13/5/2015 - 7/7/2015

Suoni Per Il Popolo

La Sala Rossa, Casa del Popolo, La Vitrola, Montreal, QC


di Maria Teresa Soldani
Suoni per il Popolo

Suoni per il Popolo è un festival unico nel panorama internazionale: articolato in tre settimane, coinvolge un’intera comunità locale e translocale facendo interagire artisti appartenenti a mondi musicali indipendenti e sperimentali. Un festival di ricerca che racconta le esperienze di musicisti provenienti dai cinque continenti, che spaziano dal free jazz alla drone music, passando per il punk, il folk, il noise e molto altro. Dal 4 al 22 giugno tre locali su Boulevard Saint-Laurent (La Sala Rossa, Casa del Popolo, La Vitrola), a distanza di tre minuti l’uno dall’altro, presentano concerti serali in cui artisti ospiti suonano insieme a musicisti veterani ed emergenti della scena di Montreal. Un cartellone ricchissimo di cui racconterò qui solo alcuni appuntamenti.

Tra gli eventi di Suoni per il Popolo organizzati in testa alla manifestazione, c’è il concerto di Vessel, Essaie Pas, GRKZGL e Ginger Breaker a La Vitrola (13 maggio). Gli Essaie Pas in particolare, duo di Montreal, presentano un set coinvolgente di elettronica minimale fatto di beat disco, linee di synth agrodolci e il cantato femminile in francese. Intriganti e cinematici, aprono il dancehall a paesaggi sonori che spaziano dagli anni Sessanta agli anni Novanta.

Vessel, nome d’arte del produttore di Bristol Sebastian Gainsborough, chiude la serata con un set ipnotico e affascinante. Il suo live, acido e sfrangiato, lavora sull’idea di flusso e di interruzione giocando con l’aspettativa dell’ascoltatore, che elude più volte. Rispetto a “Punish, Honey”, uno dei più bei dischi del 2014, il live presenta suoni più omogenei e dance, tra cui la stessa “Red Sex”. Vessel lascia la curiosità di vederlo di nuovo, chiedendosi che suono avrà il suo prossimo set.

Nel primo lungo weekend del festival c’è il doppio appuntamento con J Mascis, tappa di due giorni a Montreal del suo tour mondiale in solo, che precede la nuova tournée dei Dinosaur Jr. Mascis presenta due show completamente diversi che enfatizzano caratteristiche complementari della sua personalità di compositore e chitarrista, aspetti che si amalgamano alla perfezione nella musica dei Dinosaur Jr..

Il 5 giugno in una Sala Rossa colma è il momento per il suo tradizionale set elettro-acustico in solo, preceduto da Matt Valentine e Birds of Paradise. Dal Vermont, Matt “MV” Valentine dei MV&EE colpisce con un set in solo tra folk e psichedelia, che richiama Neil Young: un cantato intimo raccolto in cascate di arpeggi e loop di chitarra, i cui suoni si avviluppano l’uno sull’altro tra riverberi e delay. Mascis si presenta con la sua Gibson acustica in un set che esalta la parte più bella della sue canzoni, l’armonia e le melodie, ridefinita dalla schizofrenia tra strofe e ritornelli, suoni clean e fuzz, arpeggi folk e pennate rock. Tra brani dall’ultimo “Tied To A Star” – anche questo tra i migliori dischi del 2014 – e classici Dinosaur Jr, Mascis suona versioni mozzafiato di “Not The Same” e “Out There”, le cover di “Fade Into You” dei Mazzy Star e “Just Like Heaven” dei Cure, e il bis finale con “The Wagon”.

Il giorno successivo a La Vitrola è tempo per Heavy Blanket, musica strumentale psych-rock-noise ad alto volume, basata su solide strutture ritmiche e lunghissimi assoli di chitarra. Insieme a Mascis, Matt Valentine (MV&EE) al basso, Tim Herzog (Godspeed You! Black Emperor) e John Moloney (Sunburned Hand of the Man) alla batteria. La sezione ritmica composta da due batterie è granitica, una vera macchina sonora su cui s’innestano i giri bluesy di Valentine, a cui spettano le aperture armoniche, e gli assoli di Mascis. Heavy Blanket presenta canzoni sconfinate con suoni martellanti e supersonici, con quell’inconfondibile sound della chitarra di Mascis che rende ogni nota un proiettile. Mi torna in mente un’intervista in cui Mascis spiegava di essere arrivato a suonare la chitarra dalla batteria con l’obiettivo di suonare la chitarra “come” una batteria. Nel progetto Heavy Blanket – che la tradizione orale vuole precedente ai Dinosaur Jr. – tutto questo è portato all’estremo, nel suo ipotetico punto di convergenza tra psichedelia, blues, noise e punk.

Altri due splendidi concerti hanno per protagonisti tre artisti “di casa” Constellation Records, i cui due nuovi dischi rappresentano invece quanto di meglio si è potuto ascoltare nei primi mesi di quest’anno: “COIN COIN Chapter Three: River Run Thee“ di Matana Roberts e “Never Were The Way Was” di Colin Stetson e Sarah Neufeld.
La Roberts suona il 7 giugno alla Casa del Popolo. Apre la serata lo strepitoso set in solo del sassofonista Jason Sharp, musicista di Montreal che ha preso parte alle registrazioni della Roberts e di Thee Silver Mt. Zion. Sharp esegue col sax basso un set che parte dal respiro amplificato per aprirsi progressivamente al noise, attraverso gli effetti, tra cui il delay. Un’architettura di suoni capace – letteralmente – di colmare o svuotare lo spazio sonoro.
La Roberts presenta il terzo capitolo del suo progetto etnografico-mediale “COIN COIN”, in cui esplora la storia delle espressioni artistiche e culturali del suo paese, gli Stati Uniti, tramite diversi media – tra cui la fotografia, la stampa e il video – nello spazio d’intersezione tra performance musicale e rielaborazione di materiale d’archivio. Il sassofono riconnette le diverse parti della performance – le basi di elettronica lo-fi col cantato e la lettura – in un’esperienza live immersiva ed emotivamente intensa.

Emozione e contemplazione sono due aspetti centrali nella musica che presentano il 10 giugno a La Sala Rossa Colin Stetson e Sarah Neufeld, spesso insieme dal vivo in concerti solisti e con gli Arcade Fire, con cui la Neufeld si esibisce regolarmente. La data è talmente richiesta che il Festival ne aggiunge una seconda il giorno successivo. L’apertura del loro live è affidata a Ryan Sawyer – ex-batterista degli At The Drive In e collaboratore di Stetson e Thurston Moore – con un set sperimentale di brani che esplorano radicalmente l’uso della voce e della batteria tra folk e free jazz.
Stetson e Neufeld – il cui suono dal vivo è di una bellezza sconcertante – si amalgamano impeccabilmente sublimando nella ripetizione la velocità e la delicatezza delle linee di violino della Neufeld con la velocità e la profondità delle linee di sax basso e baritono di Stetson, costruite sul respiro circolare. Su questa tessitura s’inseriscono le scarne ed evocative linee vocali della Neufeld, immerse nel riverbero. Un live entusiasmante, basato sulla narrazione del disco, la storia di una ragazza che invecchia insieme alle montagne, incapace di condividere la sua esperienza di vita con i coetanei.

Tra gli eventi in coda al festival, il 7 luglio alla Sala Rossa suonano Xylouris White con Circuit Des Yeux. Progetto cantautoriale della cantante chitarrista Haley Fohr, originaria dell’Indiana e di base a Chicago – qui in duo col batterista Ryan Jewell – Circuit Des Yeux offre un set raffinato strutturato sulla voce bassa, densa e vibrante della Fohr, che richiama Diamànda Galas, Nico e Antony Hegarty.
La performance di Xilouris White è prima di tutto la risultante della collisione tra due grandi personalità musicali: il liuto e la voce del greco Georges Xylouris, membro di un antico clan di musicisti cretesi, e la batteria dell’australiano Jim White, membro dei Dirty Three e virtuoso chiamato a suonare in vari progetti d’arte contemporanea, tra cui quelli audiovisivi del filmmaker Jem Cohen. Anche il loro disco “Goats”, prodotto da Guy Picciotto (Rites Of Spring, Fugazi), è stata una delle più belle sorprese del 2014. Xylouris e White tessono una musica che ha radici nel passato remoto della tradizione musicale di Creta e del Mediterraneo, così come nel passato prossimo inscritto nello “stile libero” della batteria di White, che ha coniato il genere post-rock con la musica dei Dirty Three. Come tra Jozef Van Wissem e Jim Jarmusch con SQÜRL, il loro incontro suggerisce la strada per un’esperienza musicale originale che rielabora la memoria senza nostalgia. Thierry Amar (Godspeed You! Black Emperor, Thee Silver Mt. Zion) li accompagna al contrabbasso per alcuni brani, facendo confluire mondi musicali così affascinanti: il Mediterraneo, l’Australia e il Canada.

L’atmosfera che si respira al festival è rilassata e accogliente. I musicisti si fermano a parlare e a bere qualcosa in un clima familiare. La stessa Matana Roberts racconta dal palco che suonare a Montreal è sempre un evento speciale e che Suoni per il Popolo è il miglior festival a cui poter prendere parte in Nord America. Le esaltanti qualità, originalità e varietà dei concerti, così come del cartellone proposto, non possono che confermare questa sensazione.

(foto di Deanna Radford)
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Suoni per il Popolo is a unique festival on the international stage: for three weeks it involves a wide local and translocal music community, creating interactions among artists with independent and experimental backgrounds. The festival focusses on the artistic research of invited musicians, coming from the five continents to play free jazz, drone music, punk, folk, noise, and much more.  

From 4th to 22nd June the three venues on Boulevard Saint Laurent (La Sala Rossa, Casa del Popolo, La Vitrola) – really close one to the other – presented evening/night concerts made of guest musicians featuring both experienced and breakthrough performers from the Montreal music scene. A fully rich program of which some main events are here reported.

Vessel with Essaie Pas, GRKZGL, and Ginger Breaker played at La Vitrola (13 May) among the concerts organized by Suoni per il Popolo before the Festival. Essaie Pas in particular, a duo from Montreal, presented an engaging set of minimal electro based on disco beats, sweet and sour synth’s lines, and a female singing in French. Their appealing cinematic music permeated the dancehall and framed it with echoes from the Sixties to the Nineties.

Vessel – nom de plume for Bristol’s producer Sebastian Gainsborough – closed the night with a hypnotic and fascinating set. His acid live worked on the ideas of flux and interruption playing with listeners’ expectations (and often dodging them). In relation to “Punish, Honey” – among the best records of 2014 – the live sounds are more homogeneous and dance, in “Red Sex” too. Vessel left the audience wondering how the next show will sound.

In the first weekend of the festival J Mascis performed twice, during a two-day stop in Montreal before starting the new Dinosaur Jr’s tour. Mascis presented two different shows that emphasized his complementary characteristics as composer and guitarist, perfectly merged in the Dinosaur Jr’s music.

The 5th June La Sala Rossa was full to the brim for his traditional semi-acoustic solo, with the opening of Matt Valentine and Birds of Paradise. Vermont’s act Matt “MV” Valentine – half of MV&EE – moved the audience with a solo guitar-voice set between folk and psychedelia recalling Neil Young: an intimate singing caught in waves of arpeggios and loops crashed one to the other by the amount of reverb and delay. Mascis played with his acoustic Gibson a set that enhanced the most beautiful parts of his songs: harmonies and melodies. As well, they were redefined by an amazingly schizophrenia between verses and choruses, clean and fuzz, folk arpeggios and rock pickings. Among songs from his last “Tied to a Star” – another great record of 2014 – Mascis played Dinosaur Jr’s classics, some breath-taking versions of “Not the Same” and “Out There”, Mazzy Star’s “Fade Into You” and Cure’s “Just Like Heaven”, leaving “The Wagon” as a final encore.

The day after at La Vitrola was time for Heavy Blanket, high-volume instrumental psych-rock-noise based on tight rhythmic structures and endless guitar solos. Together with J. Mascis there were Matt Valentine (MV&EE) on bass, Tim Herzog (Godspeed You! Black Emperor) and John Moloney (Sunburned Hand of the Man) on drums. On the granitic two-drums section were set the bluesy bass lines of Valentine, ready to shift harmonically, and the epic Mascis’s solos. Heavy Blanket performed boundless songs with pounding and supersonic tones, marked by the unmistakable Mascis’s guitar sound that transformed each note in a shot-gun. It reminded me an interview, in which J Mascis explained that he decided to play guitar after having played drums, with the aim of playing guitar as drums. In Heavy Blanket – which the oral history sets in time before Dinosaur Jr – this concept was radicalized into the live to the hypothetical point of convergence among psychedelia, blues, noise, and punk.

Other two astonishing concerts were played by three Constellation Records’ artists, who produced two of the best albums out this year: Matana Roberts’s “COIN COIN Chapter Three: River Run Thee” and Colin Stetson and Sarah Neufeld’s “Never Were the Way Was”.

Roberts played 7th June at Casa del Popolo. The warm-up was the surprising solo show of Montreal-based saxophonist Jason Sharp, who recorded also with Roberts and Thee Silver Mt. Zion. His set with bass sax began from amplified breath to open, through the use of effects and loops, to the noise. His sound-design literally filled up and emptied progressively the auditory space.

Roberts presented the third chapter of her ethnographic media project “COIN COIN”, where she explores the history of the artistic and cultural expressions in her country, the U.S.A., through several media – e.g. photography, press, and video – at the intersection between musical impro performance and the reworking of archival materials.  Her saxophone reconnected the different parts of the set – lo-fi electronic samples, signing and reading – in a mesmeric and intense live experience.

Emotion and contemplation are key words in the performance presented the 10th of June at La Sala Rossa by Colin Stetson and Sarah Neufeld, who often shared the stage in solo shows or with Arcade Fire, with whom Neufeld played live regularly. This concert at La Sala was so requested that Suoni added a second gig the day after. The opening is played by Ryan Sawyer – ex At the Drive In’s drummer, now Stetson and Thurston Moore’s fellow – who presented an experimental solo exploring radically the use of the voice and drums between folk and free jazz.

Stetson and Neufeld – who had such a dazzling live sounds – merged together perfectly sublimating the following elements in repetition: speed and elegance of Neufeld violin’s lines; speed and depth of Stetson’s sax’s lines, built on the circular breath. On such texture stood the evocative and delicate Neufeld’s vocals, wet in reverb.  A thrilling show based on the narrative of their latest record, the story of a girl that grows old with the mountains, this way being not able to share her life experience with her peers.

Among the concerts organized by Suoni per il Popolo after the Festival, 7th July Xylouris White and Circuit Des Yeux played at La Sala Rossa. Singing-songwriting project of the guitarist Haley Fohr, from Indiana and based in Chicago, Circuit Des Yeux (feat. drummer Ryan Jewell) presented a sophisticated set with songs structured on the low-pitched, dense and vibrant voice of Fohr, which reminded Diamànda Galas, Nico, and Antony Hegarty.

Xilouris White performance was the result of the collision between two giant personalities. The lute and the voice of Georges Xylouris from Greece, member of an ancient clan of Cretan musicians, meet the drums of Jim White from Australia, member of Dirty Three and virtuoso called to take part in several contemporary arts projects, such as Jem Cohen audio-visual performances. As in previous cases, their record “Goats” – produced by Guy Picciotto (Rites of Spring, Fugazi) – was among the finest surprises of 2014. Xylouris and White music is deeply rooted in the past tense of the tradition of Crete and the Mediterranean area, as well as the past participle of free-form drums style of White, who contributed to post-rock with the seminal Dirty Three music. As in the case of Jozef Van Wissem and Jim Jarmusch with SQÜRL, Xilouris White’s ecstatic encounter suggested an original experience in music to rework elements of past without nostalgia. Thierry Amar (Godspeed You! Black Emperor, Thee Silver Mt. Zion) joined them on stage with the double-bass for a few songs, creating a confluence of fascinating music areas: Mediterraneo, Australia, and Canada.

The atmosphere in Suoni’s venues was relaxed and cool. Before and after the shows, the musicians stopped by to talk and to drink something in a very familiar ambience. Matana Roberts declared from the stage that playing in Montreal is always a special event and that Suoni per il Popolo is the best festival in North America. The exciting quality, novelty, and variety of these concerts, as well as the entire program, gladly confirmed this feeling.


(photo by Deanna Radford)

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