21/12/2017

Winstons

Largo Venue, Roma


di Claudio Lancia
Winstons

L’idea è buona: la band italiana che sul versante psichedelico si sta imponendo come una delle migliori aggiunge alla rodata line-up le chitarre di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle e Alberto Ferrari dei Verdena, per riproporre non materiale autografo bensì la versione integrale di “The Piper At The Gates Of Dawn”, il leggendario primo album firmato dai Pink Floyd, quelli più psych, quelli di Syd.
Il risultato è stupefacente - c’era da aspettarselo vista la bontà dei musicisti coinvolti - e a tratti persino emozionante, sia quando i Winstons in modalità allargata eseguono gli assalti frontali, sia quando lavorano di fino sulle stralunate melodie di Barrett, sia quando reinterpretano il noise primordiale di “Interstellar Overdrive”, con un atteggiamento sempre piuttosto rispettoso dell'originale.

Il numeroso pubblico è accorso per motivi diversi: alcuni vogliono nostalgicamente immergersi per una sera in quel magico fluido datato 1967, altri stanno seguendo con affetto l'avventura Winstons e non intendono perdersi il nuovo capitolo del loro percorso, altri sono qui per vedere Fasolo e Ferrari svincolati dal materiale delle rispettive band d'origine.
Per tutti le aspettative saranno assolutamente mantenute, fra bordate di synth vintage manovrati ad arte dal Maestro Enrico Gabrielli (di nuovo all’opera sul suolo natio dopo il lungo tour mondiale a fianco di PJ Harvey), il drumming preciso di Lino Gitto, il carisma di Roberto Dell’Era, l’attento apporto dei due ospiti, calati perfettamente nella parte, senza mai pretendere di rubare la scena, neppure quando, dopo aver cantato “Bike”, Alberto a terra immerge la sala in una coltre di rumorismi assortiti mentre il resto della truppa abbandona il palco per qualche minuto.

Per completare la scaletta, nei bis si concede spazio ai due primi singoli dei Pink Floyd, “See Emily Play”, riproposta con una personale lunga coda strumentale, e “Arnold Layne”, il più ovvio – e più desiderato - degli epiloghi, per una performance-omaggio in grado di teletrasportare tutti indietro nel tempo, arricchita dalle immagini ad alto contenuto lisergico proiettate alle spalle del quintetto.
Fa impressione notare – e nella trasposizione live la cosa diviene ancor più evidente - come, a cinquant’anni esatti dalla pubblicazione, le canzoni di “The Piper” conservino ancora un invidiabile smalto: non è un caso se questa manciata di songs continuano a rappresentare le massime fonti di ispirazione per gli attuali protagonisti della scena psych-rock, la quale sta vivendo oggi una nuova primavera grazie a tante formazioni che emulano quei suoni e ai numerosi festival dedicati che si svolgono ogni anno in tutto il mondo.

I Winstons, per spessore tecnico, estetica e attitudine personale, sono perfetti per interpetare la parte e replicare quel sound (premiati una volta tanto da un'acustica accettabile), ma questa sarà soltanto una parentesi, perché il trio Gabrielli-Gitto-Dell’Era non intende certo vivere di ricordi: il loro impegno sarà a breve quello di tornare a travasare quegli umori in materiale nuovo, ben radicato nella contemporaneità.
Quello di questa sera è stato un tributo sentito e dovuto, un esperimento tanto riuscito da farci sperare che altre formazioni si mettano in scia per proporre le proprie versioni dei loro dischi formativi. Essere costantemente in tour provoca il rischio che i fan si stanchino di ascoltare le stesse canzoni: una parentesi dedicata ai grandi lavori del passato diventa un buon diversivo per non perdere pubblico, contribuendo a far (ri)scoprire pietre miliari del passato. Le band più lungimiranti possono essere utili anche per queste finalità "didattiche": è retromania, ma di quella sana.

Setlist

Astronomy Domine

Lucifer Sam

Matilda Mother

Flaming

Pow R. Toc. H

Take Up Ty Stethoscope And Walk

Interstellar Overdrive

The Gnome

Chapter 24

Scarecrow

Bike

…. ….

See Emily Play

Arnold Layne
Winstons su OndaRock
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