23/07/2013

Kings Of Convenience

Teatro Verde, Venezia


di Mattia Villa
Kings Of Convenience

“Venezia è bella, ma non ci vivrei”: chissà quante volte l’abbiamo sentito dire nel corso della vita. Un pensierino in tal senso probabilmente è stato fatto anche da alcuni dei presenti - incluso chi vi scrive - al concerto dei Kings Of Convenience. Venezia è una delle città più suggestive d’Italia, ma non è certamente a buon mercato per chi arriva in Laguna con l’intenzione di assistere unicamente al concerto; ci sono una serie di fattori che vanno considerati: dal prezzo alto del parcheggio se si arriva in auto, al trasporto obbligatorio in vaporetto (7€ a viaggio) per raggiungere la location.
Il prezzo del biglietto, più alto rispetto alle altre date italiane, è giustificato anche dalla cornice dell’evento: l’isola San Giorgio Maggiore, che ospita il monastero e l’imponente basilica omonimi oltre al Teatro Verde, un anfiteatro all’aperto inaugurato nel 1954, dove si svolge la rassegna L.i.Ve. - Live in Venice che quest’anno comprende, oltre i KoC, anche Patti Smith, Buena Vista Social Club, Noa, Ludovico Einaudi e Melody Gardot. Il servizio sull’isola è decisamente impeccabile, con bar, ristorazione, trasporti garantiti per la terraferma oltre l’orario consueto e anche spray antizanzare gratuito per tutto gli astanti. Dovessimo trovare un difetto, sarebbe la distanza eccessiva fra la prima fila e il palco, cosa più volte rimarcata anche da Erlend Øye e che ha impedito di creare un legame migliore fra artisti e pubblico.

Lo show del del duo norvegese si è ormai consolidato negli anni e segue un copione che non riserva particolari sorprese: Erlend Øye e Eirik Glambæk Bøe si presentano da soli sul palco e quasi nell’immediato sulle note di “My Ship Isn’t Pretty” cala un silenzio sacrale sul Teatro Verde. La prima parte del set si svolge completamente in acustico, l’alchimia raggiunta fra i due rasenta ormai la perfezione e la gente è consapevole di essere parte attiva dell’esibizione: basterebbe un rumore di troppo per spezzare l’incantesimo che i Kings Of Convenience cercano di lanciare sulla propria gente. Anche l’invito a schioccare le dita anziché battere le mani è uguale oggi come quattro anni fa, con Øye vero mattatore della serata: è infatti lui a intrattenere gli spettatori, grazie anche al buon italiano che il biondino ormai parla.
Ci racconta che ora vive a Siracusa dove ha modo di ascoltare molta musica italiana, prima di eseguire “Una ragazza in due”, la cover dei Giganti che già avevamo potuto ascoltare in video. Il pubblico apprezza molto e regala uno degli applausi più calorosi, anche perché la performance in italiano dei due risulta davvero molto credibile. Mancando lavori in studio dal 2009, anno dell’ultimo “Declaration Of Dependece”, la setlist risulta essere una sorta di greatest hits e, specialmente nella prima fase, la differenza la fa il fattore emozionale legato a una canzone piuttosto che a un’altra. Se per chi vi scrive la doppietta “Me In You” - “Homesick” è l’highlight della prima ora di concerto, altri potrebbero trovare il proprio personale culmine in qualche brano differente. Infatti questa versione dei Kings Of Convenience lascia poco spazio alle improvvisazione: la precisione dei due allo strumento è quasi surreale, così come lo è l’armonia vocale, tanto da dare l’impressione di essere in ascolto di un disco piuttosto che a un concerto dal vivo.

Le cose cambiano e si fanno più movimentate con l’ingresso sul palco dei “The Ducks”, ovvero la backing back composta dall’ormai fido Davide Bertolini al basso, Craig Farr alla batteria e dal campano Ugo Santangelo alla chitarra. Pur sempre attenti a non rubare la scena ai protagonisti, i tre saranno capaci di ritagliarsi il dovuto spazio e cospargeranno di pepe l’esibizione. Erlend non resiste più e fa alzare in piedi tutti, facendoci avvicinare il più possibile al palco e lanciandosi in mosse e balletti che suscitano simpatia e ilarità. Dietro a quegli occhiali da nerd, si nasconde una pop-star parecchio smaliziata, che sa come incantare la folla.
Il ritmo accelera, le melodie si fanno piu splendenti e nella parte del set più “danzereccia”, le travolgenti “Misread” e “I’d Rather Dance With You” la fanno da padrone. Una menzione particolare va alle luci di scena che illuminano gli alberi dietro al duo norvegese, davvero affascinanti. Inoltre una splendida luna si erge piano piano, dapprima fra due maestosi alberi e successivamente alta nel cielo, come a voler simboleggiare l’andamento in crescendo del concerto. L’encore, richiesto a gran voce, è sintesi estrema di quanto abbiamo assistito fino ad ora: un’intima “24-25” precede una “Scars On Land” eseguita per la prima volta con il resto del gruppo, che le dona un tono di colore più vivace.

“Venezia è bella ma non ci vivrei”: sicuramente non lo pensa la famiglia che il giorno prima del concerto si è trovata i Kings Of Convenience sotto casa per una sorta di serenata improvvisata, seguita poi da un invito a salire per una cena a base di spaghetti al pomodoro. Invito prontamente raccolto dai norvegesi, che non hanno mancato di ringraziare queste persone - presenti al Teatro Verde - durante il concerto. Questo episodio, raccontato dal solito Øye, ci dà l’idea del perché l’entusiasmo attorno al gruppo proveniente da Bergen non si sia ancora smorzato nel nostro paese, complici anche le ultime uscite in lingua.
La semplicità con cui affrontano quotidianamente il loro essere musicisti di una certa caratura rispecchia quella con cui ormai salgono sul palco ogni sera, facendo passare il messaggio che una volta riposti gli strumenti, la distanza fra artista e pubblico si azzeri realmente. Ora c’è solo bisogno di nuovo materiale da proporre live, per ravvivare uno show si ripete, a grandi linee, da ormai diversi anni. Perché va bene la simpatia, ma anche i migliori hanno bisogno di rinnovare il proprio repertorio prima o poi.

Setlist

My Ship Isn't Pretty
Cayman Islands
Love Is No Big Truth
I Don't Know What I Can Save You From
Failure
Singing Softly To Me
Me In You
Homesick
Una ragazza in due (I Giganti cover)
Misread
Mrs. Cold
Freedom And Its Owner
Boat Behind
Rule My World
I'd Rather Dance With You

Encore:

24-25
Scars On Land

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