02/12/2016

Zen Circus

Atlantico Live, Roma


di Claudio Lancia
Zen Circus

E’ un percorso di continua crescita, quello che stanno costruendo gli Zen Circus: nove album all’attivo e prestazioni live ancor più convincenti rispetto a quanto si può ascoltare nei pur riuscitissimi dischi.
Il tour a supporto de “La terza guerra mondiale” giunge alla prova del pubblico romano, in un Atlantico Live gremito e transgenerazionale, segno certamente del tempo che passa, ma anche di quanto Appino e compagni siano stati bravi nel riuscire a evolvere, mantenendosi comunque sempre ancorati a una certa “contemporaneità giovanilistica”.

E così, mentre i più giovani si sentono perfettamente protagonisti dei nuovi testi elaborati dal trio toscano, il pubblico più adulto continua a divertirsi, trascinato da quel combat-folk spedito e divertente, che non lesina riferimenti impegnati, tanto sul versante politico quanto su quello sociale.
“La terza guerra mondiale” è uno dei dischi più riusciti e completi della loro carriera, forte di una bella scrittura, pertanto il set ne risente positivamente, rafforzato da centrati ripescaggi dal recente passato (al solito vengono ignorate le composizioni ante 2009).

Si balla molto, i ritmi sono alti per quasi tutto il concerto, salvo ritagliare il meritato spazio alle due ballad racchiuse nel disco più recente, sparate entrambe nella prima parte dello show, “Non voglio ballare” e soprattutto “L’anima non conta”, canzone alla quale dicono di tenere molto, e che diviene il picco emozionale della serata.
Ritornelli orecchiabili, corse sfrenate, tamburi arrembanti, chitarre sempre ben in vista - anche grazie all’aggiunta di un quarto membro per il tour, Francesco Pellegrini (già con Motta nei Criminal Jokers) - testi densi di quel neorealismo proletario senza ombra di retorica o melodramma, ma zeppi di ironia (spesso amara), dai quali emergono istantanee metropolitane, biechi campanilismi di provincia e spassosi atteggiamenti finto-buonisti, ingredienti che hanno fatto la fortuna del gruppo, dai tempi di “Andate tutti affanculo” sino alle nuove “Pisa merda” e “Zingara”.

I ragazzi sono spigliati come al solito, simpatici e dissacranti, e nei bis presentano tre ospiti che contribuiscono a rendere lo spettacolo di questa sera un evento davvero unico, tre ospiti che non sono sul palco per innestarsi sulle canzoni del Circo Zen, ma per cantare alla platea le proprie composizioni, accompagnati dal trio toscano che indossa per un buon quarto d’ora i panni della backing band.
Inizia Giovanni Truppi con “Ti voglio bene Sabino”, poi Francesco Motta (un passato da fonico degli Zen Circus e grande amico della band) diventa il frontman per proporre “La fine dei vent’anni” dal suo acclamato esordio solista.

Infine tocca a Nada il compito di riunire per una sera il gruppo che la accompagnò (Motta compreso) nel fortunato tour di cinque anni fa, interpretando una sonica versione di “Tutta la vita”, il brano che, grazie all’inclusione nel quarto episodio di “The Young Pope” del Maestro Sorrentino, sta regalando l’ennesima nuova giovinezza alla cantante.
Tutto assume i crismi di una grande festa, nella quale Appino funge da rodato maestro di cerimonie, e la lunga coda psichedelica di “Andrà tutto bene” appare davvero come la miglior chiusura possibile di uno show pressoché perfetto: due ore che confermano il Circo Zen nel novero delle migliori live band italiane di questi anni.

Setlist

La terza guerra mondiale

Canzone contro la natura

Gente di merda

Andate tutti affanculo

Vent’anni

Non voglio ballare

Ilenia

L’amorale

Pisa merda

Zingara

I qualunquisti

Vecchi senza esperienza

L’anima non conta

Ragazzo eroe

Mexican Requiem

Postumia

Figlio di puttana

Canzone di Natale

.… ….

Nati per subire

L’egoista

Ti voglio bene Sabino (con Giovanni Truppi)

La fine dei vent’anni (con Motta)

Senza un perché (con Nada e Motta)

Viva

Andrà tutto bene
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