4-8/11/2015

C2c 2015

Torino, Torino


di Tommaso Sante Monorchio
C2C 2015

Torino a novembre fiorisce, in controtendenza con il clima autunnale e il grigiore che la ammanta. Da un po’ di anni, a novembre, vengono accese luminarie firmate da artisti più o meno noti e la fiera "Artissima" attira in città artisti e gente da tutto il mondo, con inaugurazioni di mostre che potrebbero fare invidia a capitali come Londra, Parigi, o alla vicina Milano.
Come se non bastasse, "Club2Club", che affianca il programma artistico e culturale, è ormai uno dei più importanti festival di musica elettronica e ulteriore attrazione di una città in cui la proposta culturale è sempre più varia.
L’organizzazione, impeccabile e ben coordinata, con quartier generale presso AC Hotel nei pressi del Lingotto, dove ascoltare musica o anche semplicemente svaccarsi nella hall in mezzo ad addetti ai lavori e wannabe, ha investito molto nella line-up e nei rigorosi controlli nelle sedi dei concerti per inquadrare (nei limiti) l’evento in un certo filone di divertimento healthy.

Ad anticipare le serate di venerdì e sabato, mercoledì il concerto di Apparat al Conservatorio Giuseppe Verdi, dove il programma ha previsto pezzi strumentali un po’ malinconici, alcuni dei quali estratti dalla colonna sonora de "Il Giovane Favoloso" e da "Krieg Und Frieden", recentemente adattato per il teatro.
Giovedì, invece, è stato il momento del concerto di Floating Points, nome sotto cui si cela Sam Shepard, giovane mancuniano dottorando in discipline scientifiche residente a Londra, in uno dei posti più affascinanti di Torino, il teatro Carignano, lo stesso teatro della scena iniziale di "Profondo Rosso". Un live iniziato a mezzanotte, ovviamente sold out, dove si è potuto ascoltare con giusta atmosfera il mix di house, jazz e elettronica fusion così come lo troviamo nel debut album "Elaenia", di recentissima uscita.

Venerdì la serata, nella sede del Lingotto, è stata inaugurata da Holly Herndon: minuta e piccolina, capelli rossi, barricata dietro lo schermo di un computer da cui inviava messaggi al pubblico proiettandoli sullo schermo. Dopo il primo pezzo, estratto dal suo ultimo Lp "Platform", arriva la richiesta al fonico, immancabile a ogni suo concerto, di aumentare il tono dei bassi, sgomentando il pubblico ed esaltandolo allo stesso tempo. Un’ora impeccabile con visual in 3D di oggetti, cibo, gente filmata per strada, inno all’elettronica e alla tecnologia.
A seguire Carter Tutti Void: Chris Carter & Cosey Fanni Tutti in gran forma (64 anni lei, 62 lui), miss "Factory Floor" Nik Void defilata ma determinante per il suono del progetto, iniziato nel 2011 dall’incontro al Short Circuit Festival. Il loro live è una lunga suite sonora ipnotica e ossessiva, sofisticata e intellettuale. A fine performance, il saluto delicato e affettuoso di Cosey Fanni Tutti al pubblico, mentre con la borsetta da sciura dirige i tecnici che smontano le sue attrezzature (un amico anni fa mi parlò di una sua bizzarra richiesta prima di un live di un tappetino da bagno da mettere sotto i piedi per attutire le vibrazioni che le davano un po’ di fastidi al debole cuore: squisita).

La preparazione del palco per i Battles è uno spettacolo a sé: la batteria di John Stanier al centro, il piatto altissimo come una bandiera, la paziente disposizione dei sampler e delle tastiere. Passare dal rigore di Carter Tutti Void all’improvvisazione virtuosistica è un privilegio che solo ai festival ci si concede. Come confermano molti, i loro live migliorano col tempo, complice la sempre maggiore disinvoltura nell’esecuzione, nonostante alcuni piccoli errori. Nell’insieme ottima gestione del ritmo e un po’ di entertainment. Chiudono la performance con la sempre bellissima "Atlas".
Il dj-set di Four Tet con i suoi scampanellii scalda la sala principale. Nell’attesa di un nuovo album e di cosa verrà sfornato, Kieran Hebden si dedica a progetti ambient, pezzi sperimentali e a remixare, con un occhio sempre attento agli orientalismi e alla musica garage, tanto di moda in questi ultimi anni.

L’esibizione più attesa è quella di Thom Yorke. I "pischelli" sono qui per lui, ma anche molti fan dei Radiohead un po’ più maturi. Un pubblico impaziente pressa e lo chiama, ma la scaletta è fatta apposta per dare tempo di allestire il palco con schermi giganti. La sala del Lingotto si riempie mentre il palco viene allestito. Cosa dire di Thom Yorke? Innegabilmente un professionista, sul palco si muove a scatti, controlla tutto, fa ripartire due volte un pezzo per smania di perfezionismo, fa tutto "Tomorrow Modern Boxes" e parte del bellissimo "The Eraser". Una esibizione professionale, tecnocratica, opera d’arte totale in un set monumentale.

Nell’altra sala, più piccola e caldissima, intanto arriva Omar Souleyman, con quel pizzico di tamarraggine sofisticata e tante basi da matrimonio mediorientale. Ninos Du Brazil, progetto tecno-brasiliano dell’artista Nico Vascellari, attesissimo dal pubblico arty, è un live molto scenografico e gestuale, con un tocco tribale (posso vantare di averli visti in una loro esibizione agli inizi in una galleria milanese mentre Vascellari suonava degli ananas).
E poi Todd Terje. Che dire? "It’s Album Time" è un gioiello del 2014. Trasforma la sala in un set da porno softcore o in una balera moderna farcita di musica 80's e disco-funky.

Alle 3:00 Jamie XX, con il suo live di pezzi dall’ultimo album, circondato dall’hype di snob indie-rocker e da ragazzette con capelli lunghi e vesti nere. La serata sfuma nei suoni disperati e angosciosi di Prurient nella sala rossa: non azzeccatissimo metterlo a fine scaletta.

Il sabato è il giorno dell’attesissimo Oneothrix Point Never. Un live dissonante, il suo, dominato da chitarre e vocoder che sfumano in coda verso toni più delicati e ambientali. Daniel Lopatin regala una performance interessante, anche se leggermente al di sotto delle aspettative. L’album "Garden Of Delete", pubblicato da Warp, era stato preannunciato in agosto da un teaser sul sito dell’artista dove Lopatin veniva intervistato da un alieno di nome Ezra. Bizzarrìe.
A offuscare ulteriormente il live di OPN la presenza, a seguire, di Andy Stott, che ha squassato la platea con i suoi rumori nichilisti mescolati al sottile erotismo sensuale del dub. Nicolas Jaar, invece, alterna atmosfere liquide a movimenti ritmici caldi e ovattati, in una fusione che raggiunge lentamente una sua simmetria.

Alla fine di queste giornate, è chiaro che Torino, con un festival di queste proporzioni, è diventata la capitale della musica elettronica in Italia. Speriamo che Club2Club, nei prossimi anni, continui su questa strada, regalando un festival sempre al di sopra delle aspettative, con un occhio verso tutti i generi e sottogeneri. Speriamo inoltre che il festival continui a dialogare in modo produttivo con Torino, la città che riesce sempre, a un certo punto, a essere una piccola, sofisticata capitale.

Setlist
Line-Up

Apparat
Floating Points
Mumdance + Novelist
feat The Square
Sophie + QT
Battles
Four Tete Live
Jamie xx
Todd Terje live
Anthony Naples
Carter Tutti Void
Holly Herndon
Kuedo
Omar Souleyman
Prurient
Soundwalk Collective
Tala
Jeff Mills
Nicolas Jaar
Oneohtrix Point Never
Andy Stott
Dekmantel Soundsystem
La Priest | Lotic
Ninos Du Brasil
Shackleton
Vaghe Stelle
Nigga Fox

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