28/07/2014

Afterhours

Postepay Rock In Roma, Roma


di Claudio Lancia
Afterhours

Quante volte abbiamo visto dal vivo gli Afterhours? Mah, io personalmente credo di essere arrivato intorno alle venti, in tutte le loro reincarnazioni, e l’attuale line up trovo che sia una delle migliori, oltre che una delle più longeve, in una formazione nella quale l’unica certezza è stata sempre la presenza di Manuel Agnelli (oltre a quella del batterista Giorgio Prette, con lui sin quasi dagli esordi).
La band milanese oggi è un concentrato di efficacia ed esperienza, gli anni passano ma questi signori sanno ancora trascinare una platea, accarezzarla, all’occorrenza picchiare duro oppure cercare soluzioni sperimentali, e in tal senso fondamentale è stato il ritorno all’ovile del chitarrista storico Xabier Iriondo. Sanno dare importanza tanto all’immagine (impagabili certe trovate glam di Roberto Dell’Era), quanto al retroterra tecnico-artistico (Rodrigo D’Erasmo è un polistrumentista di qualità superiore, Iriondo si costruisce gli effetti da sé), miscelando personalità fortissime (quella di Agnelli, ovvio, in primis) ad altre che lavorano di fino pur restando nell’ombra (Giorgio Ciccarelli è lo sparring partner – nonché compositore sensibile e preparato - che ben figurerebbe in qualsiasi gruppo).

Ora mi chiedo, come è possibile che una band di questo calibro, con all’attivo dischi importanti e canzoni memorabili, possa contare ancora così tanti denigratori? Prendete ad esempio i Subsonica: un gruppo che può non piacere, certo, ma difficilmente troverete qualcuno che ne parli male apertamente.
Invece con gli Afterhours (ma anche con i Marlene Kuntz, tanto per fare un altro esempio classico), chissà per quale motivo (sarà forse la straripante e a tratti disturbante personalità di Manuel?), si crea sovente una sorta di tiro al bersaglio. Eppure ogni volta che il sestetto sembrava quasi finito, fuori fuoco o privo di direzioni certe da intraprendere, si è sempre ripreso dimostrando idee, ecletticità e una indiscutibile integrità artistica.

Visti quattro mesi fa all’Orion di Ciampino, all’inizio del tour celebrativo di “Hai paura del buio?”, davano in effetti l’impressione di una band stanca e prevedibile, con una scaletta che lasciava un po’ l’amaro in bocca, perché dopo la sequenza integrale del loro disco simbolo (riproposta senza alcun colpo di teatro) si trascinavano su un divertente mini bis dedicato a “Germi” (con tanto di ripescaggio dei celebri vestitini da bimbette, che indossavano nel tour dell’epoca), al quale seguiva un secondo bis interamente dedicato a qualche estratto da “Padania”, il loro lavoro più recente. Dopodiché saluti e baci. Tutto piuttosto freddino.
Questa sera al Postepay Rock In Roma, complici lo spazio aperto e la piacevole serata estiva, gli Afterhours si lasciano invece andare a briglie sciolte. Dopo le 19 tracce di “Hai paura del buio?” (con l’ospitata di Nic Cester dei Jet in “Veleno”, resa per l’occasione ancor più dirompente), arrivano due bis: il primo focalizzato su “Padania” (cinque i brani prescelti, fra le quali la miracolosa “Costruire per distruggere”), il secondo che diventa una sorta di concerto nel concerto, con tuffi ad ampio raggio sul resto della discografia.

Ed è proprio in questo secondo bis che il concerto sorprende tutti, come fossimo nel tratto finale di un meraviglioso sprint nel quale non sai mai cosa potrebbe accadere oltre la curva successiva. Ed accade che i soliti irriducibili innalzino l’onnipresente striscione (almeno qui a Roma) “Facce Strategggie” e vengano accontentati, accade che la band lanci le proprie magliette al pubblico e Manuel canti a dorso nudo “Le verità che ricordavo” mostrando pettorali e addominali alti da far invidia (vista anche la non più verdissima età), accade che l’abbraccio con la platea si perfezioni con “Non è per sempre”, uno degli episodi più amati dai fan storici.
Ma non è finita, c’è ancora spazio per due estratti (inaspettati dai più) cadauno da “Ballate per piccole iene” e “Quello che non c’è”, e il pubblico va completamente knock out. Chi si aspettava un compitino ben svolto ma un po’ svogliato, questa sera ha ritrovato una band in forma smagliante, che fra l’altro ha dimostrato un grande rispetto per il proprio pubblico, restando sul palco per circa due ore e mezza con una scaletta che li riporta ai propri tempi migliori.

Setlist

Hai paura del buio?

1.9.9.6

Male di miele

Rapace

Elymania

Pelle

Dea

Senza finestra

Simbiosi

Voglio una pelle splendida

Terrorswing

Lasciami leccare l’adrenalina

Punto G

Veleno

Questo pazzo pazzo mondo di tasse

Musicista contabile

Sui giovani d’oggi ci scatarro su

Mi trovo nuovo

 

ENCORE 1:

Spreca una vita

Ci sarà una bella luce

Costruire per distruggere
Io so chi sono

Padania

 

ENCORE 2:

Strategie

Le verità che ricordavo

Non è per sempre

Ballata per la mia piccola iena

La sottile linea bianca

Quello che non c’è

Bye Bye Bombay
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