26/03/2012

Other Lives

Le Romandie, Losanna


di Lorenzo Righetto
Other Lives
To be surprised after an Other Lives concert being sold out and by the cheering crowd forcing the band to reappear twice on stage tells a lot about the peripheral state of mind that affects someone living in what is rapidly becoming a peripheral place. Jesse Tabish's band is not coming to Italy in this second European leg of the fortunate "Tamer Animals", following the support tour for godfathers Radiohead in the US. Just to content other audiences? I fear it's not as simple as that.
Anyway, Le Romandie, with its evocative location - it's actually built under an archway of an old bridge in the middle of Lausanne - shows what a relatively small place in a small and peripheral town can do, with a good, attractive and consistent programming. Thanks to this Other Lives - which can still be no longer considered an outsider band - have sold out, not only because of their rising fame.

On the third time I watch Stillwater's group operate on stage, I cannot say I find again the genuine surprise of watching five people striving amongst even four instruments per song, building up progressively the western epic that permeates their set - not a sheer show of technique nonetheless (which they don't always possess, honestly). But, even from an emotional distance, I can appreciate how their energy is still intact; greater, if possible. The choice of playing mostly "Tamer Animals" songs, except for a sparse and intimate (and hurried, to say it all) "Black Tables" and the usual "The Partisan" cover, augments dramatically the conceptual framework surrounding the album.
Images of spatially and temporally remote but somehow familiar rural life superimpose with the existential drive of the band, that sometimes manages to overcome some repetitions and the sense of intellectual effort that gravitates on the record.

That said, the crowd responds mightily to the band's set, in a growing surge that surpasses the worrisome new songs and finally finds its apex in the masterpiece of "Tamer Animals", its title track, with its brute tidal force. Everything is ready for what seems to be the last handclapping party, with the most rootsy part of the concert, Cohen's cover "The Partisan". But the roar of the people again surprises me and tells me that the involvement I often feel with Other Lives music is shared. And it's a comforting thought, lingering on our heads while the band comes on stage again, for the second time, playing "Gates Of Eden" by Bob Dylan.

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Rimanere sorpresi da un concerto degli Other Lives che fa il tutto esaurito e dal pubblico acclamante che chiama sul palco la band per la seconda volta dice molto dello stato mentale "periferico" che affligge chi vive in un posto che sta rapidamente diventando, appunto, periferico. Il gruppo di Jesse Tabish non verrà in Italia per la seconda parte del fortunato "Tamer Animals", seguendo il tour di supporto ai padrini Radiohead in America. Solo per accontentare nuove platee? Temo che la questione non sia così semplice.
In ogni caso, il Romandie, con la sua posizione suggestiva - è costruito effettivamente sotto uno degli archi di un vecchio ponte nel mezzo di Losanna - mostra come un locale relativamente piccolo in una città piccola e periferica possa fare, con una programmazione attraente e costante. Grazie a questo gli Other Lives - che comunque non possono più essere considerati degli outsider - hanno fatto il tutto esaurito, non solo a causa della loro fama crescente.

Alla terza volta nella quale assisto alle operazioni della band di Stillwater sul palco, non posso dire di provare ancora la sorpresa di vedere conque persone industriarsi con anche quattro strumenti per canzone, costruendo progressivamente l'epica western che permea il loro set - senza che questo diventi una semplice dimostrazione di tecnica (che non sempre possiedono, onestamente). Ma, anche dalla distanza emotiva che ci separa, posso apprezzare come la loro energia sia ancora intatta; come sia più grande, persino. La scelta di suonare soprattutto canzoni di "Tamer Animals", eccetto per una "Black Tables" scarna, intima (e affrettata, a dirla tutta) e per la solita cover di "The Partisan", aumenta a dismisura la cornice concettuale che circonda l'album.
Immagini di vita rurale, remota ma in qualche modo familiare, si sovrappongono alla spinta esistenziale della band, che a volte riesce a superare alcune ripetizioni e il senso di sforzo intellettuale che gravita sul disco.
 
Detto questo, la folla risponde poderosamente allo spettacolo della band, in un'onda crescente che sorpassa i preoccupanti nuovi pezzi e trova finalmente il suo apice nel capolavoro di "Tamer Animals", la sua title track, con le sue brute mareggiate. Tutto è pronto per quello che sembra essere un'ultima festa di battimani, nella parte più roots del concerto, la cover di Cohen "The Partisan". Ma il ruggito del pubblico ancora mi sorprende e mi fa riconoscere il coinvolgimente che spesso sento nella musica degli Other Lives. Ed è un pensiero confortante, che aleggia sulle nostre teste mentre la band torna sul palco di nuovo, per suonare "Gates Of Eden" di Bob Dylan.

Contributi fotografici di Muriel Tille (Le Romandie)

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