27/11/2012

Tying Tiffany

Rising Love, Roma


di Giorgio Moltisanti
Tying Tiffany

Serata piena per la Capitale. Ci sono i Sick Tamburo al Black Out, il festival Viva! al Circolo degli Artisti, i Polaroid Militia a Saponeria e, appunto, Tying Tiffany al Rising Love. Per quelli a cui non piace vincere facile, l'appuntamento è presto detto: tutti davanti alla piccola porta grigia con la “R” dipinta in rosso di sopra, intorno alle undici e mezza.

Nuova data a Roma dopo circa un anno, il concerto di Tying Tiffany è il classico evento per cui scomodare i soliti comuni denominatori: pessima acustica, palco ridicolo, subdole speculazioni sulle tette altrui... Ma anche no. Soprattutto se per una volta si vuole avere il buon gusto di considerarli affari secondari rispetto alla resa complessiva dell'evento stesso e che una certa spasmodica attesa aveva creato, tra tutti gli aficionados della scena synth-punk.
Si registra così già prima del concerto una sparuta ma convintissima minoranza di blogger ed ennui di vari siti decadenti (nel senso di gothic) giunti nella Capitale fin da Napoli e da Firenze. Ennesima prova che, tra gli appassionati del genere, una performance dell'artista padovana è un'esperienza per la quale vale anche la pena sbattersi un po'.

A dire il vero, un certo timore di uno spettacolo atroce si è avvertito nell'aria durante l'attesa prima del concerto, almeno a sentire i commenti di chi, magari influenzato dalla sfilza di insufficienze ottenute (soprattutto in Italia, va detto) con l'ultimo “Dark Days, White Nights”. Tuttavia, sarebbe bastato non cadere nella trappola del qualunquismo e della gretta misoginia che infesta l'italica cricca/critica discografica, per rimanere comunque incuriositi da una figura in progressiva evoluzione (basti anche solo vedere le copertine dei suoi dischi) pur rimanendo fedele a sé stessa. Laddove poi, questa fedeltà, tutto è fuorché autoreferenziale e “accomodante”, vista la scelta di proporre un genere morto per le masse nel 2005 e distante anni luce dai vari hype gotico-chic (chi ha detto Zola Jesus?) tanto in voga oggidì.

Detto ciò, passiamo al concerto.
Esterno 1. Se potessi fare una sola domanda a Tying Tiffany le chiederei cosa si prova ad affrontare il palco con la stessa energia, e molta più faccia, di Alice Glass e non essere mai stata copertinata dal New Musical Express. Soprattutto considerando i tre anni di anticipo della sua discografia su quella dei tanto blasonati Crystal Castles. Forse mi risponderebbe che lei si sente più vicina ai Kap Bambino di Caroline Martial e persino ai Polysics, o magari che non gliene può fregare di meno. Questa è assai più probabile. Bastano infatti tre canzoni per capire quanto lei e Lorenzo Montanà non abbiano ovviamente nulla da invidiare ai gruppi più quotati semplicemente in quanto stranieri.

Interno 2. Tying Tiffany sta sul palco come una Siouxsie Sioux targata 1976 imprigionata in un corpo minuto e scattoso che parla in versi attraverso scosse elettrostatiche. Un formato mignon di Miss Kittin della quale, in alcuni illuminanti passaggi, si percepiscono tutte le goffe potenzialità inespresse dal vivo dalla francese nel duo con The Hacker. Lambisce il climax di un debordante stato epilettico quando stritola la voce come viatico per disumanizzare la sua stessa "ingombrante" (?) figura. Si fa carica di emotività quando le melodie si fanno più tenui e riflessive. Per alcuni tra i presenti: più cinematografica che iconografica. Concordo sull'attenta precisazione. Vederla dal vivo è veramente un valore aggiunto a cui l'ascolto domestico non rende merito.
Soprattutto se viene preso in considerazione il supporto visuale-uditivo di tastiere, synth e chitarre a destra e aggressivo-percussivo dell'arcigna sezione ritmica a sinistra; e non da meno la volontà di basare il tutto più sul mood che sugli ammiccamenti (o sull'estetica, oggi più raver che fashion). Un ottimo contraltare all'aspettativa estetica suscitata (quasi a prescindere) dalla nostra. Tant'è che anche il pubblico nelle retrovie, pian piano, poco a poco, durante tutta la durata del concerto, avanza, si concentra, apprezza e inizia a ballare. Fino al boato nella conclusiva “Show Me What You Got”. Peccato solo non ci sia il tempo di bissare.
Tying Tiffany giustamente esausta saluta, ringrazia e se ne va. La ritroviamo neanche dieci minuti dopo tra gli astanti ad affrontare, sorridente, il rituale dei fan in cerca di foto, abbracci, autografi e quant'altro.

Esterno 3. Ce ne torniamo a casa pensando ancora ai cento paganti dei Crystal Castles nel settembre 2007 diventati sold out ovunque nel giro di un passaggio sulle copertine del Nme. Il mondo è veramente un posto ingiusto.

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