23/06/2015

Slash + Rival Sons

Postepay Rock In Roma, Roma


di Claudio Lancia
Slash + Rival Sons

E’ tempo di celebrazioni sul palco del Postepay Rock In Roma: torna a esibirsi nello scenario dell'Ippodromo delle Capannelle una delle ultime icone della musica rock, uno dei più noti e riconoscibili chitarristi al mondo, che non si è mai arreso, nemmeno di fronte alla disintegrazione di quella che alla fine degli anni 80 era fra la formazioni più adorate al mondo.
Dopo i Guns N’ Roses, Slash diede vita prima agli Snakepit, poi ai Velvet Revolver ed ora è protagonista di una brillante carriera solista, che ha fruttato finora tre album di pregevole fattura.

Slash da qualche tempo si esibisce affidando le parti cantate a Myles Kennedy (ex-Alter Bridge) e facendosi accompagnare da un’ottima sezione ritmica, composta da Todd Kernes e Brent Fitz.
Visto che non c’è molto da scoprire sulle qualità tecniche del chitarrista, è Kennedy la vera sorpresa della serata, in grado di ricordare Axl Rose tanto nelle movenze quanto nell’impostazione della voce, ma restando sempre assolutamente sé stesso, e preoccupandosi di lasciare con grande rispetto la scena a Slash nei momenti opportuni.

Il concerto scorre per oltre due ore, divertente e sostenuto, con i soli del protagonista a catalizzare la scena. Chiaro che sono i brani dei Guns a trascinare l’attenzione e far esplodere l’arena, ma anche i pezzi dei dischi solisti non sfigurano, mantenendo una grande coerenza con i suoni del passato.
Dopo l’apertura affidata a “You’re A Lie”, ecco subito “Nightrain” a lanciarci dritti dentro “Appetite For Destruction”.

I due momenti topici del concerto arrivano in corrispondenza della splendida “Double Talkin’ Jive” e dei quindici minuti di solo che caratterizzano “Rocket Queen”, l’apoteosi di una scaletta efficace e iper-vitaminica, che rispolvera anche “You Could Be Mine”, “Welcome To The Jungle” e “Sweet Child O’ Mine”, proprio prima di chiudere il set con l’unico ripescaggio Velvet Revolver: “Slither”.
Nel bis un solo pezzo, “Paradise City”, di nuovo da “Appetite For Destruction”, tanto per suggellare definitivamente il rapporto simbiotico di Slash con i fan dei Guns, poi i saluti e gli arrivederci di rito.

Verso il finale Myles Kennedy ha ringraziato sentitamente il gruppo che ha aperto la serata, i californiani Rival Sons, che hanno occupato la scena con sicurezza, da veri rocker consumati, affidando al pubblico la propria miscela incendiaria di chiara derivazione zeppeliniana. Quattro album all’attivo, dei quali il più recente pubblicato giusto un anno fa, e una credibilità crescente, costruita attraverso lunghi tour in giro per il globo.
Soltanto sei brani eseguiti per la formazione guidata da Jay Buchanan, già altre volte apprezzata sui palchi italiani, ma sufficienti per far percepire a tutti il calibro della band. Per chi desiderasse rivederli, torneranno a Roma il prossimo novembre per aprire il set dei Deep Purple al Palalottomatica.

Setlist

SETLIST RIVAL SONS


Electric Man

Secret

Pressure And Time

Torture

Where I’ve Been

Open My Eyes

 

SETLIST SLASH


You’re A Lie

Nightrain

Avalon

Standing In the Sun

Back From Calì

Wicked Stone

Double Talkin’ Jive

You Could Be Mine

Doctor Alibi

Welcome To The Jungle

Beneath The Savage Sun

The Dissident

Rocket Queen

Starlight

Bent To Fly

World On Fire

Anastasia

Sweet Child O’ Mine

Slither

…. ….

Paradise City
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