01/04/2015

Marlene Kuntz + Mvula Sungani Company

Teatro Olimpico, Roma


di Claudio Lancia
Marlene Kuntz + Mvula Sungani Company

In oltre vent’anni di militanza abbiamo avuto occasione di osservare i Marlene Kuntz abbigliati in numerose vesti diverse: gli alfieri del movimento alt-rock dei primi anni 90 hanno nel tempo allargato sempre più i propri confini espressivi, arrivando a mettere in piedi tour acustici (lo S-Low Tour del 2006) o sonorizzazioni di documentari naturalistici (come accaduto un paio di anni fa con i lavori di Jean Painlevé). Mentre portavano a compimento il fortunatissimo giro di concerti commemorativo per il secondo decennale di “Catartica”, i Marlene già pensavano a una nuova sfida: realizzare la perfetta sintesi fra musica rock e danza.

Nasce così “Il vestito di Marlene”, una performance durante la quale Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia suonano alcune canzoni del proprio repertorio, mentre il corpo di ballo Mvula Sungani Company si esibisce davanti a loro, eclettica compagnia di physical dance in grado di fondere danza classica e contemporanea spaziando dalla etnico-popolare all’acrobalance, passando per il tango e il flamenco.
Idea non certo inedita, ma completamente nuova per il gruppo piemontese, alla continua ricerca di nuove strade per veicolare la propria musica, consentendole di raggiungere platee sempre diverse, non necessariamente composte in maniera esclusiva da propri fan.

E l’esperimento può dirsi completamente riuscito: la setlist è ovviamente imperniata per gran parte su canzoni morbide e sinuose, che agevolano il movimento artistico dei corpi, puntando su alcune delle composizioni più poetiche della band, alcune delle quali non venivano proposte da diversi anni.
Ammirare la coppia che fa evoluzioni attorno al tavolino su “Osja, amore mio”, l’iper-sensuale tango che accompagna “Danza”, il drappo bianco che funge da immenso costume di scena della ballerina su “Notte”, le impeccabili coreografie concepite per sottolineare i saliscendi densi di pathos su “Nuotando nell’aria”: sono soltanto alcuni dei momenti più emozionanti dello spettacolo.

Il trio alterna chitarre acustiche e armamentari elettrici, senza rinunciare a qualche escursione lievemente più abrasiva, come avviene nella sempre irrinunciabile “Ape regina” e nel bel ripescaggio di “Ti giro intorno”, riarrangiate con cura artigianale per l’occasione.
Le scelte attingono dall’intera discografia della formazione di Cuneo, comprendendo anche il loro brano più popolare: “La canzone che scrivo per te”. In chiusura il sentito omaggio a Giorgio Gaber, ricordato attraverso la cover de “La libertà”.

A Roma lo spettacolo è stato proposto nella bella cornice del Teatro Olimpico, situazione raccolta che consente una perfetta visione da qualsiasi settore, e un‘acustica che purtroppo quasi mai si riesce a trovare nei contesti che abitualmente ospitano i concerti rock.
Dieci minuti di applausi accompagnano la passerella finale di ballerini e band, sulle note dei War On Drugs. La perfetta commistione di musica “alternativa” e danza si è realizzata. La più importante e ispirata band alt-rock che abbiamo mai avuto sul territorio italico ha oltrepassato a pieni voti un’altra ostica frontiera.

Setlist

La mia promessa

Fingendo la poesia

Osja, amore mio

Musa

Danza

Meravigliosamente

Ape regina

Schiele, lei, me

Notte

La canzone che scrivo per te

Io ti giro intorno

L’inganno

Nuotando nell’aria

La libertà
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