06/05/2016

Peter Hook & The Light

Parco della Musica, Padova


di Alessandro Liccardo
Peter Hook & the Light
Per il secondo anno consecutivo, il Parco Europa in via Venezia a Padova - a pochi minuti dalla stazione dei treni, dalla Fiera e da alcune sedi universitarie - si rivela il perfetto polmone dell'arte e dell'intrattenimento con contest, aperitivi e (soprattutto) concerti all'aperto. Una scommessa vinta dalla crew del Circolo Mame di via Fra' Paolo Sarpi, che durante l'anno ospita eventi live e dj set e che per la primavera e l'estate ha pensato a un programma che va dal release party dei Green Green Artichokes a una tappa del Pink Tour di Immanuel Casto, da Marianne Mirage (nuova promessa urban-soul della scuderia di Caterina Caselli) a Kaki King, da Michele Bravi ai Dinosaur Jr. A luglio l'attesissimo appuntamento con Father John Misty, The Temper Trap, Niccolò Fabi (forte di un album, "Una somma di piccole cose", che per la prima volta lo ha portato in vetta alle classifiche di vendita) e Calcutta, nome tra i più "caldi" della scena indie nostrana. Ce n'è per tutti i gusti e per tutte le età.

Tutte le età si sono riunite il 6 maggio al Parco della Musica ad assistere a un lungo show, quello di Peter Hook and the Light. Giovani universitari che indossano t-shirt con lo storico artwork di Peter Saville, venuti al mondo poco prima che chiudesse quell'Hacienda di Manchester capace di segnare un'intera epoca, si mescolano a trentenni che da poco hanno riscoperto il piacere di toccare con mano la musica, spulciando tra i dischi usati dei mercatini o sporcandosi i polpastrelli nell'ultimo piccolo negozio di hi-fi che al vinile ha dedicato una sezione apposita, e quarantenni che l'era dark l'hanno vissuta davvero, in prima persona, con la soddisfazione di mostrare ancora una volta un'acconciatura alla Robert Smith o alla Ian McCulloch, make-up vistoso o semplicemente qualche gadget conservato con gelosia.
La festa per l'ex-bassista dei Joy Division e dei New Order in città era iniziata persino qualche settimana prima, perché in Veneto è un sorprendente pullulare di serate a tema molto ben curate (il Wave Pride del Mame, con il suo alternarsi di dj, sonorità e sensazioni, le Dark 'n' Wave Nights al Grind House e le serate Synthetica allo Smeraldo a Vicenza sono solo alcuni esempi). Al solo annuncio della data è partita la corsa all'adesione all'evento Facebook e all'acquisto dei biglietti, e la webzine Gold Soundz ha organizzato due incontri - uno sui Joy Division, che quarant'anni fa debuttavano come Warsaw, e uno sui New Order - con "suoni e visioni", narrazione, foto, video e aneddoti, per festeggiare l'arrivo dell'artista. L'aria, insomma, era già frizzantina e il red carpet pronto per essere steso.

Cosa aspettarsi da un set di Peter Hook and the Light che promette di riproporre per intero i due storici, apparentemente intoccabili album del primo quartetto trentasei anni dopo le ultime esibizioni del compianto Ian Curtis? Una tribute band con un membro storico del gruppo originale? Il basso più riconoscibile della new wave inglese circondato da musicisti cresciuti a pane e Joy Division (c'è anche il figlio, Jack Bates) e che si sentono particolarmente a proprio agio con il repertorio, rinfrescandolo pure di tanto in tanto ("Isolation", uno dei punti più alti del concerto con "A Means to an End", mostra i muscoli con le chitarre che sostituiscono i vetusti sintetizzatori).
Non particolarmente audaci, ed è un peccato, le riletture dei brani dei New Order che hanno avuto il compito di inaugurare lo show: Peter è un diesel, non scatta, e "Thieves Like Us" è un mezzo disastro salvato in corner da David Potts (ricordate i Monaco?) mentre Andy Poole fa il suo diligente lavoro con i campionamenti dall'incisione originale rielaborati con un MacBook. Non c'è cuore, non c'è anima. Neanche un po' di impegno. Il pubblico è nervoso, lo si sente, lo si vede. Ma per fortuna il nostro si rimette in carreggiata quando è il turno di "Ceremony" e "Age of Consent" (da "Power, Corruption and Lies"); sciatta, purtroppo, l'interpretazione di "The Perfect Kiss". Peter Hook non ha più i capelli lunghi, il fisico asciutto e il plettro in bocca come compare sul video storico di Jonathan Demme. È un signore di sessant'anni, che si concede il lusso di restare a torso nudo a fine concerto anche se non è Iggy Pop, e introduce al pubblico i pezzi, a volte in inglese e a volte in italiano con qualche accento sballato. Si diverte sul palco, mentre dietro di lui il telo raffigura contestualmente le copertine di "Unknown Pleasures" e "Closer".

"Disorder", "Heart And Soul", "She's Lost Control" e i bis "Transmission" e "Love Will Tear Us Apart" sono ormai così di dominio pubblico che i fan conoscono il testo a memoria e lo cantano tutto. La band dà certamente il meglio di sé durante il set dedicato a "Closer", mentre Hook risulta stanco e affaticato durante l'esecuzione integrale di "Unknown Pleasures"; ma per molti è più che sufficiente così, gli inni sacri ci sono quasi tutti con l'esclusione, vistosissima, di "Atmosphere". Se gli altri componenti dei New Order hanno deciso di andare avanti senza di lui, criticando apertamente l'operazione Peter Hook and the Light, il bassista sente l'urgenza di tornare sul luogo del delitto, di prendere per mano il suo sé ventenne, pur sapendo quali sono i rischi cui va incontro.
Si può solo immaginare l'opinione dei puristi che hanno urlato allo scempio, durante e soprattutto dopo l'esibizione, sui social. Per altri, giunti senza aspettative esagerate, il concerto è stato un susseguirsi di ricordi e di emozioni. Un discreto live set, iniziato male - come se anche per Peter Hook i New Order fossero stati una parentesi di poco conto (e davvero si stenta a crederlo) - e risollevatosi con "Closer". Peccato per la chiusura, cui si è giunti con il fiatone.

I prossimi appuntamenti in giro per il mondo si dice consistano nell'esecuzione delle due raccolte "Substance" per intero. Vedremo come andrà. Nel frattempo la Rhino ha annunciato una ristampa su quadruplo LP di "Singles" del 2005. "Dreams Never End", cantava Hooky nel 1981... eppure la domanda che ronza per la testa, finito il rituale collettivo, è una: è un bene o un male che i sogni non finiscano mai?
Setlist
Thieves Like Us
Lonesome Tonight
ICB
Ceremony
Broken Promise
Age of Consent
The Perfect Kiss
In a Lonely Place

Atrocity Exhibition
Isolation
Passover
Colony
A Means to an End
Heart & Soul
Twenty Four Hours
The Eternal
Decades

Digital
Disorder
Day of the Lords
Candidate
Insight
New Dawn Fades
She's Lost Control
Shadowplay
Wilderness
Interzone
I Remember Nothing

These Days
Transmission
Love Will Tear Us Apart
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.