10/07/2017

Xx

Postepay Sound Rock In Roma, Roma


di Claudio Lancia
XX

Giochi di specchi, quelli posti sulla copertina del terzo disco degli XX, “I See You”, quelli che riflettono qualsiasi immagine, a volte deformandola, quelli che posizionati stasera sul palco del Postepay Sound Rock In Roma compartecipano alla scenografia, semplice ma di grande effetto, con ricche luci ben calibrate, spesso tese a creare un'atmosfera intima e raccolta, altre volte impostate per cercare l’effetto delle grandi discoteche baleariche.
Eccoli qua gli XX, al perfetto crocevia fra Everything But The Girl, Portishead e i tramonti di Café del Mar, con l’imperiosa presenza di Jamie XX, vero fulcro vitale del trio, uno dei dj/producer più coccolati – e a ragione - del momento, il grande burattinaio di un suono che viene pilotato dall’alto, muovendosi fra console, synth, drum machine e marchingegni elettronici di ultimissima generazione.

Romy Madley Croft ci mette quella voce che l’ha posta all’attenzione mondiale come una novella Tracey Thorn, e ci mette anche quella chitarra, rapidamente diventata un trademark impossibile da non riconoscere; non è bella Romy, a tratti appare persino impacciata nei movimenti, ma quando propone in perfetta solitudine la languida “Performance”, la platea assiste commossa in religioso silenzio, come al cospetto dei più grandi.
L’atletico Oliver Sim è l’altra voce, calda, profonda, ma anche il basso pulsante del gruppo, oggi più presente, meno algido, con tutta probabilità grazie a centinaia di concerti macinati in otto anni di tour in giro per il mondo, non di rado come richiestissimi headliner nei festival più importanti e frequentati: in un mese si son fatti – fra gli altri – Primavera, Bonnaroo e Glastonbury, mica la festa del paese…

I ragazzi sono sinceri, nonostante i complimenti e le copertine raccolte un po’ ovunque, si abbracciano spesso Romy e Oliver, si scambiano affettuosi baci sulla guancia, come a volersi fare reciprocamente coraggio nell’affrontare ogni volta la prova di una platea tanto numerosa, come se vivessero un sogno dal quale non volessero svegliarsi più; del resto il trio ha un rapporto di amicizia radicato sin dai tempi della scuola, e non si scorge alcuna invidia per il successo fin qui riscosso anche dal solo Jamie, che resta lì sopra, sull’altare, una spanna sopra tutti, ma che lavora per loro, e non ci stupiremmo di vedere fra qualche anno i tre impegnati in fortunate carriere soliste.
Per ora godiamoceli qua, tutti e tre assieme, in una partenza affidata alla “Intro” del primo album, tuttora largamente rappresentato live (al contrario del più narcotico “Coexist”), poi i ragazzi decidono di puntare subito su brani molto noti, “Crystalised” e “Say Something Loving”, con l’intento di far riscaldare il pubblico.

L’arena, a differenza del piccolo club, in parte penalizza il sound della formazione inglese, fatto di pieni e vuoti, di pause studiate per conferire maggior dinamica alle ripartenze, quelle pause che a volte tendono però a “spegnere” le canzoni: nella trasposizione live spesso potrebbe essere più efficace sostituire il silenzio con una bella cassa in quattro a spaccare di brutto.
Ma l’obiettivo degli XX non è quello di far ballare e stop, bensì di mantenere sempre alto il carico emozionale, fermo restando che quando - verso il finale del set - Jamie decide di alzare i bpm riprendendo la sua “Loud Place” (che su “In Colour” veniva comunque cantata da Romy) e travasarla ad arte dentro “On Hold”, la serata decolla e l’ippodromo si trasforma per cinque minuti in Ushuaia.

Ma è già il momento dei saluti, che giungono sull’infinita dolcezza di “Angel”, chiusa da un coro unanime, “Love, Love, Love”, e la voce di Romy di nuovo protagonista (ma Oliver aveva fatto altrettanto vibrare i fan in “A Violent Noise”), quella Romy che durante il set si era fermata per spendere due parole e ringraziare il pubblico, confessandosi sinceramente emozionata di essere su quel palco, che la sera prima aveva osservato dal basso per assistere all’esibizione di Lauryn Hill.
Sì, perché a causa dell’annullamento della data prevista a Firenze due giorni prima (senza giustificazione alcuna, i malevoli sostengono a causa dei pochi biglietti venduti) gli XX sono potuti giungere nella Capitale con largo anticipo.

Nota di merito finale per il bell'opening act, affidato a una voce di casa nostra, quella di Giungla, che in perfetta solitudine - voce, chitarra e qualche loop elettronico - ha intrattenuto la platea con un set denso di alt-rock anni 90 ed elettro-rock iper-contemporaneo, che nella conclusiva “Give Up” è arrivato persino a saturare l’atmosfera con vaghi sentori Nine Inch Nails. Dopo l’intro strumentale eseguito completamente sdraiata, ha tenuto in pugno la platea proponendo sei tracce impregnate di suoni nemmeno troppo distanti da quelli degli XX. Ma con un intento diverso. Brava, poliedrica e coraggiosa, Giungla, ne risentirete parlare presto.
E poi la selezione scelta per fungere da ponte fra i due set, con tanto r&b, con la Solange di “Cranes In The Sky” e i Massive Attack dell’evergreen “Unfinished Sympathy”, a dimostrare quanto le barriere fra generi musicali stiano cadendo giù, una dopo l'altra. E un concerto degli XX conferma tale tendenza, aggiungendo a ricette già consolidate la propria personalissima dose di intimismo e sensualità.

Setlist

Setlist XX

Intro

Crystalised

Say Something Loving

Islands

Lips

Chained

Dangerous

I Dare You

Performance

Infinity

A Violent Noise

Brave For You

VCR

Fiction

Shelter

Loud Places

On Hold

Angel

 

Setlist Giungla


Intro

Cold

Forest

Sand

Slow

Wrong

Give Up

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