia e quindi pienamente coerente alla teoria che luci e musica debbono fondersi creando un effetto sinestetico.

La ricerca maniacale di una pulizia sonora ha allontanato il rischio che le tante stratificazioni della loro musica si trasformassero in un miscuglio fragoroso e indistinto. I God Is An Astronaut non perseguono un ideale di sperimentazione, ma la loro passionale visione del mondo fa bene ai sensi, presi come sono d'assedio dalla veemenza strumentale, pur se veicolata attraverso melodie non complesse, ma certamente articolate. In più di una occasione ricorre la sensazione che alcuni dei loro brani avrebbero potuto tranquillamente essere arricchiti dal canto: speriamo che anche questa prospettiva non venga del tutto preclusa in futuro. Speriamo anche che, alla fine di un anno di celebrazioni, giunga una testimonianza ufficiale su cd (e perché no, anche su Dvd) di cosa sono i God Is An Astronaut dal vivo: una esperienza a cui non rinunciare a cuor leggero.

Setlist

When Everything Dies
Fragile
From Dust To Beyond
Age Of The Fifth Sun
Echoes
Remembrance Day
Shadows
Worlds In Collision
Zodiac
Snowfall
Suicide By Star
Forever Lost
Route 666

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All Is Violent, All Is Bright
Fireflies and Empty Skies

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