7/2/2013

Santo Niente

Roma, Stazione Birra


di Claudio Lancia


Santo Niente

Incontrare Umberto Palazzo significa riabbracciare un vecchio amico; assistere ad un’esibizione del Santo Niente corrisponde ogni volta ad un tuffo nelle emozioni alt-rock di vent’anni fa.

In un mondo che cambia sempre più velocemente, la presenza di Palazzo ci assicura delle certezze: la sua musica resta inattaccabile dal tempo che scorre, pur evolvendosi senza sosta.

Umberto oggi spazia dall’elettricità del Santo Niente, al songwriting sopraffino della carriera solista, fino alle atmosfere desertiche del Santo Nada, senza disdegnare derive verso ambiti electro.

Un personaggio verace e spesso “contro”, che nel corso della propria carriera ha dato vita ad alcune fra le più belle realtà musicali italiane degli ultimi venticinque anni, ma in questa fredda serata di febbraio le attenzioni sono per la creatura con la quale ha sviluppato il maggior numero di progetti.

Umberto torna a Roma a pochi mesi da una bella performance solista (accompagnato in quel caso da Sandra Ippoliti); questa volta lo troviamo sul palco di Stazione Birra, periferia sud-est della capitale, un evento che (visto il cartellone del locale) sembra voler certificare la promozione della mina vagante del rock alternativo italico nell’olimpo dei “classici”

Ma la sua proposta resta sempre poco allineata, muovendosi come una scheggia impazzita fra i generi, alla costante ricerca di spazi avventurosi.

Prima dell’esibizione non poteva mancare una piacevole chiacchierata nella Umberto ci parla di musica a tutto tondo, spaziando dal buon esordio dei canadesi Metz alle radici del bluegrass, dalla storia dell’emittenza radiofonica americana allo stato di salute della scena indipendente contemporanea, mostrando sempre un background culturale ed un’innata curiosità che è difficile riscontrare in tanti giovani leve.

 

Alle 22,40 è il momento di salire sul palco. La band prescelta dal locale per l’opening act ha dato forfait, un segno dei tempi, quindi la serata è tutta del Santo Niente, e sin dalle primissime note dell’arrembante “Fiction” si nota una tensione dannatamente positiva.

La band è giovane, completamente rinnovata rispetto a “Il fiore dell’agave”, e si dimostra affiatata ed efficace:  Lorenzo Conti è la perfetta spalla chitarristica di Umberto, Tonino Bosco (basso) e Federico Sergente (batteria) il possente e metronomico supporto ritmico.

Il repertorio è un otto volante fra episodi fortemente abrasivi ed altri più atmosferici, nella miglior tradizione della formazione abruzzese, con quei suoni chitarristici che rimandano inequivocabilmente all’immaginario alt-rock degli anni 90, spesso non troppo distanti dai primi Marlene Kuntz (ma il percorso artistico di Palazzo iniziò ben prima rispetto a quello di Godano e Tesio).

La scaletta pesca dai tre album finora editi dalla band, con l’asse lievemente spostato in favore del secondo, sul quale si resta focalizzati per la prima parte del set: “Fiction”/ “E’ aria”/ “Come ombra”/ “Dimora”.

Ovvio che il pubblico si riscaldi soprattutto in coincidenza dei classici per antonomasia, per quelle “Cuore di puttana” ed “Elvira” (posta strategicamente alla fine) che caratterizzarono “La vita è facile” (è bene ricordare che “Elvira” figurava già nel primo mitologico demo dei Massimo Volume).

Ma anche composizioni relativamente più recenti, quali “Luna viola” e “Occhiali scuri al mattino” scaldano i cuori e fanno scuotere i corpi dei presenti.

 

Un concerto senza fronzoli, privo di effetti speciali, con Palazzo che lascia il piglio polemico e le iniziative anti SIAE nel recinto dei social network: sul palco preferisce far parlare la musica, lasciando i comizi ai Bono Vox di turno.

Umberto suona oggi con la stessa rabbia ed intensità con le quali portava in giro alcuni di questi pezzi negli anni 90, ma il Santo Niente non vuole essere soltanto una bella storia per gli inguaribili nostalgici della scena indipendente italiana di vent’anni fa, bensì intende partire da quelle premesse per disegnare orizzonti nuovi.

Ed accanto a lui c’è una line-up tutta nuova, composta da giovani musicisti che non demeritano nel confronto con la formazione storica.

Il perché dell’avvicendamento ce lo spiega il titolare della ragione sociale:

Il rinnovamento è stato spontaneo. La formazione che registrò “Il fiore dell’agave” è praticamente la medesima che ha fatto “Tuco” (il disco pubblicato dal progetto parallelo El Santo Nada, n.d.r.).

Dopo un po’ i protagonisti di quella line-up si mostrarono più interessati a proseguire il discorso del Santo Nada e ci trovammo costretti a fare delle scelte perché, a causa di impegni di lavoro concomitanti, alcuni non potevano portare avanti entrambi i progetti.

Quindi sono entrati nella partita i ragazzi che ora sono con me, fra l’altro da sempre amici e fan del Santo Niente.

L’avvicendamento è stato così naturale che di fatto non ce ne siamo accorti: tutto è avvenuto in maniera assolutamente indolore.

In più sono giovani e sanno picchiare per benino, ed hanno già notevole esperienza: la sezione ritmica è quella degli Zippo, band con alle spalle una decina di tour europei; inoltre tutti e tre suonavano nei post rocker Death Mantra For Lazarus.

 

L’unica anticipazione del materiale che sarà presente nel nuovo lavoro del Santo Niente, previsto in uscita per il prossimo settembre, è “Cristo nel cemento”, la sola traccia preesistente alla stesura dei nuovi pezzi.

Un brano che nella prima parte si lega musicalmente al passato per poi allontanarsene sempre più fino a raggiungere l’astrazione pura, atonale e rumorista.

Sarà l’opener del nuovo disco, sul quale Palazzo non si sbilancia troppo riguardo i contenuti, pur lasciando trasparire che si tratterà di un progetto molto diverso di precedenti, con poche tracce ma di lunga durata.

Inutile chiedergli troppe anticipazioni: è evidente quanto ci tenga a conservare un certo effetto sorpresa:

Il disco sarà sorprendente, soprattutto per i suoni e per la strumentazione utilizzata: soltanto una traccia sulle sei complessive si baserà sul concetto di classico quartetto rock.

I suoni non si possono raccontare, e non chiedermi di provare a spiegarteli, posso solo anticipare che mentre “Sei na ru mono wa nai” e “Il fiore dell’agave” erano suonati interamente dal vivo in studio, in presa diretta e senza sovraincisioni, mentre “La vita è facile” era un lavoro nel quale la produzione in studio era prevalente, ma nasceva da un trio rock, il nuovo album è nato in sala di registrazione ed il lavoro di arrangiamento, produzione e soprattutto di sperimentazione è importantissimo.

Sarà un viaggio letterario e sonoro, una sorta di percorso d’ascolto.

La mia unica preoccupazione è stata quella di creare un suono inedito e fare un passo avanti rispetto a come viene percepita oggi la musica rock nel nostro paese.

 

Se queste sono le premesse, rischiamo di ritrovarci al cospetto del “Kid A” italiano, una sorta di anno zero della scena indipendente nazionale.

Staremo a vedere, nel frattempo non sarebbe male se i signori che detengono il master dei primi due album del Santo Niente, fuori catalogo da tempo immemorabile, gli dedicassero una ristampa, magari proprio in corrispondenza della pubblicazione del quarto disco della band.

Playlist
  1. Fiction
  2. E' aria
  3. Come ombra
  4. Dimora
  5. Prima della caduta
  6. Occhiali scuri al mattino
  7. Cristo nel cemento
  8. Luna viola
  9. Cuore di puttana
  10. Maelstrom
  11. Storia breve
  12. Elettricità
  13. Elvira
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