18/07/2016

Deep Purple

Parco Della Pace, Servigliano (Fm)


di Michele Bordi
Deep Purple
Guardi la locandina e, se vivi nelle Marche, non puoi trattenere un sorriso tra l'incredulo e il divertito: i Deep Purple, la rock-band che conteresti in una mano tra le più grandi della storia, sta per suonare in un minuscolo paese dell'entroterra fermano, con un palco grande come metà del suo centro storico. E qui potrebbero iniziare le battute dei ben informati sul territorio marchigiano, meta molto popolare tra i pensionati di lusso dell'Albione.
Tuttavia, a Servigliano almeno settemila persone hanno voluto sfidare il luogo comune dei ruderi in cerca di un luogo dove svernare. Numeri che sarebbero sufficienti per entusiasmarsi, sia considerando la meta non esattamente ben collegata con le arterie autostradali o ferroviarie, sia per il nubifragio che aveva spostato all'ultimo secondo la data da un comodo venerdì a un pericoloso lunedì sera.

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Cosa aspettarsi da uno show simile? L'inizio con la doppietta "Highway Star" e "Bloodsucker" (dal disco, nostra pietra miliare, "In Rock") tra l'entusiasmo incontenibile della folla era ampiamente preventivabile, con l'enorme palco che si accende e illumina il Parco della Pace, un tempo triste campo di concentramento testimone di due guerre. Altrettanto preventivabili le iniziali difficoltà di Ian Gillan, dinamico sul palco ben più delle sue sofferenti corde vocali. Ma prima che lo sconforto assalga i presenti, l'arzillo frontman inizia a carburare e si assesta - fra trucchi da vecchia volpe e qualche aiutino digitale - su un livello più che decoroso.
È così che possiamo finalmente goderci lo spettacolo e notare quanto Ian Paice si sia già scrollato di dosso l'ictus che lo colse poche settimane fa, in questo maledetto 2016. Sarà per questo che alla fine dello show sarà l'unico escluso dalla torta degli assoli, feature irrinunciabile che i Deep Purple riservano agli animi più rockettari: particolarmente efficace l'intervento di Don Airey che catapulta di fatto una "Perfect Strangers" energica e probabile vertice dello show.

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Non manca una manciatina di brani dall'ultimo "Now What?!" che, oltre a non stonare nella scaletta, è distribuita in modo probabilmente strategico con lo scopo di far rifiatare il carismatico frontman su vette decisamente meglio tarate al suo livello canoro attuale. Da segnalare il momento metal di "Vincent Price", cupa e doomy in una scenografia fatta di teschi e luci violacee.
In particolare Steve Morse è il mattatore della serata, autentico trascinatore e infaticabile guitar hero che infiamma la folla a colpi di riff, da vero leader acquisito della leggenda. La folla non attende che i grandi classici, e ce ne sono da vendere: "Lazy", "Space Truckin", "Smoke On The Water" e la chiusura con "Black Night" stampano un sorriso scemo su tutti i presenti.
È il trionfo dell'amarcord, ma qualcuno dei presenti si aspettava onestamente qualcosa di diverso? Al di là di ogni considerazione, la serata di Servigliano è per le Marche un fenomeno che va ben oltre il lato musicale della cosa: ti guardi intorno e trovi persone di ogni tipo e ogni età, fra ragazzini curiosi o trascinati da genitori nostalgici a chi semplicemente aveva voglia di far parte di un evento storico per la comunità; magari alcuni di loro ricalpesteranno nuovamente un prato solo per una passeggiata domenicale.

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Concludendo, i tempi d'oro per i Deep Purple saranno passati da tempo, ma sanno ancora onorare il loro nome e i locali ricorderanno per sempre questa serata. In fondo queste sono le uniche cose che contano.

Contributi fotografici su gentile concessione di Angelo D'Aloisio

Setlist
  1. Highway Star
  2. Bloodsucker
  3. Hard Lovin' Man
  4. Strange Kind of Woman
  5. Vincent Price
  6. Contact Lost
  7. Uncommon Man
  8. The Well-Dressed Guitar
  9. The Mule (with Drum Solo)
  10. Lazy
  11. Demon's Eye
  12. Hell to Pay
  13. Keyboard Solo (Don Airey)
  14. Perfect Strangers
  15. Space Truckin'
  16. Smoke on the Water
  17. Hush
  18. Bass Solo (Roger Glover)
  19. Black Night
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