08/04/2016

Daniele Silvestri

Auditorium Conciliazione, Roma


di Claudio Lancia
Daniele Silvestri

L’immagine che meglio di ogni altra racchiude l’essenza del bel concerto di Daniele Silvestri all’Auditorium Conciliazione di Roma (venerdì 8 aprile abbiamo assistito a uno dei quattro sold out consecutivi) è quella di lui che, dopo tre ore nette di esibizione, prima di rientrare nei camerini, si concede all’abbraccio del proprio pubblico.
Stringe tutte le mani, firma tutti gli autografi, si fa ritrarre sorridente in tutti i selfie: il miglior modo per ricambiare l’affetto ricevuto dai fan, una scena che vorremmo vedere alla fine di ogni concerto, in grado di trasformare qualsiasi serata in un evento unico e irripetibile. E invece troppo spesso tanti musicisti giocano a fare gli imbronciati e gli scostanti nei confronti di coloro che quotidianamente ne certificano il successo e l’esistenza.

Daniele Silvestri ha dato una lezione a tanti, sopra e sotto il palco, evidentemente divertito e soddisfatto per aver confezionato con la sua band (otto elementi in tutto) un live intenso, passando con disinvoltura da momenti seri ad altri decisamente più leggeri, coniugando i propri testi con una rara trasversalità di tessiture musicali, spaziando dal rock alla canzonetta ironica, dalla melodia al flamenco, e così via.
E’ vero, sono tutti elementi ai quali Silvestri ci ha abituati da tempo, ma la sensazione oggi è di essere al cospetto di un musicista nel pieno della maturità, che nel 2016, proprio quando sembrava dovesse sopravvivere con il mestiere, ha sfoderato uno dei lavori di maggior spessore della sua carriera, un disco ispirato, zeppo di ospiti e di belle canzoni come mai prima d’ora.

E’ proprio “Acrobati” a costituire la spina dorsale di questo tour, con i suoi instant classic entrati in tempo reale nel repertorio mandato a memoria non solo dai fan. La prima parte del live, lunga da sola quanto un concerto intero di una band "canonica", 75 minuti, è incentrata soprattutto sui pezzi nuovi, fra i quali spiccano i cosmopolitismi de “La mia “casa”, le coraggiose strutture musicali di “Monolocale” e gli irresistibili giochini di parole che condiscono “Quali alibi”.
Nessuna concessione per il momento alle hit storiche, giusto “Il mio nemico”, che suggella un primo atto che ha visto l’ospitata dietro alla batteria in alcuni brani di Fabio Rondanini dei Calibro 35 (e da qualche mese nella line-up degli Afterhours), presente anche durante le registrazioni in studio.

E’ bravo, Daniele, si conferma grande intrattenitore, oltre che abile autore e finissimo ricercatore di parole, riesce a far sorridere il pubblico ma anche a farlo riflettere, parlando di stragi di mafia, unioni gay e del dibattito in corso in Parlamento per il riconoscimento della LIS, il linguaggio dei segni.
Otto minuti di pausa e il palco si trasforma in un circo per ospitare la seconda ora di musica, che si apre con “Monetine”, passa per “Acrobati”, uno dei manifesti dell’album più recente, e trova un iper-frenetico epilogo ne “La guerra del sale”, rafforzata dall’intervento del co-autore Caparezza sincronizzato sullo schermo.

La terza parte prende il via con “A bocca chiusa”, con Daniele seduto al piano, e prosegue con “L’autostrada”, scelta dal pubblico attraverso un sondaggio sul web.
Poi scatta il momento più divertente, con il ripescaggio a sorpresa di “Stizziscitici”, che obbliga Silvestri a istruire in diretta la band su come suonare il pezzo, seguita da “Testardo” (con il pubblico in delirio sul celebre coro del ritornello) e “Salirò”.

Giù il sipario, ma i fan reclamano a gran voce il rientro in scena. E allora spazio a una densissima versione di “Aria”, resa con un arrangiamento che sfora meravigliosamente nel post-rock, e la chiusura con l’inevitabile “Cohiba”. L’atmosfera di festa prende possesso dell’Auditorium, tutto il pubblico è finalmente in piedi a ridosso del palco, conquistato mettendo sul piatto tanta qualità, senza il bisogno di dover ricorrere ad “Alfette” o “fritture di paranza” per scuotere la platea.
Segue mezzora di strette di mano e autografi, di cui scrivevamo all’inizio, senza concedersi nemmeno il tempo di asciugarsi il sudore o cambiarsi d’abito, perché il pubblico, il suo pubblico, lì sotto non può aspettare.

Dopo nove album in studio, i numerosissimi riconoscimenti acquisiti (fra al'altro con "Acrobati" per la prima volta è andato al primo posto delle classifiche di vendita italiane) e una carriera che ha tagliato il traguardo dei 22 anni, sempre all'insegna dell'impegno politico e sociale, Silvestri non ha ancora intenzione di smettere di stupire.
Questa è la seconda di quattro serate a Roma, il posto dove (parole sue) meglio che in qualsiasi altro può sentirsi libero di dire: “Benvenuti nella mia casa”.

Setlist

Prima di essere un uomo

La mia casa

Un altro bicchiere

La mia routine

Senza far rumore

Tutta colpa di Freud

Pochi giorni

Monolocale

Quali alibi

Ma che discorsi

Precario è il mondo

L’appello

Le navi

Sulle rive dell’Arrone

Il mio nemico

…. ….

Monetine

L’orologio

Acrobati

A dispetto dei pronostici

Come se

Il flamenco della doccia

Spigolo tondo

La guerra del sale

…. ….

A bocca chiusa

L’autostrada

Stizziscitici

Testardo

Salirò

…. ….

Aria

Cohiba
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