15-16/12/2016

Ministri

Monk, Roma


di Claudio Lancia
Ministri

Anche per gli ancora giovani Ministri è arrivato il momento delle celebrazioni: i dischi non si vendono più e occorre costruire delle “scuse” per stare in tour il più possibile. Arriva quindi puntuale l’idea di un giro di concerti dedicato al primo decennale del loro album d’esordio, “I soldi sono finiti”.
Così come hanno fatto gli Afterhours con “Hai paura del buio?” e i Marlene Kuntz con “Catartica” (e fra poche settimane toccherà anche a “Il vile”), Federico Dragogna e soci hanno deciso di portare sul palco l’esecuzione integrale di un lavoro al quale sia loro che il pubblico si sentono particolarmente legati.

In questo prevedibile bagno di folla abbiamo seguito le due serate romane, entrambe ospitate dal Monk, con scalette pressoché identiche, eccezion fatta per la cover rappresentata nei bis.
“Ma chi ha detto che non c’è” di Gianfranco Manfredi (con un richiamo nel finale a “Pablo” di Francesco De Gregori) è stata scelta per la prima serata, l’acclamatissima “Sui giovani d’oggi ci scatarro su”, omaggio ai concittadini Afterhours e sorta di passaggio di consegne intergenerazionale, ha fulminato tutti nella seconda.

Novanta minuti interamente dedicati alle canzoni del 2006 dei Ministri, con la sola aggiunta (per la felicità dei fan più fedeli e completisti) dei brani racchiusi nell’Ep “La Piazza” (compresa “Diritto a un tetto”, poi finita nel secondo album “Tempi bui”), pubblicato due anni più tardi.
Troppo presto per celebrare un disco così recente? I dubbi sono stati velocemente fugati da una performance a dir poco adrenalinica, capace di innestare ulteriore potenza ed elettricità su tracce già molto energiche; l’atmosfera si è “ammorbidita” soltanto durante l’esecuzione di “Le mie notti sono migliori dei vostri giorni” e “La piazza”, l’unica parentesi acustica del set.

Per il resto, il concerto si è dimostrato una vera prova di forza, condotto senza risparmiarsi mai, dalla prima all’ultima nota, con un carico di tensione costante costruito ad arte dal trio, per l’occasione rinforzato da Marco Ulcigrai de Il Triangolo, perfettamente a suo agio nel ruolo di chitarrista aggiunto.
“La mia giornata che tace” e “I nostri uomini ti vedono” definiscono da subito il potente mood dello show, quasi un assalto sonico, con i picchi raggiunti in corrispondenza di “La sacra quiete della sera”, di “Non mi conviene puntare in alto” (il pezzo migliore, secondo chi scrive), che chiude la prima parte del set, e del lungo epilogo sancito da “Abituarsi alla fine”, resa indimenticabile in entrambe le serate dallo stage diving di Davide Autelitano.

Tutte le canzoni sono mandate a memoria dal pubblico, che in questi dieci anni è cresciuto assieme alla band, ma non ha dimenticato gli episodi che per primi lo hanno avvicinato alla formazione meneghina.
Unica pecca di questo tour risiede nella sua “intransigenza”: certamente i fan avrebbero gradito ascoltare nei bis qualche estratto dai dischi successivi (“Gli alberi”?, “Il bel canto”?, “Spingere”?), ma i Ministri questa volta hanno preferito caratterizzare con decisione la scaletta e riservare un ideale greatest hits al prossimo giro.

Citazione doverosa per le importanti opening band scelte: i Joe Victor hanno aperto il set di giovedì 15 dicembre, mentre gli ormai rodatissimi (e mai troppo lodati) Winstons sono stati l’attrazione del giorno successivo.
I Ministri non hanno mai temuto di condividere il palco con formazioni di pari livello, e anzi amano utilizzarlo per dare spazio a band che stimano e vogliono contribuire a far conoscere. Segno di grande maturità e prova lampante di consapevolezza nei propri mezzi.

Setlist

La mia giornata che tace

I nostri uomini ti vedono

I soldi sono finiti

I muri di cinta

La sacra quiete della sera

Il mio compagno di stanza

Le mie notti sono migliori dei vostri giorni

Lo sporco della Grecia

Il sangue dal naso

Piano per una fuga

Il camino de Santiago

Non mi conviene puntare in alto

…. ….

La piazza

Ma chi ha detto che non c’è / Sui giovani d’oggi ci scatarro su

Meglio se non lo sai

Diritto al tetto

Abituarsi alla fine
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