07/02/2014

Fine Before You Came

Tender, Firenze


di Beniamino Cianferoni
Fine Before You Came

Smette di piovere sulla strada dell’atteso ritorno a Firenze dei Fine Before You Came, in questo venerdì di settimane e fiumi grigi. Dietro la stazione centrale di Santa Maria Novella, il Tender concede un salto di qualità alle notti di chi, a Firenze, non è solo di passaggio, con un ininterrotto programma di concerti gratuiti o a basso costo, alla ricerca di una scena che ancora non c'è. Il locale è semivuoto quando mi lascio la strada alle spalle, ma per i Kill The Nice Guy, che iniziano a suonare poco dopo, lo spazio va riempiendosi di pubblico, tra i tagli grunge e le aridità Sonic Youth del trio connotato da voce al femminile.

A pochi metri del palco, una curiosità quasi fisica accompagna l'attesa di vedere la band di riferimento dell’emo-core in Italia: genere che, in questo momento, mostra gran linfa e seguito in tutta la penisola. A giugno 2013 è uscito "Come fare a non tornare" poi, nel primo mese del 2014, "Quassù c'è quasi tutto", come sempre in download gratuito e ancora più deciso nella strada di allontanamento dal suono degli esordi. Dalla rabbia e dalle urla del capolavoro "Sfortuna" al riscatto autunnale di "Ormai", sono rimasti la strumentazione e gli intrecci di chitarre, ma la direzione intrapresa è quella di un post-rock dilatato e dalle tinte dark: velocità e concitazioni rallentate, melodie più sommesse per un’accettazione di quel che forse non si può più cambiare.

Una catarsi contemplativa, che trova nei dieci minuti di "Angoli", che aprono il concerto, uno straordinario esordio, dal lento crescendo iniziale, alle parole spezzate e cantate in coro dai due chitarristi "Spegniamo tutto/ restiamo soli", mentre Lietti legittima la propria poetica guardando in alto sopra le nostre teste, nel vuoto. L’eterea divagazione successiva suggella l'inversione di rotta: l’implosione non arriva all’esterno e trova sfogo in un ritorno quasi sfiancato, senza punti di rottura, ma con la voglia di  avere ancora qualcosa da dire, da promettersi: "Ma cerchiamoci ovunque/ facciamolo adesso che domani non c’è". Al termine ci troviamo non solo in assenza di rumore, ma soprattutto nel vuoto del ricadere, da un altro mondo, in un reale di nuovo privo di pathos.

La prima parte del concerto è dedicata all'intera esecuzione degli ultimi due lavori: dopo "Distanze" sono i lividi di "Discutibile" a fare ancora male. Accenni della tensione passata da “Una provocazione” e da "Il pranzo che verrà", ma le distorsioni e la voce rimangono senza vere rivendicazioni e la conclusione di questo attraversamento è affidata alla litania di "Dura": "Niente di tutto questo mi piace davvero/ ma la mia fortuna è averlo". Non c'è più il disprezzo di "Ormai" e neanche la forza che spinge verso qualcosa di diverso: una città ("Dublino"), o un mese ("Capire Settembre").

La ghiacciata delle montagne di "Quassù c'è quasi tutto", si scioglie con l'irrompere della seconda parte del concerto, il cui incipit è "Sasso": Lietti comunica di nuovo con il pubblico, gli lascia il suo microfono, la velocità aumenta e il concerto si fa grido e rito liberatorio collettivo, e sarà così fino all'uscita dal palco della band. Spinti da dialoghi di chitarre senza più rassegnazione, alcuni ragazzi iniziano a distendersi sopra le nostre teste. Arrivano quattro episodi, quattro pugni, da "Sfortuna", album che non si può abbandonare, una volta fatto ingresso nel delirio della fine che viene narrata:  un amico che ascolti mentre ripete la lista delle cose che non avrebbe dovuto fare, o dire. Dalla preghiera di "Natale" ("Oggi è una così bella giornata/ e io vorrei che tu tornassi a casa per cena"), alla pura disperazione della presenza-assenza di "O è un cerchio che si chiude" (la più screamo di tutte), fino alle braccia in alto, a tenere il soffitto che cade, di "Buio".

Il ritorno sul palco per il bis è con "Dublino", che, dopo una falsa partenza, si svela come un altro apice della serata: a partire dall'arpeggio iniziale, tutto si batte in maniera necessaria. Nell'ultima "Piovono pietre" a cantare è quasi soltanto il pubblico e si perdono le coordinate e i punti di riferimento per una conclusione leggermente in tono minore, ma non importa.

I Fine Before You Came fanno poche date live e hanno già completato il loro tour. In concerto confermano e ampliano gli assalti del loro emo-core di un tempo, la distanza del  post-rock di adesso: un'esondazione vitale e disperata di rabbia e sentimento.

Foto di Luca Morgantini.

Setlist

Angoli
Distanze
Discutibile
Una provocazione
Alcune certezze
Il pranzo che verrà
Dura
Sasso
Natale
O è un cerchio che si chiude
Fede
Buio

Dublino
Piovono pietre

Fine Before You Came su OndaRock
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