21/01/2017

Chrome

Freakout, Bologna


di Massimiliano Speri
Chrome

A tre anni dalla loro ultima scorribanda italica, i Chrome tornano in quello stesso Freakout che li ospitò nel tour precedente ma soprattutto nella città in cui, convocati nel remoto 1981 da una cellula di carbonari, tennero il loro primo concerto in assoluto. All'epoca, pur avendo già cinque dischi alle spalle, erano un progetto da laboratorio più che una vera band e l'esibizione bolognese segnò di fatto il loro esordio dal vivo. Così si narra, perlomeno... Leggende a parte, fa piacere ritrovarli e saperli ancora marci, scapestrati e reticenti al compromesso. Certo, non parliamo della stessa formazione che quel 20 luglio dovette lasciare a bocca aperta la sparuta compagine di fedelissimi (il fondatore Damon Edge è infatti deceduto nel 1995), ma la serata che sto per raccontarvi confermerà che il loro spirito è ancora sintonizzato su quelle disturbate frequenze. Frequenze che sono clangori di macchine in avaria e lamenti di un androide morente più che composizioni umane, con la sola chitarra di Helios Creed a garantire un pur decomposto rapporto con la classicità rock. L'immaginario cyberpunk, i riferimenti sci-fi e il corredo di foto sfocate a cui ci siamo affezionati sono parte integrante di un culto non solo musicale, che né le alterne fortune, né i mille cambi di organico né la dipartita di Edge sono riusciti a frenare. In un certo senso, i Chrome sono stati una deviata enciclopedia di tutto quanto la California antagonista abbia prodotto, degli inguaribili freak che anziché invocare utopie sciorinano visioni di un'apocalisse già in atto nell'indifferenza generale.

Il concerto sarà la quintessenza di quanto è lecito aspettarsi da loro: una musica da un lato ossessiva e robotica, dall'altro ferocemente anarchica, capace di trapiantare stilemi della tarda psichedelia in un'algida decadenza new wave. Il primo a palesarsi sul palco è il batterista che, nel giorno dell'insediamento del neo-eletto presidente USA, ostenta un'ammiccante t-shirt griffata "Fuck Trump" - forse per esorcizzare la sua indubbia somiglianza tricologica con il focoso miliardario? Seguono il pittoresco tastierista (sorta di Leon Russell junky con tanto di copricapo e occhiali da sole), un bassista che potrebbe essere sotto l'effetto di qualsiasi sostanza e un secondo chitarrista sulla cui maggiore età è lecito nutrire più di un dubbio. Infine, ecco arrivare il leggendario Helios, un consunto Burroughs con i capelli lunghi e l'aria già stanca.
Apertura al fulmicotone con un medley tra le prime tre tracce di quell' "Half Machine Lip Moves" da più parti indicato come il loro capolavoro: "T.V. As Eyes", una canzoncina isterica che scioglie il suo impeto punk in una coda lisergica, seguita a strettissimo giro dalla danza orrorifica di "Zombie Warfare" e dal massiccio hard- garage di "March Of The Chrome Police". I suoni sono confusi, acidi, sgradevoli.

Con "Danger Zone" e "In a Dream" i ritmi si fanno ipnotici, l'anfetamina sale e sembra davvero di decollare, ma solo per poi schiantarsi rovinosamente sul roboante riff proto-stoner di "3th From The Sun". La lunga "Armageddon" tiene fede alla promessa del titolo, e per quasi dieci minuti si scatena, letteralmente, la fine del mondo, un martoriante incubo a cottura lenta degno dei Killing Joke più spietati.
Il resto della scaletta, dalla cavalcata intergalattica di "Eyes On Mars" al funereo crooning à-la Iggy Pop di "Firebomb", passando per le detonazioni radioattive di "Nephilins", prosegue imperterrita la rintronante missione dei nostri eroi.
Dopo una brevissima pausa c'è ancora tempo per la fratturata fantasia transumana di "New Age" e una chiusura in grande stile con "Chromosome Damage", che nell'universo malato dei Chrome è ciò che più può avvicinarsi al concetto di canzone.
In un clima ormai delirante, con i musicisti che sgusciano via e alcuni sconosciuti che si impadroniscono dei microfoni con fare scomposto, riesco a sottrarre una scaletta abbandonata a bordo palco. Fuori dal locale trovo Helios che firma autografi insieme al resto della band (dei tranquilloni rari, c'è da dirlo), e ne approfitto per fargli scarabocchiare il suddetto fogliaccio.

Ho i timpani disintegrati, e l'unica frase che riesce ad attraversarmi la mente è "ma a cosa ho appena assistito?!": perfetto, direi. Le piccole dimensioni e l'acustica non ottimale del locale si sono rivelate dei suggestivi propulsori di senso: in alcuni frangenti pareva davvero di essere compressi in qualche fetido buco malfamato della periferia californiana. Insomma, non si poteva chiedere di meglio.
Riavviandomi verso casa mi accorgo che davanti al Freakout troneggia un disordinato cantiere, con gran dispiego di tubi e lamiere: potrebbe forse esistere migliore cornice per una musica così implacabilmente siderurgica?



Setlist

T.V. As Eyes
Zombie Warfare (Can't Let You Down)
March of the Chrome Police (A Cold Clammy Bombing)
Danger Zone
In A Dream
3rd from the Sun
Armageddon
Eyes On Mars
Meet You in the Subway
Nephilins (Help Me)
Administer the Treatment
Firebomb

Encore
New Age
Chromosome Damage

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