27-29/5/2013

My Bloody Valentine

Estragon / Orion, Bologna / Roma


di Mattia Villa, Claudio Lancia
My Bloody Valentine

Lunedì 27 e mercoledì 29 maggio 2013, queste erano le date segnate in rosso sul calendario da tutti gli appassionati di dream-pop e shoegaze della nostra penisola: i My Bloody Valentine sono sbarcati per la prima volta in Italia, reduci dall’apparizione come headliner al Primavera Sound di Barcellona e rilanciati dall’apprezzato nuovo album “MBV”. Al netto dell’hype, erano attesi da una prova che i fan reclamavano da una vita (ricordiamo che il nuovo disco è stato pubblicato a ben 21 anni dal precedente “Loveless”) e che in ogni caso suscitava non poche curiosità.
Quale sarà nel 2013 l’idea di concerto di Kevin Shields?
È davvero così potente la cascata di suoni generata dalla formazione irlandese, tanto da rendere necessario l’utilizzo dei famigerati tappi per le orecchie?
Li vedremo trascinarsi pateticamente sul palco come vecchie glorie protratte verso la pensione, oppure sapranno dimostrarsi i ritrovati cavalieri dell’apocalisse sonica?
In parte le nostre domande troveranno risposta nel corso delle due serate.

Ci avviciniamo all’Estragon di Bologna scambiando due parole con le persone in attesa, alimentando o smentendo alcune leggende che gravitano da sempre intorno alle esibizioni di Shields e soci; non c’è ancora molta gente, poiché l’orario di inizio del concerto stampato sui biglietti indica le 22.30, mente i Valentine si presentano sul palco alle 22 in punto, sorprendendo qualche ritardatario.
Al contrario di quanto auspicato all’ingresso del locale non vengono distribuite protezioni auricolari (a Roma invece saranno regolarmente fornite all’entrata dell’Orion), le quali sarebbero risultate comunque inutili, se non sul finale del concerto.
La setlist è ben equilibrata e riesce a rappresentare in maniera soddisfacente tutte le fasi del percorso artistico della formazione, con qualche chicca ripescata da un Ep pre “Isnt’t Anything” (viene riproposto quasi tutto “You Made Me Realise”) e dalle b-side di “Loveless” (“Honey Power”), il disco che, da buona pietra miliare, risulterà il più saccheggiato della serata.

Si inizia con la micidiale doppietta “I Only Said”/“When You Sleep”, capace di scaldare anime e atmosfera e in grado di mettere da subito le cose in chiaro: chi comanda è la chitarra di Kevin Shields, a discapito di tutto il resto. Questo significa non poter assistere alla perfezione assoluta, ma a uno show che scorre sempre sul filo, fra momenti di estasi psichedelica e qualche svarione (“Come In Alone”).
A risentirne maggiormente è la parte centrale della scaletta, nella quale a tratti ci si perde nel groviglio sonico tessuto dal quartetto, fa eccezione “Cigarette In Your Bed” che ha il pregio di non farci mai perdere il contatto con il gruppo sul palco.
Il cambio di marcia viene dettato da Colm Ó Cíosóig e Debbie Googe, che iniziano a pestare duro su “Nothing Much To Lose”, segnando uno spartiacque fra le due parti dello show, con la seconda frazione definibile senza esagerazioni “mistica”: il pubblico viene avvolto da un frastuono crescente che calamita i fan verso il palco, sempre più vicini, noncuranti dell’aumento progressivo dei volumi, quasi a volersi raccogliere attorno alla figura di Shields, il profeta dell’evento.

Anche a Roma, dopo una prima parte altalenante, caratterizzata da problemi tecnici (Shields e la Butcher si lamentano vistosamente dell’acustica sul palco) e da almeno tre false partenze, la situazione decolla a metà scaletta in corrispondenza dell’esecuzione di “Thorn” e della successiva “Nothing Much To Lose”.
Purtroppo Shields, infastidito dalle evidentemente irrisolvibili beghe tecniche, deciderà di tagliare un paio di pezzi rispetto alla scaletta prevista (che altrimenti sarebbe risultata identica a quella bolognese e di quasi tutte le date del tour finora realizzate).
Le sacrificate saranno “Who Sees You” e “Wonder 2”, a Bologna eseguita come pezzo conclusivo, nel tripudio generale.
“Soon” rappresenta una sorta di apoteosi prima dell’attesissima ultima parte del set, in grado di sottolineare una volta di più l’importanza seminale dell’opera di questi musicisti, veri pionieri nel proprio genere, con innumerevoli tentativi di imitazione mai completamente riusciti.

In entrambe le tappe italiane non sono mancate le lamentele di una piccola parte dei presenti: alcuni hanno reclamato per l’assenza di “Sometimes”, altri hanno chiesto con forza al fonico maggior volume per i cantanti, quasi stizziti per dover assistere a una sorta di versione strumentale del repertorio dei propri beniamini.
E in effetti le parti cantate restavano volutamente seppellite sotto strati di suoni, con i microfoni voce tenuti così bassi da non riuscire a far percepire le parole di Kevin e Bilinda neppure fra una canzone e l’altra.
Ma pretendere voci limpide, armonie distinte, riff ben riconoscibili e nitidezza nei tratti a un concerto dei My Bloody Valentine è decisamente da ingenui. Pazienza, quindi, se le parti vocali della Butcher si rivelano appena percettibili e quelle di Shields praticamente non pervenute: non siamo a un concerto propriamente detto, ma a un'autentica celebrazione, alla sublimazione di un’idea che trova l’apoteosi nella famigerata “Holocaust Session”, posta come di consueto all’interno di “You Made Me Realise”. Quindici minuti di puro noise psichedelico a Bologna, appena nove a Roma (anche nel brano chiave la band ha deciso di dare un taglio per lasciare il palco prima del previsto), capaci di conferire il dono dell’ubiquità ai presenti: paradiso e inferno non sono mai stati così vicini come in quel momento.

L’”Holocaust” si rivelerà un’esperienza extrasensoriale ultraterrena, in grado di trasferire i presenti in una dimensione parallela grazie al sapiente incastro di suoni, rumori e immagini proiettate sullo schermo. Una sensazione che probabilmente nessuno dei presenti ha mai provato prima durante un evento live, nemmeno i più navigati.
A Bologna seguirà “Wonder 2” il brano più coraggioso di “MBV”, e successivamente Shields si presenterà a firmare qualche autografo e a scambiare quattro chiacchiere con i reduci più instancabili; a Roma invece subito tutti a casa e niente incontro con i paladini del dream-pop, a causa anche della pioggia battente che inizia a scendere copiosa.

Complessivamente, viste le aspettative altissime, forse ci si attendeva un pochino di più, soprattutto nella data romana, ma tutto sommato può anche andar bene così: fino a qualche anno fa nemmeno il più temerario dei fan avrebbe osato sperare di rivedere i My Bloody Valentine su un palco tutti assieme.

Setlist

SETLIST  BOLOGNA

I Only Said

When You Sleep

New You

You Never Should

Honey Power

Cigarette In Your Bed

Only Tomorrow

Come In Alone

Only Shallow

Thorn

Nothing Much To Lose

Who Sees You

To Here Knows When

Soon

Feed Me With Your Kiss

You Made Me Realise (+ Holocaust Section)

Wonder 2


SETLIST  ROMA

I Only Said

When You Sleep

New You

You Never Should

Honey Power

Cigarette In Your Bed

Only Tomorrow

Come In Alone

Only Shallow

Thorn

Nothing Much To Lose

To Here Knows When

Soon

Feed Me With Your Kiss

You Made Me Realise (+ Holocaust Section)
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