04/10/2014

Anna Aaron

Palac Akropolis, Praga (Repubblica Ceca)


di Michele Bordi
Anna Aaron
Al banchetto del merchandise si sta formando una piccola folla: ragazzi e (soprattutto) ragazze praghesi attendono in fila con la proverbiale pazienza autoctona. Sono armati di vinili, locandine e cd; i volti sorridenti e soddisfatti, bramosi di una firma dell'artista di turno.
Breve è l'attesa: Anna Aaron, uno dei talenti emergenti al femminile più interessanti di questi ultimi tempi, entra accompagnata dalla sua chitarrista e si prepara a ringraziare uno a uno gli accorsi. Pacata e sorridente, sembra che nulla di rilevante sia successo dalla chiacchierata pomeridiana che ci ha gentilmente concesso. E pensare invece che fino a pochi minuti prima la musicista di Basilea ci ha picchiati sodo - metaforicamente parlando, s’intende - lasciandoci una piacevole sensazione di stordimento e vuoto temporale.

Ma ripartiamo dal principio, a quelle ore 20 in punto, quando con la delicatezza di un cingolato irrompe la band di spalla per dare il benvenuto ai primi arrivati. Sembrerebbe proprio che la puntualità degli spettacoli sia una caratteristica irrinunciabile da queste parti, visto l’analogo trattamento subito dagli show cittadini dei giorni precedenti (che vantavano nomi come Trentemøller e Anathema).
Il rock & roll sbruffoncello degli Animen, tra l'altro connazionali dell'headliner, è ottimo per scaldare il palco e sciogliere le gambe ai presenti, coinvolti al punto giusto dal piacione ma divertente spettacolo dei quattro. Una scelta artistica decisamente in contrasto con quel che sarebbe seguito dopo, ma comunque un gradito divertissement in attesa che si riempia la piccola platea del locale.

Giunge quindi l’ora X e le luci si spengono di colpo, senza tanti preamboli, lasciando la scena a una scarna ma efficace scenografia cyberpunk: pannelli illuminati da bianchi e gelidi neon avvolgono tre figure in nero che prendono posto. Poi entra lei, la neuromante Anna Aaron, che tra pelle nera, orecchini a punte sfavillanti e giacca maculata grigia sembra davvero uscita da un libro di P. K. Dick.
Qualcosa ci dice che avremo tanto “Neuro” stasera, a dimostrazione delle impressioni che la giovane elvetica ci ha fatto in sede di intervista: una gran voglia di guardare avanti, fissa sul suo futuro artistico e poco vogliosa di adagiarsi sugli allori dell’ottimo esordio “Dogs In Spirit”. “Doubleclub” è quindi solo il primo assaggio dell’esecuzione integrale del viaggio cibernetico proposto dal neonato album. Perfetta opener, dark e sensuale, ci lascia pure il sospetto che avrebbe meritato lo stesso compito inaugurale anche nel disco di origine.

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I brani di “Neuro” si succedono praticamente uno dietro l'altro, senza un attimo di respiro. Questo album sembrerebbe davvero nato per suonare dal vivo: gli arrangiamenti sono più taglienti, profondi, come finalmente liberi dall’involucro del platter, troppo piatto per contenerli. L’anima percussiva del disco esce fuori e ci stordisce tra colpi di batteria, drum machine ossessive e loop elettronici che saturano l’aria.
Ma è sopratutto la voce di Anna a decollare ben sopra le già generose aspettative, dimenandosi come niente fosse tra il suo riconoscibile timbro grave e ruvido e impennate da soprano. È come se in studio avesse voluto ad ogni costo nascondere tanta invidiabile dote vocale, nel rispetto di una sobrietà stilistica rara.
“Siamo così felici di essere qui, questo è il mio posto preferito dove suonare e non lo dico a tutte le date… amo questa città”, dichiara in una delle rarissime pause. Ed ecco partire uno dei picchi della serata, la malinconica “Simstim”, ariosa fino a lambire le anguste pareti del piccolo Palac Akropolis e avvolgendo i presenti con il calore del ritornello, già ammaliati dal canto da sirena della svizzera.

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Nonostante la scena venga rubata dalla frontwoman al centro del palco, gli altri sono tutt’altro che comprimari: Emilie Zoé, malgrado l’aspetto candido, maltratta senza pietà la sua sei corde, sferzando con nevrotica foga gli accordi di una “Stellarling” esplosiva; Cristophe Farine fa il factotum ora dando man forte alla chitarra, come in “Labyrinth”, ora sovrapponendo i suoi oscillatori al trip techno di “Heaten”, mentre Fred Bürki batte come un ossesso le pelli, trasformando completamente “Girl” dal frenato inno del disco a un vero e proprio pestaggio sonoro live.

Quando pensi di non aspettarti di più, ecco che viene parsimoniosamente ripescato “Dogs In Spirit”: “Elijah’s Chant” non poteva effettivamente mancare, ma le aspettative dei presenti vengono irrise un’altra volta, perché il brillante mantra che apriva quell’Lp qui prende un passo marziale, tira fuori gli artigli con le chitarre di Zoé e Farine e si ingigantisce, gonfiato dal tam-tam di batteria e synth che fanno tremare le pareti. Fino alla deflagrazione finale, così fragorosa da mandare a pezzi la versione in studio.

È impressionante, solo questo riusciamo a dire ad Anna Aaron complimentandoci nell’aftershow. Ci congediamo con un arrivederci che sa di auspicio: il nostro paese non deve perdersi uno spettacolo simile.

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Setlist
  1. Doubleclub
  2. Stellarling
  3. Labirynth
  4. Sutekina
  5. Girl
  6. Linda
  7. Heathen
  8. Simstim
  9. Totemheart
  10. Elijah’s Chant
  11. Flowers
  12. Case
  13. Neurohunger
  14. Off
  15. Sunshine on Aimée
Anna Aaron su OndaRock
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